COVID-19 a Madrid, proteste per le restrizioni limitate ai quartieri popolari

Manifesti elettorali nel quartiere madrileno di Vallecas (17 dicembre 2015) – foto L.Pasqualini

MADRID. Centinaia di persone hanno manifestato domenica scorsa nelle aree del sud di Madrid contro le restrizioni alla mobilità imposte dal governo regionale, che hanno iniziato ad avere validità a partire da lunedì 21 settembre. Secondo i manifestanti, le misure sono “escludenti” e portano a una “discriminazione territoriale”. Sono state annunciate nuove mobilitazioni per domenica prossima.

Le restrizioni in 37 aree di Madrid

Il governo regionale, guidato da Isabel Ayuso (Partido Popular) insieme al partito Ciudadanos, ha deciso infatti di restringere la mobilità soltanto nelle aree dove l’incidenza dei nuovi casi è al di sopra dei 1000 ogni centomila abitanti. Sono 37 aree abitate da oltre 850mila abitanti. Questo nonostante in tutta la regione l’incidenza sia la più alta di tutta Europa (oltre 600 nuovi casi ogni 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni) e sia quindi l’intera regione (e l’intera città) a trovarsi in una situazione limite, con gli ospedali già nuovamente in sofferenza per l’elevato numero di ricoveri.

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L’annuncio è stato fatto venerdì pomeriggio in una conferenza stampa molto attesa, proprio mentre su Madrid si abbatteva il primo forte temporale autunnale.

I quartieri della Capitale e le città satelliti di Madrid dove verrà ristretta la mobilità (non si potrà né uscire né entrare da queste aree, a meno che non ci si debba spostare per lavoro o per altri motivi di urgenza e salute), coincidono con le aree più povere e disagiate della regione, con un reddito pro capite molto più basso rispetto ad esempio ai quartieri del nord, storicamente afflitte da alta disoccupazione, elevata precarietà, servizi pubblici carenti. Sono alcuni dei quartieri sud della Capitale (Vallecas e Villaverde), altri situati nel nord, e le città della fascia sud, dove storicamente il tasso di povertà e disoccupazione è più alto.

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Sui giornali spagnoli in questi giorni ci sono stati interventi che hanno sottolineato il fatto che i quartieri popolari di Madrid e le città dormitorio della sua cintura sud (Fuenlabrada, Parla e Getafe, ad esempio), sono aree in cui c’è un’alta densità abitativa ed in cui c’è un elevato numero di inquilini per ogni appartamento, proprio per le condizioni di maggior difficoltà economiche, è qui che risiedono molti lavoratori i cui impieghi non consentono di lavorare a distanza, e che ogni giorno devono quindi spostarsi (spesso con mezzi pubblici) verso altre aree della città.

Sono i lavoratori per i quali è impossibile lavorare da casa (raccomandazione che resta ancora attiva per tutte le altre categorie lavorative), come operai, addetti alle pulizie o ai servizi di assistenza delle persone, personale sanitario, lavoratori della ristorazione, riders.

La scelta della regione di chiudere soltanto questi quartieri e queste città, ha sollevato molte perplessità. Anche perché i lavoratori che risiedono in queste aree potranno uscire ed entrare dalla propria zona di residenza esibendo una autocertificazione. Inoltre, se è vero che non sarà possibile uscire dal proprio quartiere per chi non ha un lavoro o per chi non ha motivi di urgenza, è anche vero che sarà possibile muoversi dentro il proprio quartiere (non è previsto un obbligo a permanere in casa). Questo viene visto come una misura “senza senso” dai critici.

Di fronte ai numeri dei contagi, elevatissimi e molto al di sopra della media europea anche in zone della regione che non sono state soggette a queste restrizioni, la domanda che si fanno molti è come mai non venga sottoposta a restrizioni l’intera area della comunità autonoma di Madrid.

Un’altra delle critiche arrivata nel primo giorno di restrizioni selettive è legata alla difficoltà di controllare l’uscita e l’entrata delle persone da aree specifiche della città. La polizia ha organizzato controlli “aleatori”, ma sono sotto gli occhi di tutti i limiti di una simile restrizione.

Il manifesto “per la dignità del Sud di Madrid”

Le associazioni di quartiere di Carabanchel, Villaverde, Usera e Puente (e Villa) de Vallecas,  insieme alla Federación Regional de Asociaciones Vecinales de Madrid (FRAVM) hanno pubblicato domenica scorsa un Manifiesto por la dignidad del Sur ante la segunda oleada, (Manifesto per la dignità del sud a fronte della seconda ondata di contagi), nel quale si denuncia che le nuove decisioni della Comunidad de Madrid fomentano soltanto la “esclusione e la discriminazione territoriale”, bollando sostanzialmente le aree storicamente più povere della regione come aree di contagio. Il manifesto è stato rilanciato da alcuni giornali.

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El Itagnol è un sito di notizie di attualità, cultura e tanto altro dalla Spagna e dall'Italia. Le ultime notizie da Madrid e Roma, notizie di cultura, ambiente, viaggi, turismo, montagna e tanto altro. Testata online bilingue in italiano e spagnolo. Autore: Lorenzo Pasqualini, giornalista.
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