L’ingresso della Spagna nella NATO: quando e in che forma? Il referendum del 1986

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NATO country flags wave at the entrance of NATO headquarters in Brussels, Feb. 11, 2016. DoD photo by Air Force Senior Master Sgt. Adrian Cadiz

Il processo di ingresso della Spagna nella NATO iniziò il 25 febbraio del 1981, con la richiesta del presidente del governo Leopoldo Calvo Sotelo, dell’Unión de Centro Democrático (UCD). Gli Stati Uniti volevano che la Spagna entrasse nell’organizzazione già durante la parte finale della dittatura franchista, ma altri membri dell’alleanza atlantica avevano rifiutato il suo ingresso finché non fosse tornata la democrazia. Il 2 dicembre del 1981, a pochi anni dalla caduta del regime, la Spagna comunicò ufficialmente la volontà di ingresso nella NATO ed il 30 maggio 1982 diventò il membro numero sedici dell’Organizzazione dell’Atlantico Nord.

La Spagna nella NATO con la società e i partiti divisi

L’ingresso della Spagna nell’organizzazione del Nord Atlantico non fu affatto scontato. Ci fu un certo dibattito, con il rifiuto di una parte dell’arco politico. Il governo di UCD trovò appoggio solo da parte del partito conservatore Alianza Popular e dai partiti nazionalisti baschi e catalani.

Comunisti contrari, socialisti con una formula ambigua: “NATO, de entrada no”

Il Partido Comunista de España (PCE), che era stato legalizzato solo nel 1977, ed il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) si opposero all’ingresso della Spagna nella NATO. I socialisti, guidati da Felipe González, promossero la famosa campagna che usava la frase «OTAN de entrada no», basato sul doppio senso di questo gioco di parole, che lasciava la porta aperta a un sì. Furono i socialisti a chiedere che si celebrasse un referendum sulla convenienza dell’ingresso o meno nell’organizzazione.

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Tra la popolazione il crescente rifiuto all’ingresso nella NATO viene fatto risalire a varie cause, tra cui l’idea diffusa che la responsabilità della lunga permanenza del dittatore Franco nel paese fosse anche da ricondurre al ruolo degli USA, visti quindi con antipatia, ma anche per la percezione che l’URSS non rappresentasse un reale pericolo per il paese. Erano poi anni in cui cresceva il movimento pacifista in Europa e in Spagna.

I socialisti del PSOE vinsero le elezioni del 28 ottobre 1982 con maggioranza assoluta, ma una volta al potere il premier Felipe González non seguì quanto promesso in campagna elettorale, cioè un congelamento dell’ingresso nella NATO, e diede una svolta pro-atlantista alla sua politica estera. Abbandonò anche l’idea del referendum, che rispolverò solo quattro anni dopo, nel 1986.

Il referendum del 1986

Il 12 marzo del 1986 i socialisti mantennero la promessa di quattro anni prima e si tenne il referendum che chiedeva conferma al popolo spagnolo sulla permanenza nella NATO. Il PSOE, Il Centro Democrático y Social ed i nazionalisti baschi e catalani chiesero il “sì” alla permanenza, mentre il PCE difese il “no”. Vinse il sì, con un 52,5 % dei voti e i no si fermarono al 39,8 % . La Spagna restava quindi nella NATO.

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