Spagna, il socialista Pedro Sanchez vince le primarie: sconfitti i “colonnelli” che lo avevano costretto a dimettersi




Un manifesto elettorale del PSOE (Partido Socialista) e del suo candidato alla Moncloa Pedro Sanchez nel dicembre 2015

Il socialista Pedro Sanchez ha avuto ieri il suo momento di gloria e di rivincita, vincendo le primarie del PSOE, il Partito Socialista spagnolo che aveva guidato fino a pochi mesi fa, prima di essere defenestrato.

Con il 50,21% dei voti, ha sconfitto la candidata Susana Díaz, sua principale nemica (ferma al 39,94%) e l’ex presidente del Congreso Patxi López, fermo sotto al 10%.

La differenza fra primo e secondo alle primarie socialiste è di oltre 15.000 voti. Hanno votato circa 189.000 militanti socialisti.

Una batosta per i “colonnelli” del Partito Socialista: lo avevano defenestrato soltanto 8 mesi fa

La vittoria di Pedro Sanchez alle primarie è una vera batosta per i “colonnelli” del Partito Socialista, di cui Susana Diaz era una delle figure di spicco. Erano stati proprio loro, una componente molto importante (e potente) del partito, a costringere Sanchez alle dimissioni nel passato mese di settembre. L’accusa era quella di aver gestito in maniera fallimentare le trattative per la formazione di un nuovo governo dopo le elezioni del 20 dicembre 2015.




Il leader del Partito Socialista spagnolo (PSOE), Pedro Sanchez

Sanchez si era opposto infatti duramente ad un governo delle larghe intese insieme al Partido Popular di Rajoy, come invece suggeriva buona parte della cupola del partito.

Il suo tentativo (naufragato per il “no” di Podemos) di formare un governo di centro-sinistra ed il suo muro totale alla possibilità di una coalizione con la destra, non erano piaciuti alla parte “responsabile” (e più anziana) del partito.

Infatti, appena tolto di mezzo Sanchez, il PSOE diede l’ok (tramite astensione) alla nascita di un nuovo governo Rajoy.

Anche alle primarie del 2014 (le prime nella storia del PSOE) Sanchez era stato scelto dai militanti socialisti

Ma Sanchez era stato scelto nel 2014 dalle primarie di partito, peraltro le prime della storia del PSOE aperte alla militanza, ed è proprio la militanza che lo ha nuovamente incoronato leader del partito. Un sonoro schiaffo in faccia a “los barones” del partito, (così li chiama una parte della stampa spagnola), ed un campanello d’allarme per Rajoy: il PSOE che esce da queste primarie è un partito più aggressivo, e – nonostante le parole di Sanchez da sempre critiche verso Podemos – più propenso a strizzare l’occhio a sinistra piuttosto che a destra.

Le dimissioni forzate di Pedro Sanchez nell’autunno 2016: rileggi gli articoli qui

Si vedrà se questo risultato darà nuova linfa ad un partito socialdemocratico che da anni è in costante perdita di voti, e soprattutto se la rottura interna al partito non sia ormai arrivata a un punto di non ritorno…

 

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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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