15 maggio, tre anni fa nasceva il movimento degli indignados in Spagna

spagna_indignadosSono passati tre anni dal 15M, la fatidica data in cui nacque il movimento degli indignados in Spagna, il primo movimento di protesta di massa della storia recente spagnola. Il primo a nascere spontaneamente, con l’aiuto delle reti sociali su internet, senza l’apparato organizzativo di partiti o sindacati.

Il 15 maggio 2011 manifestazioni organizzate dalla piattaforma “Democracia Real Ya!” (democrazia reale adesso!) interamente attraverso i social network (soprattutto Twitter e Facebook) sfilarono per le vie di molte città spagnole. La parola d’ordine era chiara: siamo stufi di politici che non ci ascoltano e che una volta al potere fanno tutt’altro da ciò che avevano promesso. Stufi di un potere  corrotto e monocolore. Negli striscioni di apertura dei cortei si leggeva: “non siamo merce nelle mani di politici e banchieri”.

Bisogna ricordare che nel 2011 la Spagna era già da anni sprofondata nel buco nero della crisi, con disoccupazione dilagante e politiche di tagli allo stato sociale che eliminavano rapidamente le conquiste raggiunte in lunghi anni. E il governo Zapatero, rieletto nel 2008, stava deludendo i suoi elettori in maniera fortissima. In più, si moltiplicavano gli scandali giudiziari di corruzione, che come in Italia mettevano in luce un potere profondamente corrotto.movimiento-15-m

A Madrid la manifestazione, con decine di migliaia di persone, si concluse in Puerta del Sol, la storica e centrale piazza madrilena. Quella notte alcuni manifestanti restarono in piazza accampandosi, fino allo sgombero avvenuto il giorno dopo da parte delle forze dell’ordine, che arrestarono diversi manifestanti.

Da lì nacque la scintilla di un vasto movimento attivo in ogni città spagnola, che attraverso l’occupazione a oltranza delle piazze principali mostrò tutta la rabbia verso un potere sordo alle necessità dei cittadini.

La cosa che sorprese tutti, compresi gli organizzatori, fu l’enorme partecipazione ad una mobilitazione che non aveva ricevuto la minima pubblicità da parte dei mass media. A fare da cassa di risonanza era stato solo il passaparola sul web.

La mobilitazione andò avanti fino a giugno: per molte settimane le piazze continuarono a riempirsi notte e giorno. Si formarono acampadas nello stile di quelle che si erano formate in Egitto, in piazza Tahrir. In particolar modo il fulcro della protesta fu Puerta del Sol, centrica piazza di Madrid, che per circa un mese fu riempita ad oltranza da migliaia di persone, anche di notte. Ci furono anche violenti tentativi di repressione da parte delle forze dell’ordine, che ebbero però l’effetto contrario di aumentare la partecipazione e la rabbia della gente. La protesta ebbe eco mondiale, rimanendo per molti giorni sulle prime pagine dei notiziari, e gli “indignados” divennero la bandiera di movimenti di protesta anche in altri paesi (ad esempio Occupy Wall Street negli USA), oltre che in Italia (dove però il tentativo di esportare la formula degli idignati non ebbe successo, con un accampamento in piazza san Giovanni a Roma che raccolse poche centinaia di persone).

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Puerta del Sol, a Madrid, piena di manifestanti e con la “acampada”

A soli 5 mesi dal 15M ci fu una giornata mondiale di mobilitazione, il 15 ottobre 2011. In quel giorno scesero in piazza milioni di persone in tutto il mondo per protestare contro le crescenti disuguaglianze economiche e per una democrazia reale, di fronte all’evidente impotenza della cittadinanza nel condizionamento delle scelte dei governi. Un movimento mondiale che non sarebbe nato senza il 15M spagnolo.

In Spagna la protesta del 15 ottobre vide la partecipazione straordinaria di milioni di persone, soprattutto a Madrid e Barcellona. Anche a Roma la protesta fu massiccia: alcune stime parlano di più di 200mila persone. La giornata del 15 ottobre nella capitale italiana fu però segnata da gravissimi disordini, dopo che una parte dei manifestanti, organizzata, effettuò azioni mirate incendiando automobili, un edificio abbandonato, e scatenando la repressione della polizia che intervenne con gli idranti e con uso intensivo di gas lacrimogeno su tutto il corteo, che nella gran parte era rimasto pacifico.

Il 15M non ha avuto una connotazione politica ben definita, perché oltre ai movimenti di sinistra (il mondo dell’associazionismo, dei diritti umani, la galassia extraparlamentare movimentista) al suo interno parteciparono moltissime persone che non avevano mai preso parte a impegni politici. Il collante fu la rabbia verso una classe politica sorda e percepita come enormemente distante dalle richieste della popolazione, e la stanchezza per una situazione di crisi dilagante. Fu anche un enorme grido di rabbia delle generazioni più giovani, per una situazione che vedeva i ventenni senza un futuro davanti, per l’enorme disoccupazione e per l’estrema precarizzazione del lavoro.

Proprio nei giorni in cui le piazze spagnole erano piene di indignados, il Partito Socialista di Zapatero prese una fortissima batosta alle elezioni amministrative. Molti partecipanti al movimento 15M dichiararono la loro astensione dal voto, per la rabbia verso le politiche adottate dal PSOE e per la mancanza di un’alternativa.Pochi mesi dopo Zapatero si dimise anticipando di diversi mesi la fine del suo mandato.2012_9_26_e7mlj3ou0jes8q93zjvbx1

A tre anni di distanza cos’è rimasto del 15M? Da quei mesi “di fuoco” sono nati numerosi collettivi e movimenti politici ancora oggi attivi, e in molti quartieri e città di piccole e grandi dimensioni sono nati luoghi di aggregazione a seguito del 15M. Una rete di sedi, comitati, associazioni di quartiere che in Italia già esisteva da anni (anche sull’onda dei movimenti del ’68, e tutti quelli posteriori) e che invece in Spagna non c’era, a causa della dittatura franchista rimasta fino al 1975 che impediva ogni forma di espressione del dissenso.

Dal 15M sono nati collettivi attivissimi nel settore del diritto all’abitare, come “stop desahucios”, (stop sfratti) che dà aiuto e assistenza alle famiglie sfrattate e ha portato avanti numerose occupazioni (un po’ come il movimento italiano per la casa). Sono nati anche gruppi politici (anche se su questo tema si sono consumate scissioni e litigi), come il Partido X, che si presenterà alle elezioni europee 2014 per la prima volta.

Inoltre la manifestazione storica del 22 marzo scorso (il 22M), con oltre 1 milione di persone in piazza, non sarebbe potuta avvenire senza il movimento del 15 M.

Oltre a questi frutti bisogna poi vedere i risvolti di una simile enorme mobilitazione sul presente (ed il presente poi, come si sa, ha risvolti sul futuro). Quella stagione di manifestazioni, spesso anche dichiarate illegali dalla polizia, l’attivismo, il formare rete per raggiungere un obiettivo, ha svegliato molti che non si erano mai avvicinati ai temi della politica, rendendoli consapevoli della loro forza. Sono nate certamente reti, amicizie, per non parlare dell’enorme potere che il movimento ha avuto nel diffondere documenti di critica al sistema economico attuale, dando così la possibilità a molti di formarsi un’idea critica, lontana da quella preconfezionata dei mass media.

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