Incendi, estate drammatica per Italia e Spagna

incendi SpagnaL’estate 2012 è stata drammatica per l’Italia e la Spagna sul fronte degli incendi. Difficile tenere il conto della enorme quantità di roghi che in entrambi i paesi hanno divorato migliaia e migliaia di ettari di bosco, oltre a causare la morte di decine di persone, sopratutto uomini del soccorso e addetti allo spegnimento.

Quello degli incendi è un dramma che si ripete ogni anno, ma in questa drammatica estate 2012 è più che raddoppiato. A facilitare i roghi, frutto quasi sempre della mano dell’uomo, è stato l’intenso calore e la forte siccità che hanno colpito entrambi i paesi fin dall’inverno.

La Spagna, pur abituata a un clima molto secco, veniva già da un inverno e da una primavera con una siccità record. Anche in Italia, dove in media piove più che in Spagna, la siccità ha avuto un impatto drammatico. Da giugno ad agosto si sono susseguite poi numerose ondate di calore, con temperature molte alte e prolungata assenza di pioggia, che hanno favorito il propagarsi delle fiamme.

A differenziare gli incendi che si sono sviluppati nei due paesi sono state le dimensioni. In Italia, dove il territorio è densamente abitato, si è verificata una quantità enorme di piccoli, medi e grandi roghi, che se sommati arrivano a cifre di migliaia e migliaia di ettari. In Spagna invece, dove esistono vastissime superficie disabitate coperte da boschi (spesso pini) e zone incolte, oltre ai roghi di piccole e medie dimensioni si sono verificati incendi di dimensioni colossali. Cinquantamila ettari bruciati a Valencia, decine di migliaia vicino Madrid, vicino Leon, alle Canarie e in Andalusia.incendio2

Oltre all’enorme danno ambientale, con la distruzione di un patrimonio che tarderà anni a tornare com’era, all’aumento del rischio idrogeologico per il fatto che le pendici dei monti sono ora sguarnite, c’è stato anche il dramma umano. Numerosi addetti allo spegnimento degli incendi sono morti infatti durante il loro lavoro di spegnimento, sia in Spagna che Italia.

Tanti poi i casi in cui il fuoco ha invaso centri abitati, creando situazioni drammatiche, intossicamenti, la perdita di beni, la distruzione dei raccolti agricoli, degli oliveti, oltre all’uccisione di moltissimi animali da allevamento.

Ma vediamo le cifre. In Italia, dall’inizio dell’anno, secondo il Corpo Forestale dello Stato ci sono stati quasi 7 mila incendi, con circa 35 mila ettari di territorio bruciato. Nella stragrande maggioranza dei casi dietro questi incendi c’è la mano dell’uomo. Piromani in molti casi, in altri casi invece il lancio di sigarette dal finestrino, nonostante i numerosi avvisi che ogni anno vengono fatti sulla pericolosità di questo gesto.

In Italia però, una mano significativa dietro molti incendi, specialmente al centro-sud, in regioni come Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Lazio, è quella della criminalità organizzata.
Gli incendi colpiscono i campi confiscati alla mafia dallo Stato e coltivati da cooperative come Libera, vengono appiccati per creare nuove aree libere da boschi che qualche amministrazione compiacente renderà poi edificabili, in alcuni casi, come avvenuto in Sicilia negli anni scorsi, vengono appiccati da operai precari forestali addetti all’antincendio, che lavorando a cottimo ricevono più soldi da un maggior numero di ore di lavoro nello spegnimento. In Calabria un altro fenomeno è quello della mafia dei boschi, che punta a ottenere permessi più facili per il taglio della legna.

Il risultato è che una delle ferite più profonde viene inferta ai parchi nazionali. Veri e propri attentati a riserve e parchi naturali che finiscono con l’incenerimento di migliaia di ettari. E’ il caso del Parco del Pollino, che ogni anno viene bersagliato da attacchi incendiari, della Riserva naturale dello Zingaro in Sicilia, che quest’anno è stata quasi interamente incendiata, del Parco della Sila in Calabria, e di tante altre zone protette o di grande interesse paesaggistico.

Anche in Spagna c’è la mano dell’uomo dietro moltissimi incendi. A volte la disattenzione di chi bruciava sterpaglie, il lancio di una sigaretta accesa, a volte l’atto premeditato di singoli, il vandalismo. Molte volte, come in Italia, l’interesse per la modifica dell’uso del suolo, per ampliare zone coltivate a discapito dei boschi, per interessi criminali.

Mentre però i due paesi bruciano, drammatica si fa sentire anche in questo campo la crisi economica. Il costo di questa enorme macchina di soccorso anti incendi, costa infatti moltissimo alle casse dello Stato e delle Regioni. E la lotta contro le fiamme diventa sempre più difficile anche sul piano economico. La protezione civile italiana ha lanciato l’allarme: con i tagli attuali non ci sono più soldi per far alzare in volo i canadair, gli aerei antincendio che peraltro sono gestiti da una ditta italo-spagnola, nell’estate 2013.

Sempre rimanendo in tema di aerei antincendio ci sono state proteste e malumori in Spagna per il fatto che la Galizia ha speso 233 mila euro per acquistare 123 mila litri di ritardante anti incendio, un fluido che è stato usato nei lanci d’acqua aerei in diverse occasioni, nonostante le evidenze scientifiche che dimostrano la nocività di questa sostanza per l’ambiente.

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