Spagna, 40 anni di democrazia




La notizia delle elezioni in Spagna sulla prima pagina de l’Unità (15 giugno 1977)

La Spagna ha celebrato 40 anni di democrazia con un atto commemorativo tenutosi nel Congreso de los Diputados il 28 Giugno. La cerimonia, presieduta da Re Felipe, avrebbe dovuto essere un momento di unione. L’impressione è invece quella che abbia dimostrato che le ferite causate da una sanguinosa guerra civile e da quasi quattro decenni di dittatura siano tutt’altro che rimarginate: sono molte le ombre che periodicamente riemergono dal passato, le colpe tutt’ora impunite e i familiari ancora alla ricerca della verità.

 

Assenti e dissidenti

Bildu (partito della sinistra basca) e ERC (Sinistra Repubblicana Catalana) hanno deciso di non presiedere all’atto, mentre PDeCat (Partito Democratico Catalano) ha protestato mostrando cartelli che raffiguravano un’urna per rivendicare l’indipendenza della Catalogna. Chi si aspettava manifestazioni di dissenso da parte di Unidos Podemos non è rimasto deluso: al grido “Viva il Re e viva la Spagna” Iglesias e colleghi hanno risposto “Viva la democrazia!”. Poteva andare peggio, poteva essere un “Salud y Républica”.

Il discorso di Re Felipe

Almeno le parole di Felipe avranno unito la platea, no? Ovviamente la risposta è negativa. Il fatto che il monarca non abbia dedicato una sola frase alle vittime del Franchismo non è passata inosservata ed è stata oggetto di critiche da parte di Podemos. Secondo i rappresentanti del partito morado, inoltre, il re ha equiparato coloro che lottarono per la democrazia e coloro che continuarono a difendere la dittatura durante gli anni della Transizione.



Il caso Villa

Ciliegina sulla torta: la medaglia conferita dal re a Rodolfo Martín Villa per onorare il ruolo da lui ricoperto nella transizione. Villa fu Ministro nel primo governo post-Franco ed è considerato uno dei politici chiave del processo democratico. Su questo saranno tutti d’accordo, no? Ovviamente no. Martín Villa non solo occupó diverse cariche durante la dittatura, ma ci sono persino ombre sul suo mandato di Ministro alle Relazioni Sindacali. 3 Marzo 1976, Villa è in carica quando nella città basca di Vitoria alcuni operai in sciopero sono riuniti in assemblea in una chiesa. La polizia interviene con lacrimogeni e inizia a sparare alle persone che scappano dalla chiesa intitolata a San Francesco. Muoiono 5 persone, ma per la giustizia spagnola non ci sono colpevoli. Sull’ex ministro pende una condanna internazionale emessa in una sentenza argentina, ma la Spagna nega l’estradizione.

Democrazia e ferite

Tutto ciò in una sola giornata, non male vero? Il segretario socialista Sánchez non si è espresso sull’onorificenza conferita a Villa, ha difeso la necessità di “guardare avanti” e auspicato la costituzione di una commissione che indaghi sui crimini del franchismo con l’obiettivo di “chiudere le ferite e non riaprirle”.

La giovane democrazia spagnola ne ha ancora tanta di strada da percorrere; quel che è certo è che le ferite gravi necessitano cura e attenzione, non è ignorandole che si rimarginano.



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