Spagna, 24 giugno 2016: reportage da Madrid nell’ultimo giorno di campagna elettorale [FOTO]

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Giornali spagnoli in una edicola di Madrid la mattina del 24 giugno 2016 – foto L.Pasqualini

MADRID. Mattina. Già alle 9 i turisti affollano le strade di una Madrid ormai in veste estiva. Le temperature in questi giorni sfondano i 32°C nelle ore di punta, fa caldo. Il traffico è intenso nelle grandi arterie cittadine del centro, gli autobus di colore blu fanno la spola fra le fermate, la gente cammina a passo rapido sui marciapiedi verso il lavoro, esce ed entra a sciami dalle bocche delle stazioni della metro.

A vederla così sembrerebbe una giornata normale, ma non lo è. È il 24 giugno 2016 e l’Europa si è svegliata con una notizia “bomba”. Il Brexit, quell’uscita del Regno Unito dalla UE che sembrava “impossibile” fino a ieri, è diventato realtà. La maggioranza dei britannici ha votato per andar via dall’Unione. Giornali radio e telegiornali per un giorno tolgono spazio alla campagna elettorale e danno grande peso alla notizia: fin dalle prime ore della mattina si profila un tracollo delle borse, ed il peso della notizia è così grande che ancora non si capisce bene quale sia la sua portata. I giornali cartacei, allineati nelle edicole, sembrano ormai vecchi di un secolo.

brexit spagnaUsciti nella notte, quando ancora non era profilato il risultato, titolano sui possibili scenari, ma ormai sono stati scavalcati dall’enormità della notizia. La gente però legge sugli smartphone le ultime notizie, drammatiche: la borsa di Madrid crolla del 12%, mai successo. Il Primo Ministro britannico, David Cameron, si dimette. Vertice straordinario dell’UE.

In Spagna questo 24 giugno è un giorno speciale anche per un altro motivo. Fra soli due giorni, il 26, si vota per le elezioni generali anticipate. Si erano già tenute il 20 dicembre scorso, ed avevano sancito una storica frammentazione del panorama politico spagnolo: di colpo il sistema non era più “bi-partitista”, cioè con alternanza al potere dei due grandi partiti PP e PSOE, ma quadri-partito. I quattro partiti, tutti forti ma nessuno vincitore, non sono riusciti ad accordarsi per formare governo, ed eccoci qua, sei mesi dopo, con nuove elezioni.

L’unica novità – e non banale – è l’unione delle sinistre. Podemos e Izquierda Unida, che a dicembre correvano divise, si sono coalizzate a formare il polo “Unidos Podemos”. Per il resto tutto resta uguale, con il PP, il PSOE e Ciudadanos a sgomitare fra loro per prendere più voti, e con l’incognita del dopo: i veti incrociati continuano, e c’è chi non si stupirebbe se dovessero svolgersi delle terze elezioni in autunno o inverno.

Le forze politiche che si presentano al voto il 26 giugno 2016 in Spagna >>> QUI

Girando per le strade di Madrid in realtà, non sembra di essere in campagna elettorale. I cartelloni, che erano già pochi a dicembre, stavolta sono ancora meno. Pochi i manifesti, pochissimi i cartelli sui lampioni. A Madrid la campagna elettorale non è come a Roma, dove i muri vengono coperti da “cuscini” di manifesti e dove ogni angolo è tappezzato da manifesti elettorali. Però in questa campagna per le elezioni del 26J (così lo chiamano qui, da “26 de Junio”) i partiti hanno scelto il profilo basso, temendo la furia dei votanti per non esser stati capaci di formare governo e soprattutto per la spesa che comporta una nuova tornata elettorale. Profilo basso per strada, sì, ma non nelle TV e sulle radio.

