Spagnoli all’estero protestano contro l’obbligo di PCR per entrare in Spagna: “più cara dell’aereo”

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Dal 23 novembre scorso è obbligatorio, per chi entra in Spagna da praticamente tutti i Paesi europei, esibire all’arrivo un certificato di negatività al COVID-19. Il test del coronavirus che certifica la negatività dev’essere realizzato prima del viaggio, nelle 72 ore precedenti, e dev’essere obbligatoriamente un test molecolare (conosciuto diffusamente come “test PCR” in Spagna). Una misura diversa per esempio da quella dell’Italia, che richiede per chi entra nel paese un risultato negativo al test molecolare o al test antigenico, e che permette di eseguire il test all’arrivo in aeroporto.

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Diversi spagnoli residenti all’estero hanno protestato contro la misura decisa dalla Spagna, che li obbliga a realizzare un test PCR nelle 72 ore precedenti il viaggio. In vista del Natale infatti, decine di migliaia di spagnoli che vivono all’estero si vedono obbligati ad eseguire un test che risulta spesso più costoso del volo. Lo denunciano negli ultimi giorni diversi giornali spagnoli, come El Paìs o El Diario.

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La richiesta degli spagnoli all’estero è che vengano accettati all’arrivo anche i test antigenici (i test rapidi realizzati negli aeroporti italiani). Un tipo di test che non viene però visto di buon occhio dal governo spagnolo, perché ritenuto meno affidabile, anche se il risultato arriva entro pochi minuti, mentre il test PCR richiede più di 24 ore.

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