20 dicembre 2015, Spagna al voto: sono le elezioni più incerte

spagna_partitiOggi è giornata di riflessione in Spagna: domani è il 20 dicembre e si vota per le elezioni generali, quelle con gli esiti più incerti nella storia democratica del paese.

Se negli anni passati erano solo due partiti ad alternarsi alla guida del paese (il conservatore Partido Popular ed i socialisti del PSOE), anche se con l’aiuto di altri partiti (come quelli nazionalisti regionali), stavolta ci sono ben quattro formazioni politiche in lotta per il primo posto.

Al quinto posto si piazza Izquierda Unida-Unidad Popular, che nei sondaggi è rimasta più indietro. Izquierda Unida (che include al suo interno il PCE, Partito Comunista di Spagna) era invece, negli anni passati, la terza grande forza politica, anche se restava sempre molto indietro rispetto ai due grandi (PP e PSOE).

Ci sono quindi quattro forze nazionali che si disputano virtualmente il primo posto, oscillando fra il 15 ed il 25% dei voti. Non era mai successo dalla fine della dittatura, nel 1975.

Le “new entry”: Podemos e Ciudadanos

Oltre al PP e al PSOE le altre due forze emerse negli ultimi anni con forza dirompente sono Podemos e Ciudadanos.

Il primo, nato sull’onda del grande movimento di protesta del 2011 conosciuto come movimento 15M o degli indignados, un partito anti-casta, che ha come principale obiettivo “buttar fuori” dal Congreso i deputati delle vecchie formazioni, scosse dagli scandali di corruzione e accusate di aver portato la Spagna al disastro economico.

Stesso obiettivo di Ciudadanos, ma con tutt’altri modi. Podemos nasce infatti dalla sinistra movimentista, e anche se ha “moderato” certe posizioni con l’intenzione di convincere più elettori possibile, rimane una forza di sinistra.

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Ciudadanos è invece un partito inquadrabile nello spettro del centro-destra. Progressista sui temi dei diritti (con ambiguità e oscillazioni abbastanza grandi a seconda dei candidati) ma allo stesso tempo liberale in campo economico, addirittura alla destra del PP su temi specifici come l’interventismo militare (unico partito a favore della guerra in Siria), la violenza contro le donne (qui l’articolo in cui parlammo della proposta di Ciudadanos di togliere l’aggravante di aggressione contro le donne), partito ben visto dalle grandi imprese private e della banche tanto da essersi meritato l’etichetta di “partito dell’Ibex 35” (l’Ibex 35 è l’indice della Borsa di Madrid come in Italia lo è FTSE-MIB) da parte della sinistra radicale.

Per gli elettori di sinistra, Ciudadanos è un Podemos di destra, per molti elettori moderati ex votanti del PP o del PSOE, una alternativa tranquillizzante al bipartitismo.

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Il dato certo è che vada come vada domani alle elezioni, per formare un nuovo governo i partiti dovranno formare coalizioni. Una cosa che in Spagna non succedeva in passato (si formavano coalizioni temporanee per l’approvazione delle leggi, grazie alla presenza nel Congreso dei partiti nazionalisti regionali, specialmente quello catalano e quello basco). Non erano però coalizioni solide e permanenti: il PSOE ed il PP avevano la forza necessaria per andare avanti in solitudine con le proprie proposte politiche.

@lorepas85

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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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