Dalla “ley mordaza” in Spagna allo stato di emergenza in Francia

Una scritta contro la Ley Mordaza nelle strade di Madrid (foto L.Pasqualini)
Una scritta contro la Ley Mordaza nelle strade di Madrid (foto L.Pasqualini)

È un 2015 davvero difficile per la libertà di espressione in Europa. Il primo luglio di quest’anno, in Spagna, il governo di Mariano Rajoy ha varato una legge che è stata condannata dall’ONU, da associazioni come Amnesty International e definita abominevole dal New York Times: la “ley de Seguridad Ciudadana”, ribattezzata “ley mordaza” (legge bavaglio) dal vasto movimento che vi si è opposto. La legge, di cui parlammo 6 mesi fa, inserisce pesanti sanzioni per ben 44 tipi di infrazioni fra cui manifestazioni non autorizzate ma anche semplicemente messaggi o post inviati su Internet.

Diventa sanzionabile twittare l’annuncio di una manifestazione non autorizzata (o ritwittarlo: la condivisione su Internet di una notizia viene equiparata all’atto di pubblicazione), fotografare un poliziotto, compiere azioni di disobbedienza, manifestare davanti a edifici o infrastrutture considerate sensibili, offendere le autorità, fumare uno spinello. Le multe arrivano a 600.000 euro, e sono eseguibili sul posto dal poliziotto. In pochi minuti si può cadere in sanzioni che per una grossa parte della popolazione sono impossibili da coprire.

In questo articolo, pubblicato a luglio da Internazionale e che raccomandiamo di leggere, vengono elencate alcune delle norme che questa legge, in vigore da 5 mesi ormai, ha inserito. Un passo indietro molto importante della Spagna che riporta ai tempi bui della dittatura. Quando ogni azione andava pensata più di una volta ed ogni parola poteva portare ad un arresto. A questo link si trova invece una mappa con alcune delle sanzioni inflitte nei primi mesi di ley mordaza in Spagna. A pubblicarlo, il giornale online Contexto y Acciòn.

Così definisce il giornalista Miguel Mora (ex corrispondente in Italia per El Pais) l’entrata in vigore della ley mordaza in un articolo del luglio 2015:

La legge bavaglio è anche peggiore delle norme in vigore in quegli anni atroci. All’epoca, quando la polizia arrestava un manifestante e il giudice lo rimetteva in libertà, la polizia aspettava sulla porta la persona fermata e le imponeva una multa amministrativa. Adesso le forze di sicurezza potranno imporre le multe direttamente, senza la mediazione di un tribunale. Secondo la nuova legge, gli atti di disubbedienza o di resistenza all’autorità non saranno più considerati un’infrazione lieve (come prevedeva la legge 1 del 1992) ma grave, punita con una multa da 601 a 30mila euro.

e ancora, sempre nello stesso articolo:

…è il desiderio di trasformare la strada in un commissariato. Sono previste multe fino a 30mila euro per chi manifesterà davanti a istituzioni pubbliche, per chi fumerà una canna in pubblico, per chi chiederà prestazioni sessuali vicino a scuole o asili, per chi interromperà un evento pubblico (una partita di calcio, una conferenza o una messa), per chi sposterà una transenna della polizia o un cassonetto, per chi si opporrà a uno sfratto (ce ne sono stati 600mila in sette anni), per chi non avrà con sé la carta di identità, per chi esibirà un’arma, per chi si travestirà da poliziotto, per chi manderà qualcun altro a comprare droga al posto suo o per chi pianterà marijuana in giardino.

Dopo il 13 novembre 2015 anche la Francia riduce le libertà e va in guerra

Dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, anche la Francia si è avviata su un pericoloso percorso di restrizione delle libertà (qui le misure) e ha intensificato i bombardamenti in Siria. Di fronte alla minaccia terroristica, vengono ridotte libertà e viene scelta la strada della guerra, come fecero gli USA dopo l’11 settembre. Hollande ha assicurato che si tratta di una sospensione temporanea e in molti ritengono che bombardare le roccaforti dell’Isis in Siria sia un modo di combattere i terroristi. In molti però stanno esprimendo critiche all’approvazione della modifica della Costituzione francese e all’uso dei bombardamenti come soluzione. Dopo lo shock delle prime ore affiora lo spirito critico: ridurre le libertà individuali è davvero la soluzione per combattere il terrorismo? E l’uso della guerra è davvero la soluzione visto che le guerre in Iraq, Afghanistan e Libia così come quelle della Francia in Mali, o in Siria, hanno soltanto aumentato il caos nella regione e dato ulteriore linfa al terrorismo?

In Spagna è ancora viva la memoria degli attentati dell’11 marzo 2004, così come le bugie del PP che a quel tempo governava con Aznar. Il governo del PP, pur di non ammettere che la partecipazione alla guerra in Iraq aveva scatenato quella reazione terroristica, accusò l’ETA di essere autrice dell’attentato. La menzogna venne svelata il giorno stesso delle elezioni, il 14 marzo 2004, aprendo le porte alla vittoria del socialista Zapatero.

Oggi Mariano Rajoy ha annunciato che in caso di vittoria alle elezioni del 20 dicembre, inasprirà la “ley de seguridad ciudana” con norme più severe, in linea con il clima cupo di limitazioni delle libertà che si sta espandendo in Europa.

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