Terremoti nel golfo di Valencia, relazione con l’iniezione di gas nel sottosuolo

gas valenciaROMA. L’Istituto Geografico Nazionale spagnolo (IGN), di cui fa parte anche la sezione di sismologia, ha confermato il 12 maggio in una relazione resa nota dal quotidiano El Pais che ci sarebbe un rapporto diretto fra i terremoti avvenuti nell’autunno del 2013 nel Golfo di Valencia e l’iniezione di gas nel sottosuolo, che avviene nell’ambito del Progetto Castor.

Il progetto Castor consiste nello stoccaggio di gas all’interno di rocce porose situate a quasi 2 km di profondità sotto il fondale marino, al largo della costa catalana (Delta dell’Ebro). L’obiettivo: realizzare un magazzino “naturale” d’emergenza nel caso in cui si verificassero interruzioni nel rifornimento di gas alla Spagna dal Nord Africa e dal Nord Europa. Il gas doveva essere stoccato in un ex giacimento di petrolio esaurito, sfruttando il fatto che la roccia porosa un tempo “impregnata” di petrolio è oggi piena di spazi vuoti.

I terremoti dell’autunno 2013 nel Golfo di Valencia

Durante le operazioni di stoccaggio del gas però, iniziate nel settembre 2013, sono stati registrati una serie di terremoti. La magnitudo non era alta, ma le scosse avvenivano in una zona dove non si registravano scosse da molto tempo. La concomitanza dei terremoti con le operazioni di stoccaggio avevano fatto insospettire gli esperti. Nel settembre 2013 la situazione è peggiorata, con scosse sismiche sempre più forti e frequenti, alcune delle quali di magnitudo 4.0. A seguito del continuo incremento di frequenza e magnitudo delle scosse, alcune delle quali avvertite con apprensione dalla popolazione lungo la costa, in particolare nei paesi di Vinaròs e Alcanar, il governo Rajoy aveva deciso di sospendere tutte le attività di stoccaggio del gas.

Colpa dello stoccaggio di gas

La sospensione avvenne il 26 settembre. Nelle settimane a seguire ci sono state ancora scosse (la più forte di tutte il 2 ottobre, di magnitudo 4.2), ma il loro numero è andato diminuendo nel corso del mese di ottobre. Da mesi gli eventi sismici nell’area sono quasi del tutto scomparsi.

Secondo il rapporto elaborato dagli studiosi dell’IGN e reso pubblico oggi, “tutti i dati portano alla conclusione che la sismicità indotta è il risultato dell’attività di iniezione del gas”. Nella relazione vengono messe anche le mani avanti su ciò che potrà ancora accadere: “gli studi non sono ancora sufficienti, e non si sa quello che può succedere in futuro”. In sostanza, l’area di stoccaggio deve restare ancora ferma e non si sa se continueranno a verificarsi terremoti. Ciò tranquillizza gli abitanti della costa, ma il blocco del progetto risulta essere un vero buco nero per le casse dello Stato.

Sempre secondo la relazione dei geologi dell’IGN, la piattaforma di stoccaggio è stata realizzata proprio sopra una faglia di 51 km, vicino alla quale sono presenti altre due faglie di 18 e 35 km, ed altre ancora di dimensioni minori. Una di queste, secondo l’IGN, avrebbe causato lo sciame sismico. In sostanza, l’iniezione di gas avrebbe innescato il movimento in una di queste faglie. Un problema diverso, ma simile, a quello presentato dalla fratturazione idraulica (fracking), la controversa tecnica di estrazione di idrocarburi non convenzionale che sta avendo un enorme espansione negli USA ed in altri paesi.

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