Franco Battiato, popolare ed amato in Spagna: l’intervista a Maurizio Di Bona, autore di ‘Battiato l’alieno’

franco battiato
Franco Battiato (foto: https://depositphotos.com/)

Il cantautore siciliano Franco Battiato, nato nella provincia di Catania nel marzo del 1945, era molto conosciuto e amato anche in Spagna, dove divenne molto popolare alla fine degli ’80 a seguito della pubblicazione in castigliano di alcune sue canzoni. Raccolte nel disco  Battiato en español , pubblicato nel 1987, queste canzoni erano note nel paese iberico già dai primi anni ’80, quando diversi singoli del cantautore erano stati pubblicati in castigliano. Al festival Eurovisione del 1984, Battiato rappresentò l’Italia con “I treni di Tozeur”, e fu proprio la Spagna a dargli il massimo punteggio. 

Intervista a Maurizio Di Bona

In occasione dei 79 anni dalla nascita di Franco Battiato, abbiamo intervistato Maurizio Di Bona, in arte The Hand, che ha realizzato per Mimesis Edizioni il suo personale omaggio alla figura del cantautore siciliano con Battiato l’alieno”, affiancando ai propri disegni i testi di Alessio Cantarella – amico di Battiato e Manlio Sgalambro – che ha raccolto  una miriade di ricordi di collaboratori, colleghi e artisti legati a Battiato.

Innanzitutto Maurizio Di Bona, parlaci del libro uscito pochi mesi fa, “Battiato l’alieno”.

È per il 50% un’operazione satirica, tutta la parte disegnata che mi riguarda, alla quale si è aggiunta poi la parte scritta curata dal coautore Alessio Cantarella, ingegnere informatico di Catania, che ha raccolto una miriade di ricordi di amici e colleghi di Franco, in modo da alternare alle mie distorsioni e liceità un ritratto più composito e fedele dell’uomo più che del personaggio.

Che particolarità ha rispetto ad altri libri sul celebre cantautore?

Ha decisamente poco in comune con le altre pubblicazioni. Il solo fatto di raccontare Battiato attraverso scenette grottesche e umoristiche lo pone fuori da altri contesti. È un’incursione nell’universo che Battiato ha abitato e per certi versi inventato. Lo si potrebbe definire il resoconto di un viaggio alla scoperta e ri-scoperta del cantautore catanese e dell’immaginario legato alle sue canzoni, dal momento che io stesso quando ho iniziato la lavorazione, addirittura 14 anni fa quando vivevo in Germania, non conoscevo tutta la produzione artistica del musicista ed ignoravo la dimensione del pittore e del regista. Nel complesso abbiamo voluto raccontare un Battiato leggero, divertente e autoironico, quale era agli occhi di chi lo ha conosciuto da vicino e frequentato, per niente serioso, misogino o misantropo come invece i media lo hanno spesso presentato.

Parlaci un po’ di te come artista.

Mi occupo di fumetti e illustrazioni. Ho sempre disegnato e se guardo indietro mi sembra di essere salito su un treno dal quale non posso e non voglio più scendere. Intravedo le stazioni: personaggi che mi rapiscono, di cui mi piace occuparmi, dalle rockstar ai filosofi, e argomenti da approfondire e su cui divagare. Da bambino scarabocchiavo tutto quello che vedevo in tv: da Furia a Zorro, da Spiderman a Tarzan e poi l’interminabile serie di robot giapponesi, passando per cartoni e fumetti di ogni genere… tutto materiale che ho sublimato in salsa satirica in due libri proprio qualche anno fa con Roberto Corradi (è tutto un Manga Manga e Supereroi / EF edizioni). Per quanto riguarda tutto il resto chi è curioso può andarsi a guardare le cose che faccio su www.thehand.it.

battiato libro

Parlaci delle tue esperienze come italiano all’estero.

È paradossale e ironico il fatto che ogni volta che mi sono spostato di nazione in nazione abbia lavorato poi con un altrove geografico. Quando ero in Italia avevo collaborazioni con New York e addirittura con un magazine islandese. Trasferitomi in Germania ho cominciato a disegnare satira politica per l’appena fondato Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. Ho mantenuto le collaborazioni con l’Italia mentre mi trasferivo in Irlanda e poi in Polonia, dove vivo da 8 anni, e nella parentesi vissuta a Firenze ho lavorato con inglesi e irlandesi.

Curioso sarebbe sapere come sarebbe andata a finire se non ci fosse stata la pandemia e tutti gli sconquassi del covid-19, dal momento che ero stato chiamato proprio da un’agenzia in Spagna per finire a lavorare verosimilmente in una filiale in Portogallo! Ma poi è saltato tutto. Anzi, a questo punto, considerati i venti di guerra che spirano dalle “mie” parti, approfitterei di questa circostanza iberica per lasciare un messaggio in bottiglia, così da rimettere in ordine il corso degli eventi e fare in modo che mi ritrovi presto a “trabajar” in quel di Siviglia, Malaga o Valencia… e se ci leggono anche in Portogallo, perché no a Lisbona, dove il mio cognome suona già familiare. Sarebbe anche l’occasione perfetta per poter tradurre lavori in spagnolo partendo proprio da questo su Battiato.

Battiato, lo dicevamo , ha cantato molte sue canzoni anche in lingua spagnola ed in Spagna era amatissimo, e lo è tuttora. Ha avuto successo e notorietà anche in altri paesi europei?

Risponde Alessio Cantarella, autore insieme da Maurizio Di Bona del libro “Battiato l’alieno”.

battiato

Battiato ha tenuto oltre 50 concerti in Spagna e ha pubblicato 8 album interamente in spagnolo. Addirittura il brano Nomadi (di Juri Camisasca) è stato lanciato in spagnolo come primo singolo dell’album Nómadas nel 1987, un anno prima di essere pubblicato in italiano in Fisiognomica. Nelle altre nazioni non ha mai cercato il successo. Ad esempio, dopo la pubblicazione dell’album Echoes of Sufi Dances (1985), che conteneva 9 canzoni adattate in inglese, la EMI gli propose un tour di molte date negli USA e Battiato si rifiutò. Il primo concerto oltreoceano si svolse soltanto 15 anni dopo, il 14 gennaio 2000 alla Town Hall di New York. La scaletta iniziale era pressoché identica all’album Fleurs: La canzone dell’amore perduto, Ruby Tuesday, ecc. Ricordo che i primi pezzi ricevettero un consenso abbastanza tiepido (per gli standard a cui era abituato in Italia). Alla fine de La canzone dei vecchi amanti, dopo il ritornello in francese, il pubblico si accese e gli tributò un applauso lunghissimo, la cui eco si protrasse per tutti i brani successivi.

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