Violenze sessuali durante San Fermìn, scandalo al processo in Spagna: vittima spiata





violenza sessuale spagnaMADRID. In Spagna si sta parlando molto in questi giorni del processo per la presunta violazione di una ragazza di 19 anni durante la festa di san Fermìn a Pamplona, nell’estate del 2016, stuprata da un branco di cinque uomini.

Il motivo scatenante è stato il fatto che il giudice abbia preso in considerazione nel processo, un rapporto effettuato da investigatori privati sulla vita della giovane nei giorni e nelle settimane posteriori allo stupro.

La giovane è stata spiata nella sua vita privata, sia fisicamente che sulle reti sociali.

Nel rapporto vengono riportati i comportamenti della giovane sui social networks, dove postava foto della sua vita “normale” e la sua partecipazione ad una festa.

Nel processo non sono state invece ammesse le copie dei messaggi che il gruppo di presunti violentatori si inviava su whatsapp prima della violenza, messaggi nei quali era evidente il senso di assoluto disprezzo verso le donne.

Da vittima di stupro, a giudicata per le sue azioni

Su questo fatto si è scatenata una polemica che ha trovato grande spazio sui giornali spagnoli e che mette in luce come nei casi di violenza sessuale la donna vittima si trasformi spesso in “giudicata”. I suoi comportamenti prima dell’episodio, il suo comportamento dopo…

Anche l’ex giudice Baltasar Garzòn ha preso posizione su questa vicenda: “la cosa importante per dimostrare quanto accaduto è il prima ed il durante…non il dopo”. L’ex-giudice ha aggiunto che, nonostante non conosca le motivazioni per cui sono state prese in considerazione queste investigazioni private “è una cosa assurda ammettere nel giudizio l’investigazione della vittima dopo la presunta aggressione”.

L’indignazione del leader del PSOE Pedro Sanchez e le critiche dell’ex giudice Garzòn

Ha spezzato una lancia a favore della vittima anche il leader del Partito Socialista spagnolo (PSOE) Pedro Sanchez, che ha affermato di seguire con “estrema preoccupazione” e “crescente indignazione” il processo giudiziario.

L’accusa chiede 22 anni di carcere al gruppo che si faceva chiamare “il Branco”

violenza donneSul banco degli imputati del tribunale della Navarra ci sono cinque uomini, accusati di aver compiuto uno stupro di gruppo ai danni della giovane.

Gli accusati, cinque amici di Siviglia e membri di un gruppo che si fa chiamare “la Manada” (“il Branco”), filmarono la presunta violenza sessuale e inviarono su un gruppo whatsapp messaggi in cui raccontavano agli altri membri quanto stava accadendo.

I pubblici ministeri chiedono per ognuno di loro 22 anni di carcere.




Per il branco era un “rapporto consenziente”

Gli accusati negano però che quanto accaduto fosse uno stupro ed affermano che il rapporto era consenziente.

La versione della giovane è invece ben diversa e parla di una vera e propria violazione di gruppo. La ragazza venne soccorsa dopo lo stupro da alcuni passanti e poi portata in ospedale per medicazioni. Cinque ore dopo, i membri del gruppo vennero arrestati dalla polizia.

La giovane ha ripetuto nel processo che la relazione non fu consensuale. Ha dovuto anche rispondere a domande che le chiedevano ad esempio perché non avesse riportato ferite più gravi, domande tutte volte a capovolgere la posizione della vittima, che in sostanza non avrebbe reagito in modo “abbastanza forte”. La giovane ha risposto sottolineando lo stato di shock in cui si trovava.

“La giovane donna era in stato di shock”

Diversi agenti di polizia municipale intervenuti dopo l’aggressione hanno confermato nel processo che la donna non fingeva ed era in evidente stato di shock.

Sui giornali spagnoli si stanno pubblicando in questi giorni editoriali molto critici con la gestione del processo e riflessioni sul modo con cui i casi di violenza sessuali vengono visti dalla società, e trattati in alcuni processi.

