Roma, il movimento Bruciamo Tutto colora di rosso le scale di Piazza di Spagna per dire basta ai femminicidi

piazza spagna protesta
Azione del movimento Bruciamo Tutto a Piazza Venezia, Roma, nella mattina del 26 giugno 2024, per sensibilizzare sul dramma dei femminicidi e chiedere urgenti misure.

Il movimento BRUCIAMO TUTTO ha compiuto, mercoledì 26 giugno, un’azione di disobbedienza civile nonviolenta in Piazza di Spagna, a Roma. L’azione ha avuto inizio alle 10:06 di mattina. Sei attiviste sono arrivate in Piazza di Spagna sulla parte alta delle scale ed hanno versato del colore rosso che è caduto a cascata sulle scale. Sono stati sparsi sulla scalinata fogli di carta con sopra i nomi delle vittime di femminicidio in Italia da Giulia Cecchettin a oggi.

Una delle attiviste, di nome Anna, ha dichiarato durante la azione: “Quaranta persone socializzate come donne sono state uccise dopo Giulia Cecchettin, ma ce ne sono molte di più che ogni giorno subiscono violenza e abusi a causa del loro genere. Questo è il loro sangue: una strage che la società si rifiuta di vedere, che resta sempre nascosta e accettata, come fosse normale morire per mano del proprio marito, partner, figlio. “. 

Manuela ha aggiunto: “Elena Cecchettin ha detto: per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto. Siamo qua per questo: siamo Bruciamo Tutto. Siamo qua per urlare il nostro dolore e rendere visibile il problema. Il nostro governo non agisce davanti a queste tragedie. Chiamiamo, quindi, tutte le realtà transfemministe e queer il 6 luglio per creare una coalizione e chiedere insieme al governo un reddito di liberazione per le persone che subiscono violenza di genere.” 

Il video dell’azione di protesta a Roma

Vernice su scalinata di piazza di Spagna: l’azione contro i femminicidi del movimento Bruciamo tutto

Un gruppo di attiviste e attivisti del movimento “Bruciamo tutto” ha versato vernice rossa su Scalinata Trinità dei Monti, in piazza di Spagna, a Roma, nella…

“Abbiamo fatto questa azione per portare l’attenzione della società su un problema che non si può più assolutamente ignorare – si legge in un comunicato stampa del movimento. “Quaranta persone socializzate come donne sono state uccise dai propri partner, ex partner, mariti, colleghi o figli da dopo Giulia Cecchettin. Questo colore simboleggia il loro sangue, che noi vogliamo venga messo in luca, nella quotidianità, in Piazza di Spagna e ovunque”.

“Il governo non ne parla – aggiungono le attiviste – non attua un vero cambiamento utile a proteggerci e a cambiare il sistema. Il governo di Giorgia Meloni taglia del 70% i fondi ai centri antiviolenza, attacca la legge 194, non si cura dei diritti delle persone queer, dei diritti delle persone migranti. Il nostro governo esclude dalle case rifugio tante categorie di persone, per esempio con figli di una certa età, con problemi di tossicodipendenza, con disagio psichiatrico, ecc. Non possiamo più accettare questa situazione così grave” concludono.

Il movimento Bruciamo Tutto

BRUCIAMO TUTTO è un movimento che nasce dalla necessità di porre fine a un sistema patriarcale, che opprime, molesta, stupra e uccide le persone socializzate come donne, si legge nella presentazione. Il governo è inerme di fronte alla gravità della violenza che dilaga ogni giorno nel nostro Paese, nonostante la cronaca parli chiaro: dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, si sono susseguiti infiniti altri femminicidi e queste storie sono cadute nel silenzio. Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg di un problema molto più grande: lo Stato non vuole riconoscere il bisogno di una profonda trasformazione culturale, che dovrebbe iniziare dall’istruzione e continuare con provvedimenti legislativi per assicurare alle persone socializzate come donne il diritto ad una vita libera e sicura, concludono gli attivisti.

La richiesta del movimento

La richiesta del movimento Bruciamo Tutto riguarda un miglioramento del già esistente reddito di libertà: un contributo di euro 400 pro capite su base mensile per un massimo di 12 mesi alle donne che hanno subito o subiscono violenza seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. Questo contributo dovrebbe consentire e permettere l’autonomia e la fuoriuscita dalla violenza. In realtà però l’iter per ottenerlo è molto lungo e burocratizzato.

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