Elezioni, ed ora? Verso un panorama spagnolo?

“bienvenidos a Italia” è il titolo di un articolo de El Paìs pubblicato sull’edizione del 21 dicembre 2015, dopo le elezioni generali in Spagna

MADRID. L’Italia non è la Spagna, e la politica spagnola è molto diversa da quella italiana. Eppure, le elezioni italiane del 4 marzo 2018 hanno aperto uno scenario inedito che potrebbe portare ad un blocco molto simile a quello verificatosi in Spagna nel 2015-2016. Ricordiamolo, cosa successe in Spagna nel 2015-2016.

Il 20 dicembre del 2015, come raccontammo qui, la Spagna votò per le elezioni generali. Il risultato, per la prima volta dopo decenni, regalò uno scenario in cui non c’erano più solo due grandi partiti a confrontarsi per il governo ma ben quattro forze politiche, in un panorama molto più complesso e frammentato.

Il “bipolarismo” spagnolo durato per molti anni, con l’alternanza PP-PSOE, era finito. Ora bisognava fare i conti con altre due forze: Podemos e Ciudadanos. 

La situazione che ne seguì fu un blocco senza precedenti. Per mesi, le forze politiche si scontrarono in un quadro di veti incrociati che rese impossibile la formazione di un governo.

Podemos metteva come condizione per un accordo di governo con il PSOE lo svolgimento di un referendum in Catalogna, Ciudadanos metteva come condizione per un accordo con il PSOE il fatto che Podemos ne restasse fuori. Il PP voleva una coalizione “di responsabilità nazionale” con il PSOE, e senza Podemos, ma il PSOE di Pedro Sanchez non voleva allearsi con un partito al centro di una serie infinita di scandali di corruzione.

Le elezioni del 2015 in Spagna: fine del “bipartitismo”

La Spagna tornò a votare 6 mesi dopo, nel giugno del 2016

A marzo del 2016 ci fu un tentativo PSOE-Ciudadanos di formare governo, ma non c’erano abbastanza voti. Alla fine, si tornò a votare: le nuove elezioni si tennero il 26 giugno del 2016, e stavolta il PP ottenne un risultato migliore. Fra i tanti litiganti, fu la destra di Rajoy ad uscire vittoriosa. Certo, anche stavolta senza una maggioranza solida, ma dal 2016 Rajoy, grazie all’appoggio esterno di Ciudadanos e di altre forze regionali, ha potuto proseguire alla guida del paese.

La Spagna torna a votare dopo 6 mesi: le elezioni del 26 giugno 2016

L’Italia, come dicevamo, non è la Spagna. Eppure si presenta un quadro simile. Il M5S dovrà decidere con chi allearsi per poter governare, ma anche gli altri partiti dovranno decidere se allearsi o no con lui. La possibilità di un governo M5S con l’appoggio del PD, o della Lega, dipende dal “sì” e dal “no” di PD e Lega a questo accordo.

Bisognerà vedere se prevarranno i veti incrociati e le rigidità dei partiti, come accadde in Spagna, o se prevarrà la caratteristica (peraltro molto italiana) di risolvere la situazione con accordi ed alleanze inattese. Il quadro che si presenta, comunque, di frammentazione ed incertezza sulle possibili alleanze future, ricorda quello spagnolo del 2015-2016.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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