Spagna, il Partito Socialista decide di facilitare un governo Rajoy: si sblocca l’impasse dopo quasi un anno

Il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy (Partido Popular) - fonte: Wikimedia Commons

Il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy (Partido Popular) – fonte: Wikimedia Commons

Dopo quasi un anno dalle elezioni del 20 dicembre 2015, che hanno aperto una delle stagioni di maggiore incertezza politica nella Spagna del dopo-franchismo, è arrivata oggi la notizia che di fatto sblocca l’impasse e spiana la strada a un nuovo governo.

Il PSOE, il partito socialista spagnolo, ha deciso infatti a maggioranza di facilitare l’insediamento di un nuovo governo guidato da Mariano Rajoy. Lo farà astenendosi nel giorno della sessione parlamentare di investitura.

Il PSOE si asterrà in Parlamento permettendo ai conservatori di formare governo

La decisione è arrivata oggi, domenica 23 ottobre 2016, in seguito ad una tesissima votazione avvenuta nella sede madrilena del Partito Socialista, in calle Ferraz. Con 139 voti a favore e 96 contrari, il comitato federale del PSOE ha deciso che si asterrà durante la sessione di investitura, permettendo così la formazione di un nuovo governo conservatore guidato da Rajoy.

Mariano Rajoy (PP) governerà in minoranza insieme a Ciudadanos. Fino ad ora non era riuscito a formare governo per via del numero insufficiente di deputati. L’astensione del PSOE alla seconda votazione (quando è necessaria la maggioranza semplice per ottenere la fiducia) spianerà però la strada a un governo di minoranza.

La rivolta del Partito Socialista Catalano: “voteremo no”

Il PSC, Partito Socialista Catalano (si presenta soltanto alle elezioni regionali in Catalogna), si sta dimostrando profondamente contrario alla decisione del partito centrale, ed ha annunciato che disobbedirà alla linea del partito votando “no” nel giorno in cui Rajoy si presenterà al Parlamento per formare governo. La spaccatura aggiunge un’ulteriore elemento di crisi nel partito, già dilaniato dalla guerra intestina che ha portato alla forzatura delle dimissioni di Pedro Sanchez.

Chiavi di lettura diverse: “un male minore” o “un suicidio politico”?

el pais psoeLa decisione del PSOE è una notizia bomba che cade in un questo storico periodo di continui cambiamenti politici in Spagna. La si può leggere in vari modi. 

Il punto di vista di chi nel PSOE ha votato per l’astensione, è che in questo modo si salva il paese da terze elezioni in pochi mesi. Se l’impasse fosse durata ancora, infatti, le elezioni anticipate sarebbero state inevitabili. [Riassume bene questo modo di vedere le cose la prima pagina del quotidiano El Pais del 24 ottobre 2016: “Il PSOE riesce a tirar fuori la Spagna dal blocco politico ed evita nuove elezioni”. El Paìs ha dimostrato di appoggiare la corrente del PSOE che cercava questa soluzione, e che è stata responsabile delle dimissioni forzate di Pedro Sanchez.]

Il PSOE avrebbe, secondo chi la pensa in questo modo, anche da guadagnare da questa situazione. Secondo i sondaggi infatti, se si fosse tornati a votare il Partido Popular avrebbe ottenuto un ulteriore consolidamento, con un aumento dei voti e quindi anche un aumento dei deputati. In sostanza, impedendo terze elezioni, si sarebbe impedito un ulteriore consolidamento delle destre in Parlamento. Un male minore quindi.

La sinistra del PSOE però non la pensa così, e parla apertamente di “suicidio” ed ulteriore virata dei socialisti verso destra. Fra le personalità socialiste apertamente contrarie all’astensione ci sono anche l’ex presidente del Congreso Patxi Lopez, e la presidente della Comunità Autonoma delle Baleari.

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