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Davanti al Congreso de los Diputados di Madrid, telecamere già pronte per la notte elettorale (24 giugno 2016 – foto Lorenzo Pasqualini)

Gli unici manifesti che si vedono, incollati agli angoli dei quartieri centrali di Lavapiés e Malasaña, sulle buche delle lettere o sul dietro dei cartelli stradali, sono quelli viola di Unidos Podemos, con il cuore multicolore scelto come simbolo della coalizione. Tante anche le facce del leader di Izquierda Unida, il trentenne Alberto Garzòn che è riuscito ad unire la sinistra storica (IU è una federazione che comprende anche il PCE – Partito Comunista di Spagna) con la formazione viola di Pablo Iglesias. Un evento storico, se si pensa alla storica divisione della sinistra. Tutti gli altri partiti appaiono ben poco nelle vie di Madrid, ed i turisti che si ammassano sui bus turistici a due piani o in grupponi foto-ansiosi, neanche se ne accorgono.

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Manifesti elettorali di Unidos Podemos in una strada di Malasaña, quartiere centrale di Madrid (23 giugno 2016 – foto Lorenzo Pasqualini)

Il risultato delle elezioni sarà importante, certo, ma ancora di più lo saranno le future alleanze. Come successo il 20 dicembre, nessuna forza politica – salvo colpi di scena improbabili – avrà la maggioranza assoluta, e dovrà cercare accordi con altri partiti per formare governo.

Il dato più interessante di queste elezioni è l’unione della sinistra, storicamente soggetta a divisioni, con il polo Unidos Podemos. Ieri sera ha organizzato una manifestazione a suon di banda musicale – qui la chiamano batucada – per le vie del centro di Madrid, una manifestazione allegra e colorata che ha toccato anche Puerta del Sol, la piazza del movimento 15M da cui è nato il germe di Podemos. Oggi invece, in serata, il comizio finale nei pressi del Matadero, a due passi dal fiume Manzanarre, a Madrid Rio.

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Il cantautore spagnolo Nacho Vegas sul palco del comizio di chiusura della campagna elettorale di Unidos Podemos (Madrid, 24 giugno 2016 – foto L.Pasqualini)

Il comizio ha preso il via alle 21.30, quando il Sole ancora non era tramontato (il solstizio c’è stato 3 giorni fa, e sono queste le giornate più lunghe dell’anno). Prima di dare la parola ai politici, il palco è stato movimentato da artisti come Nacho Vegas, Chikos del Maíz e Amparo Sánchez. Ma quando i leader Pablo Iglesias, Alberto Garzòn, accompagnati da Errejon ed altri importanti candidati di Unidos Podemos, sono saliti sul palco, l’ovazione ed il calore sono stati enormi.

E lo sono rimasti fino alla fine, quando intorno alle 23.50 Pablo Iglesias ha concluso il comizio, a pochi minuti dalla fine della campagna elettorale, dopo che anche il leader di IU Garzòn ed il numero 2 di Podemos, Errejon, avevano scaldato le oltre diecimila persone presenti in piazza.

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Il comizio finale della campagna elettorale di Unidos Podemos a Madrid (24 giugno 2016, foto Lorenzo Pasqualini)

Cori di “si se puede” e “que viva la lucha de la clase obrera”, applausi ed entusiasmo, in mezzo a un tripudio di bandiere repubblicane, bandiere rosse di Izquierda Unida, bandiere viola di Podemos, tante dell’Unione Europea, ed anche una italiana di L’altra Europa con Tsipras, hanno segnato la fine di questa campagna.  Vada come vada, resterà storico il consenso che questa nuova sinistra spagnola, giovane e combattiera, capace come non mai di trascinare le masse, è riuscita a ottenere.

È ormai notte quando il fiume di gente che ha seguito il comizio si riversa nella vicina stazione metro di Legazpi, una notte calda di fine giugno a Madrid. Dai tavolini dei bar la gente chiacchiera e tapea. Domani sarà giornata di riflessione, poi domenica, il voto. Si vedrà allora qual è il futuro della Spagna. Ma il tonfo delle borse mondiali di oggi, e le parole dei leader delle altre forze politiche che oggi hanno bersagliato Unidos Podemos cercando di affibbiargli l’etichetta di “populista anti-Europa”, lasciano presagire cosa accadrebbe anche in caso di vittoria storica delle sinistre.

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