“Credere alle donne”

“Che si pretende quando si spia la vita di una vittima di violenza dopo lo stupro commesso contro di lei?”, scrive in un articolo sul sito della Cadena Ser la presentatrice radiofonica di Hoy por Hoy, Pepa Bueno. “Controllare se passeggia per strada con un cartello con scritto ‘sono distrutta, mi hanno violentato cinque uomini?’ Se non lo fa, è da sospettare di qualcosa? Se pretende tornare a una routine normale e fa una vita normale, ha una rilevanza per il presunto reato del quale è stata vittima?”.

Si sta diffondendo alla società l’idea che, per essere creduta e rispettata, una donna violentata debba continuare a soffrire anche dopo aver sofferto“. Sono alcune delle parole che la scrittrice Almudena Grandes scrive in una riflessione pubblicata su Huffington Post.

La giornalista chiude il suo articolo ricordando come i casi di violenza sessuale inventati dalla donna sono solo lo 0,1% del totale, ed affermando: “questa società continua ad avere un gravissimo problema ed un compito in sospeso: credere alla donne”.

El Paìs racconta di come il video della violazione, la cui diffusione è ovviamente proibita ma che sarebbe stato ugualmente trasmesso da una piccola tv privata, ha scatenato la reazione di diversi internauti che hanno dubitato su Twitter della versione della vittima dopo aver visto il video.

“Non capiscono che, anche se incosciente o ubriaca, una donna non può essere violentata da nessuno”

“Queste persone perpetuano il machismo e la cultura della violazione – scrive l’autrice dell’articolo.

“Sono persone di qualsiasi rango sociale, età e sesso, che mettono in dubbio la versione della donna che chiede invece protezione alla giustizia”.

“I loro figli cresceranno senza capire – continua l’articolo – che una donna, anche se incosciente o completamente ubriaca, non può essere violentata da nessuno”.

“Che può dire di sì e poi cambiare idea, e questo non dà diritto a che un’altra persona le prenda il sesso che lei gli nega”.

“Colpevole di vivere la vita nonostante lo stupro”

Sempre a riguardo fa riflettere l’editoriale pubblicato su El Paìs dal titolo “por puta“, che cerca di mostrare l’assurdità di un processo che trasforma la vittima in sospettosa. “Dicono che eri consenziente – si legge nell’editoriale – che addirittura fu un gran divertimento per te. Pagano un investigatore per seguirti e per dimostrare nel processo che non sei una santa, e che dopo l’episodio continuavi la tua vita…”.



Insinuare il dubbio

Eldiario.es pubblica anche diversi articoli sulla vicenda, sottolineando come episodi del genere accadano anche in altri processi su casi di violenza sessuale, nei quali la testimonianza della donna viene messa in dubbio. Il dubbio, insinuato in questi procedimenti giudiziari, ha un effetto gravissimo: scoraggiare molte donne alla denuncia di casi di violenza.

17 novembre 2017. Migliaia di persone, soprattutto donne, sono scese in piazza in tutta la Spagna questa sera in solidarietà alla ragazza violentata a Pamplona nell’estate del 2016. Uno degli slogan più usati, utilizzato anche sui social, è stato “Yo te creo” (io ti credo). Qui l’articolo sulle manifestazioni di questa sera

“Perché non sei stata più attenta?”

“Perché non sei stata più attenta? Perché non hai gridato più forte? Perché non l’hai detto prima? Perché avevi tanta fiducia in lui? Denunci per vendetta? Che vuoi ottenere?”. Queste sono le domande con cui si apre un altro articolo de eldiario.es, che racconta la storia di una vittima di violenza sessuale che ha vissuto la tremenda via crucis di un processo nel quale si vedeva rivolgere queste domande dopo anni di violenze, diventando da vittima, giudicata.

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