Spagna, inizia un nuovo Maggio di proteste

In oltre 60 città spagnole il primo maggio è stato un giorno di lotta e di protesta.

Contro la riforma del lavoro, che ha eliminato in un solo colpo diritti sindacali conquistati in decenni, contro il taglio alla spesa nei servizi pubblici, che sta lasciando senza tutela migliaia di persone, contro l’aumento del ticket farmaceutico, delle tasse universitarie, dei trasporti (proprio ieri a Madrid sono nuovamente cresciuti i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti), contro i licenciamenti nel settore pubblico, i tagli all’educazione pubblica, la chiusura di ospedali nelle Baleari. Per tutte queste ragioni, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato sotto lo slogan “lavoro, dignità, diritti” in tutto il paese, in quella che era la quinta mobilitazione sindacale (sciopero generale incluso) da due mesi a questa parte.

In piazza sono scesi i sindacati principali (UGT e CCOO), che hanno annunciato di voler seguire con le mobilitazioni finché il governo Rajoy non farà marcia indietro, ma anche sindacati minori e movimenti politici extra parlamentari. Fra questi il sindacato anarchico CNT, particolarmente seguito e presente in Spagna, gruppi legati al movimento degli indignados e innumerevoli collettivi. Questi hanno organizzato a Madrid una manifestazione separata da quella dei sindacati generali.

Anche i principali dirigenti del PSOE (Partido Socialista Obrero Español) e di IU (Izquierda Unida) hanno partecipato alle mobilitazioni. Quelli del PSOE cercando disperatamente di riconquistare i voti di un elettorato delusissimo e arrabbiato per gli ultimi anni di governo Zapatero, quelli di IU cercando di allargare un consenso che nelle ultime elezioni è cresciuto.

In questo primo maggio 2012 è scaduto “l’ultimatum”dei sindacati al governo, nel quale affermavano che se Rajoy e i suoi ministri non avessero fatto marcia indietro sulle misure prese, avrebbero alzato il livello della protesta. L’ultimatum è scaduto però senza che il governo mostrasse segni di ripensamento.

Tuttavia nessun leader sindacale si è spinto a minacciare un nuovo  sciopero generale.

Il governo mostra intanto la volontà di seguire sulla strada dei tagli  al pubblico e delle privatizzazioni, oltre a minacciare di indurire le leggi che regolamentano l’ordine pubblico e quindi anche le manifestazioni, ma il mese di maggio è appena cominciato. A solo un anno dall’esplosione della protesta degli indignados del 15M e con una situazione economica e sociale gravissima, il mese che si apre si annuncia molto caldo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *