Disoccupazione: in Italia cresce e in Spagna scende, ma nel paese iberico resta più alta

disoccupazione spagnaCome ogni inizio mese sono stati resi noti i dati sulla disoccupazione, sia in Italia che in Spagna. Il dato continua a riflettere una situazione molto pesante.
In Italia la disoccupazione è al 13,6%, secondo quanto riporta l’ISTAT, in crescita di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta del valore più alto dall’inizio delle serie trimestrali, partite nel 1977. In assoluto, i disoccupati sfiorano i 3,5 milioni, in aumento di oltre 200mila unità rispetto allo stesso periodo del 2013.

La situazione è ben peggiore per i giovani: i senza lavoro tra i 15 e i 24 anni sono infatti il 46%. Il dato diventa ancora più pesante se si considera solo il Sud Italia: qui infatti la disoccupazione giovanile è al 61%. Pesante anche il calo del tasso di occupazione, che è sceso di 0,2 punti percentuali ad aprile al 55,4% (-0,3 punti su anno).

In Spagna la disoccupazione resta altissima

disoccupazioneIn Spagna la situazione della disoccupazione resta gravissima, con un dato percentuale ben peggiore di quello italiano (ad aprile era del 25%). Tuttavia, i media spagnoli che oggi riportano i dati sulla disoccupazione lanciano note di ottimismo: maggio ha fatto registrare infatti una forte diminuzione del numero di parados (disoccupati), pari al 2,3% rispetto ad aprile. Ciononostante ci sono ancora 4.572.385 disoccupati iscritti nelle liste dei centri di impiego. Inoltre non è tutto oro quel che luccica: come sottolineano giornali più critici verso le politiche economiche liberiste come Publico o El Diario, molti dei nuovi posti di lavoro creati sono precari e temporanei (stesso problema per l’Italia).

Molti di questi posti potrebbero essere inoltre il riflesso dei primi ponti primaverili che ci sono stati, durante i quali si ha sempre un aumento delle visite turistiche e un aumento quindi di lavoro nel settore alberghiero e della ristorazione.

I dati comunque parlano di una riduzione della disoccupazione sia nel settore dei servizi che della costruzione e dell’agricoltura. Difficile però festeggiare di fronte un simile dato, che resta altissimo. Non dimentichiamoci poi dell’esercito di inattivi, (coloro che non cercano neanche lavoro), i quali non risultano conteggiati nelle statistiche sulla disoccupazione.

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