L’Italia dichiara guerra ai sacchetti di plastica, la Spagna lo farà

Dal 1° gennaio 2018, in Italia, i sacchetti di plastica sottile, leggeri (sotto i 50 micron) ed ultraleggeri (sotto i 15 micron) usati per pesare frutta e verdura nei supermercati, devono essere biodegradabili e si devono pagare. Il costo varia da 1 a 3 centesimi di euro.

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Lo stabilisce un provvedimento approvato l’estate del 2017 dal Ministero dello sviluppo economico, ed entrato in vigore a Capodanno del 2018. Continua quindi la battaglia alle buste di plastica in Italia, considerate ormai un grave problema a livello globale, perché fonte di grave inquinamento dei corsi d’acqua, dei mari e degli oceani. La misura serve infatti a ridurre ulteriormente l’utilizzo di questi shopper.

Italia all’avanguardia in Europa nella messa al bando

L’Italia aveva già iniziato la sua battaglia ai sacchetti di plastica alcuni anni fa, mettendo al bando nel 2012 quelli usati tradizionalmente nei negozi, con spessori superiori ai 50 micron.

Oggi, i negozi che usano le tradizionali buste in plastica, possono incorrere in multe salate. Nonostante ci siano ancora molti commerci che le usano, il loro uso si è ridotto di oltre il 50% e si è diffuso l’utilizzo di sacchetti biodegradabili o, da parte dei clienti, delle sporte in tessuti resistenti portati da casa.

Ora saranno bandite anche le buste di plastica molto sottile, sotto i 15 micron

Il fatto che i sacchetti per frutta e verdura biodegradabili vengano fatti pagare (da 1 a 3 centesimi l’uno, per scoraggiare un uso eccessivo), ha sollevato nei primi giorni dell’anno grandi polemiche in Italia, come sempre alimentate da social e mass media. In molti si lamentavano per quella che ritenevano una nuova ed ingiusta tassa.

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Addirittura sono emerse teorie complottiste su interessi privati da parte di una impresa produttrice di bioshopper, la Novamont (la principale produttrice di sacchetti biodegradabili in Europa), e su presunti legami con il governo Renzi, che ha approvato questa legge.

A difesa di questa nuova messa al bando dei sacchetti in plastica è arrivata la posizione di Legambiente, che ha ricordato come “da sempre i cittadini pagano in modo invisibile gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari, solo che dal 1° gennaio il prezzo è visibile e presente sullo scontrino”.

Altre voci si sono levate a sottolineare come l’Italia sia apripista su un tema così delicato ed importante come la tutela dell’ambiente, e che quello sollevatosi sia un inutile polverone mediatico nel quale come sempre predomina la disinformazione e la gara a chi grida allo scandalo in modo più forte.

Non bisogna poi dimenticare che il 4 marzo 2018 si vota per le elezioni politiche, e la campagna elettorale si gioca su tutto, anche su temi come questo.

Spagna in ritardo, ma nel 2018 si va verso una messa al bando

L’Italia è uno dei paesi d’Europa dove la battaglia ai sacchetti in plastica è iniziata prima. Ancora indietro la Spagna, dove però il 2018 potrebbe essere l’anno decisivo: in arrivo infatti misure per ridurre fortemente l’uso delle buste in plastica nei commerci.

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