Anche la Spagna ebbe il suo 1968, ma ben diverso da quello di Francia e Italia

La Spagna del 1968 era un paese sotto dittatura da ventinove anni. Mancavano ancora sette anni alla caduta del regime, che sarebbe avvenuta il 20 novembre del 1975 con la morte di Franco.

Partiti e sindacati erano illegali, i giornali erano sotto censura, ed i servizi di intelligenza controllavano continuamente gli spagnoli. La paura regnava fra gli spagnoli, ed ogni forma di dissenso era pericolosa.

Era proibito parlare catalano, o basco, e bastava poco per finire nel mirino della polizia. Il movimento mondiale del Sessantotto raggiunse anche la Spagna, ma in una forma molto diversa a causa della dura repressione. Vi furono manifestazioni e scioperi, subito repressi, ma con dimensioni ben più ridotte, anche rispetto ad altri momenti (come il 1956 ed il 1965).

Il concerto-protesta di Raimon alla Complutense di Madrid

Come in altri paesi del mondo, furono le università i luoghi in cui si sviluppò la contestazione. In un paese in cui erano proibite le riunioni e le agglomerazioni di persone, uno dei momenti simbolo del ’68 spagnolo fu il concerto del cantautore valenciano Raimon, presso l’università Complutense di Madrid, il 18 maggio del 1968.

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Il concerto di Raimon all’università Complutense di Madrid, il 18 maggio del 1968

Migliaia di studenti lo ascoltarono in un’aula stracolma e nei corridoi esterni. A quel tempo il catalano era proibito e l’esibizione di Raimon comprendeva “Al Vent“, una canzone in catalano che divenne un vero simbolo delle proteste.

Ecco che già si sommavano elementi di ribellione: migliaia di studenti riuniti all’università, una canzone cantata in catalano, un cantautore con la chitarra a tracolla che cantava in piedi sul palco, come facevano Bob Dylan e Joan Baez, i cantautori della rivolta mondiale. A quel tempo un concerto era come una manifestazione.

Raimon cantò anche a Barcellona e Valencia, riunendo come a Madrid migliaia di studenti, che lo ascoltarono in aule stracolme, o in piedi sulle scale degli edifici universitari, e con striscioni rivendicativi appesi alle pareti. Molte delle foto del concerto di Madrid, arrivate fino a noi, non sono opera di fotoreporter, ma della polizia segreta, che in questo modo schedò tutti i partecipanti.



Manifestazioni e blocchi del traffico

Oltre ai concerti del maggio 1968 vi furono anche manifestazioni, subito disperse dalle forze di polizia, e i cosiddetti “saltos”, brevissimi blocchi del traffico che dovevano sembrare “casuali”. Vi furono anche scioperi studenteschi che portarono alla chiusura delle università.

Le proteste del 1968 spagnolo furono in realtà più modeste rispetto a quelle del 1956 o del 1965, quando vi furono vere e proprie rivolte studentesche. Le differenze dal Sessantotto di altri paesi europei e del mondo furono importanti, proprio perché in Spagna l’unico obiettivo davvero fondamentale era l’abbattimento della dittatura.

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Il ’68 spagnolo non ebbe niente a che vedere con la rivolta del Maggio francese, a Parigi, o con le grandi mobilitazioni in Italia, iniziate già nel 1966, che andarono avanti con la rivolta di Valle Giulia e con la lunga stagione dei movimenti studenteschi ed operai, durata fino al 1977. Non sarebbe stato possibile, in un paese sotto dittatura.

Del resto, le proteste di cui sopra non riuscirono ad introdurre elementi di novità come l’ecologismo, il femminismo, la rivoluzione sessuale, nuovi diritti civili e sociali, che sarebbero però entrati nella contestazione giovanile poco dopo.

Università Autonoma di Madrid: architettura per la repressione

La preoccupazione del regime per il diffondersi delle rivolte portò a soluzioni repressive, come la costruzione dell’Università Autonoma di Madrid, un chiaro esempio di architettura al servizio della repressione e del controllo.

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Sempre nel 1968 avvenne l’inizio della lotta armata da parte dell’ETA, con l’uccisione di un agente di Guardia Civil e un agente della polizia segreta.

Il ’68 fu anche l’anno in cui la Spagna vinse Eurovision con l’esibizione di Massiel, una esibizione che mise in evidenza la censura del regime, perché al suo posto doveva esibirsi Joan Manuel Serrat, al quale venne però proibito di cantare in catalano.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid
Giornalista freelance, geologo, scrive soprattutto di Ambiente, Scienze e Spagna. Fondatore e redattore de El Itagnól, collabora con diverse testate italiane. Vive in Spagna da anni.

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