Spagna, lo sciopero degli stivatori portuali paralizza i porti del paese

portuali spagnaLunedì 5 giugno si è svolto in Spagna un importante sciopero degli stivatori, i portuali addetti al carico-scarico delle merci e loro posizionamento sulle navi mercantili.

Lo sciopero ha avuto una partecipazione del 100% secondo quanto riconosciuto sia dai sindacati che dal Governo e dalla confindustria spagnola.

Si sono fermati tutti i porti, dai più grandi (Algeciras, Valencia, Barcellona) ai più piccoli.




I portuali contro la liberalizzazione del settore

Il conflitto degli “estibadores”, così si chiamano in Spagna, è iniziato mesi fa quando il governo Rajoy ha annunciato la liberalizzazione del settore, su richiesta dell’Europa.

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha condannato infatti gli scali marittimi spagnoli e l’organizzazione basata sulle SAGEP (Sociedad Anónima de Gestión de Estibadores Portuarios). Si tratta di compagnie di lavoratori portuali (simili a quelle esistenti anche in Italia) che forniscono lavoratori ai terminalisti. Il lavoro di stivatore passa da queste compagnie, ed i terminalisti sono obbligati a scegliere fra lavoratori aderenti a questa categoria, in maggioranza spagnoli e affiliati al sindacato nella quasi totalità. In poche parole, esiste un monopolio delle SAGEP sulla fornitura di manodopera per il lavoro di stivatore nei porti.

Se la Spagna non liberalizza il settore, abolendo le SAGEP ed aprendo il mercato come già avviene nelle altre categorie professionali, incorrerà in una multa salata.

“Privilegiati” o ultima categoria di lavoratori non colpita dalle deregulation?

Da mesi in Spagna si parla di questo duro scontro fra portuali e governo, e curiosamente si è diffusa – su una parte dei mass media, e con l’aiuto di dichiarazioni politiche e della confindustria – l’idea che ci si trovi di fronte ad una categoria “privilegiata”.

Si è parlato molto in queste settimane del salario dei portuali, che supererebbe in certi casi i 60.000 euro lordi all’anno (il salario base è di poco superiore ai 1000 euro al mese, ma vengono sommati incentivi per turni notturni, ecc.). Si è parlato anche della natura “chiusa” di questa categoria, in cui il lavoro passa di padre in figlio.

Il privilegio però, rispondono i lavoratori, è soltanto quello di essere rimasta l’unica categoria a non cadere sotto i colpi della liberalizzazione e della riduzione del costo del lavoro. I sindacati sottolineano anche l’elevato indice di incidenti sul lavoro che colpisce questa categoria.

Su un giornale vicino alla sinistra, eldiario.es, è stato pubblicato a riguardo un articolo che fa riflettere su questa dinamica:”ogni volta che una categoria ‘privilegiata”‘ perde diritti, l’effetto farfalla finisce per colpirci a tutti”, si legge nell’analisi.

Secondo la Confindustria spagnola il costo dei lavoratori è troppo elevato

Dal canto suo la Patronal, la confindustria spagnola, punta il dito sull’eccessivo costo del lavoro dei portuali spagnoli, che renderebbe la Spagna poco competitiva.

In Spagna sono presenti 6.100 portuali, che si dividono sui 46 porti spagnoli. La maggior parte si concentra comunque ad Algeciras (con circa 1.500 stivatori), Valencia (1.300) e Barcellona (1000).

La liberalizzazione del settore preoccupa enormemente il settore, che teme licenziamenti di massa ed una riduzione del salario del 60%. Gli scioperi sono soltanto all’inizio: i porti torneranno a fermarsi




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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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