Catalogna, il piano inclinato verso il baratro




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MADRID. La sensazione di chi vive in Spagna e segue da vicino la crisi catalana, è che si assista in queste ultime settimane ad un rotolamento verso il basso, lungo un piano inclinato che si affaccia sull’abisso.

Da inizio settembre (ma se si va indietro con la memoria, il rotolamento verso il basso è iniziato anni fa), si assiste ad un succedersi di eventi sempre più gravi, sempre più imprevedibili, sempre più eccezionali e “nuovi”, che danno la sensazione di un peggioramento costante della situazione.

La gravità della situazione viene di volta in volta aumentata dal comportamento delle due parti, che sembrano fare di tutto per allontanare ogni volta di più la soluzione della crisi.

Il 27 settembre del 2015

La crisi era già grave nel 2015, quando i partiti indipendentisti vinsero le elezioni del 27 settembre formando poi, dopo mesi di stallo, uno strano Governo formato da forze di centro-destra e da un partito della sinistra anti-capitalista (la Cup).

La crisi si fece più pesante nel 2016, e ancora di più nel 2017, quando si capì che Puigdemont ed il suo esecutivo indipendentista facevano sul serio nella loro intenzione di portare la Catalogna all’indipendenza, con la “disconnessione dalla Spagna” (così la chiamavano allora).

Il 6 e 7 settembre del 2017

Il 6 e 7 settembre scorsi, quando in Catalogna sono state gettate le basi per la realizzazione del referendum dell’1 ottobre (scavalcando peraltro le norme del Parlamento regionale) i titoli dei giornali ed i toni erano già cresciuti di molto, ma forse in pochi potevano immaginare che, meno di due mesi dopo, la situazione sarebbe precipitata tanto.

Un settembre caldo

In mezzo c’è stato un mese di settembre allucinante (lo abbiamo seguito qui, giorno per giorno), una escalation di tensione sfociata nella giornata dell’1 ottobre 2017, giorno della realizzazione del referendum illegale per l’indipendenza.

La diretta de El Itagnol con gli eventi di settembre 2017

Le cariche e gli sgomberi dei seggi elettorali fecero il giro del mondo, e probabilmente quel giorno il piano inclinato si è trasformato in un vero e proprio gradino, che ha fatto precipitare la situazione ancora più in basso, lontana dalla soluzione. Le posizioni si sono radicalizzate da entrambe le parti, e le emozioni hanno preso il posto della ragione.

Il primo ottobre 2017La diretta di una giornata ad altissima tensione

Un ottobre caldissimo

Ottobre è stato un mese ancora più incandescente di settembre, in Spagna.

Manifestazioni oceaniche in piazza, sia indipendentiste che unioniste, la proliferazione delle bandiere sui palazzi delle città, poi la dichiarazione di indipendenza sospesa, il 10 ottobre, fino ad arrivare alla giornata “bomba” del 27 ottobre, in cui Puigdemont ha dichiarato l’indipendenza unilaterale ed il Governo Rajoy ha applicato l’articolo 155, con la destituzione dell’esecutivo catalano e la proclamazione di elezioni anticipate.

Ottobre e Novembre 2017: La diretta del Itagnol e gli ultimi aggiornamenti

Per chi credeva che la fuga di Puigdemont in Belgio fosse una sorta di epilogo della crisi, e che poi le cose si sarebbero riaggiustate con la realizzazione delle elezioni del 21 dicembre, (stavolta legali), la doccia fredda è arrivata ieri, 2 novembre 2017, quando il giudice del tribunale di Madrid Audiencia Nacional ha ordinato l’arresto di buona parte dell’ex governo catalano.

Un evento mai accaduto nella storia recente di Spagna, e dell’Europa occidentale.

In Spagna, che negli ultimi anni aveva finalmente chiuso i conti con la sanguinosa scia di terrore nei Paesi Baschi, si torna a sentir parlare di “prigionieri politici”.

Così sono stati definiti infatti gli ex consiglieri catalani arrestati, l’ex vicepresidente Junqueras ed i leader delle organizzazioni indipendentiste arrestati ad ottobre, da parte delle forze secessioniste catalane e da parte della sinistra spagnola, come Podemos. Ed anche dalla Giunta municipale di Barcellona.

Da un punto di vista giudiziario, le accuse rivolte a questi dirigenti sono reali, perché hanno violato le leggi dello Stato. Ma davvero si può pensare che arrestando questi dirigenti si risolverà il conflitto catalano? Non è forse vero il contrario?

2 novembre 2017: in prigione l’ex governo catalano

Cosa ci si può aspettare, in un paese democratico, da una situazione di altissima tensione che duri per mesi e mesi? Nulla di buono. Fino ad ora le cose si sono svolte in un alveo di tranquillità, le manifestazioni si sono svolte in modo pacifico, ed i pochi episodi violenti sono stati davvero circoscritti ed opera di piccolissimi gruppi dell’estrema destra.

E se il 21 dicembre vincono i partiti indipendentisti?

Ma davvero il Governo centrale pensa di poter risolvere la situazione in questo modo? E cosa accadrà se il 21 dicembre, quando si svolgeranno le elezioni autonomiche in Catalogna, vinceranno i partiti indipendentisti? Il governo annullerà il risultato delle elezioni democratiche? Pensa davvero che i catalani, anche i non indipendentisti (che, lo ricordiamo, sono circa la metà della popolazione), accetteranno una eventuale sospensione dei risultati?

Benzina sul fuoco

Gli arresti di ieri, non fanno altro che gettare benzina sul fuoco (così come avevano fatto le cariche dell’1 di ottobre), e dare alle forze indipendentiste ancora più forza, ed il pretesto di mostrarsi come vittime di un’oppressione.

Proprio come l’azione del governo Puigdemont, strappo dopo strappo, ha creato una situazione senza precedenti che ha peraltro cancellato dall’agenda pubblica temi molto seri come la disoccupazione, i diritti sul lavoro, la povertà dilagante, i problemi ambientali (incendi, siccità), e la situazione di corruzione che interessa pesantemente il più grande partito spagnolo, il PP.

Il piano inclinato insomma, continua a far precipitare la situazione verso il basso polarizzando il paese in un clima di guerra delle bandiere, dove qualsiasi tema che non sia lo scontro on Catalogna, sparisce dall’attenzione mediatica. Ed oggi, 3 novembre 2017, davvero non possiamo immaginare quanto in basso possa scendere ancora.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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