“Non piangere”, il libro di Lydie Salvayre ambientato nella Spagna del ’36

“Spagna, 1936. La guerra civile sta per scoppiare, e mia madre è una povera cattiva. Una povera cattiva è una povera che non tiene la bocca chiusa. Il 18 luglio 1936 mia madre apre bocca per la prima volta. Ha quindici anni. Abita in un paesino sperduto in cui, da secoli, un pugno di latifondisti costringe tante famiglie come la sua a vivere nella miseria più nera.”

Inizia così il libro di Lydie Salvayre “Non piangere”,  edizioni L’Asino d’Oro. La madre ha vissuto la maggior parte della vita in Francia, è ormai anziana ed ha disturbi della memoria, ma quello che ricorda con vivezza sono gli eventi di quell’estate del ‘36, quando con il fratello decide di partire per la città, dove vive intensamente la breve parentesi libertaria e una travolgente storia d’amore con un giovane francese di cui conosce solo il nome.

Sarà l’amore di un giorno, prima che il giovane parta per il fronte, ma rimarrà per sempre nel suo cuore, insieme alla bimba concepita in quella notte.

La Spagna del 1936

Gli eventi successivi la costringeranno a prendere la via dell’esilio insieme alla figlioletta, a piedi, soffrendo la fame e il freddo, in un paesaggio disseminato di macerie, con il pericolo dei bombardamenti degli aerei fascisti.
Il racconto della vecchia signora è espresso in una lingua singolare, vivace e impertinente, intessuta di parole e frasi della lingua materna.

Alle sue parole si alternano quelle dello scrittore francese George Bernanos che, arruolatosi inizialmente con l’esercito franchista, ebbe poi il coraggio di denunciare le atrocità commesse dall’esercito nazionalista e la connivenza della Chiesa.

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