Un mese fa la DANA devastava l’area di Valencia ed altre aree della Spagna: la situazione oggi e le cose da sapere

29 novembre-29 ottobre 2024: un mese dalla DANA che ha causato 230 morti in Spagna, cos’è successo? Le chiavi per ricapitolare ed il punto della situazione.

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Gli effetti dell’alluvione a Valencia, nel quartiere di Paiporta. Foto di @ Lafotografazurda da: https://depositphotos.com/

Un mese è passato ormai da una delle peggiori catastrofi che abbia colpito la Spagna in tempi recenti, la grande alluvione nell’area metropolitana di Valencia e nella provincia di Albacete del 29 ottobre 2024 . Una alluvione causata da un fenomeno meteo conosciuto come DANA (goccia fredda), che ha colpito non solo Valencia ma anche altre aree della Spagna orientale, e che ha causato 230 morti.

Valencia, la situazione oggi

Il 29 novembre, un mese dopo, la zona metropolitana di Valencia è ancora un luogo in forte difficoltà, con i segni del fango ormai secco ancora ben evidente nelle strade, 1.500 garage privati ancora inondati, 18 scuole chiuse, 135 mila tra negozi e case  danneggiati ed oltre 120mila automobili distrutte dalla piena che devono essere rimosse dalle strade, in alcuni casi impilate in attesa di esser portate via.

Il bilancio ufficiale della peggior calamità naturale che abbia colpito la Spagna negli ultimi decenni è di 230 vittime, ma ci sono ancora 4 persone disperse.   

Ma cos’è successo un mese fa, quali sono le chiavi per capire questa grande tragedia? Qui sotto lo ricapitoliamo. A questo link invece, tutti gli articoli pubblicati nelle scorse settimane a seguito del disastro.

L’alluvione in Spagna del 29 ottobre 2024, tutte le notizie

Cos’è successo il 29 ottobre del 2024?

Una DANA, cioè una goccia fredda (fenomeno meteorologico caratterizzato da presenza di aria fredda in quota isolata rispetto alla circolazione generale, che in Spagna può causare violente ondate di maltempo in autunno) ha investito il 29 ottobre del 2024 la Spagna orientale, interessando molte aree, in particolare la comunità autonoma dell’Aragona, la Castiglia -La Mancia, l’Andalusia, la Catalogna e la Comunità Valenciana.

La violenta ondata di maltempo ha provocato piogge torrenziali che hanno rilasciato più di 600 mm in alcuni osservatori meteorologici, facendo registrare anche dei record per quantità di pioggia caduta in poche ore. Questa enorme massa d’acqua caduta in poco tempo, peraltro su terreni spesso compattati dalla grave siccità dei mesi scorsi, ha causato piene improvvise e lo straripamento di numerosi fiumi o valli secche nel versante mediterraneo.

Cos’è una DANA: questo termine meteorologico spagnolo è associato a forti ondate di maltempo in Spagna

Queste piene sono state particolarmente catastrofiche a Valencia, area metropolitana dove l’acqua ha trovato sul suo cammino edifici ed infrastrutture, ma non è stata solo Valencia ad essere gravemente colpita. Altra area gravemente danneggiata e dove si sono contati diversi morti è stata la provincia di Albacete, nella Castiglia-La Mancia, quindi nell’entroterra.  A Letur, paesino castigliano, una piena improvvisa ha causato 6 morti ed ha distrutto diversi edifici. 

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ERCC – Emergency Response Coordination Centre

Il bilancio del disastro

La gravità della situazione è diventata evidente con il passare delle ore e dei giorni. L’attenzione mediatica spagnola si è concentrata in particolare sui gravissimi danni nell’area metropolitana di Valencia, dove si contano oltre 200 vittime, anche se vittime si sono registrate anche in Castiglia-La Mancia ed Andalusia. Il primo giorno il bilancio provvisorio era già di quasi 100 vittime, poi con il passare delle ore e dei giorni è cresciuto fino alla cifra di 230 vittime.

Cosa non ha funzionato?

Prima dell’arrivo della DANA, o goccia fredda, i meteorologi spagnoli avevano avvisato della potenza del fenomeno meteorologico in arrivo. L’agenzia meteo spagnola, AEMET, aveva anche diramato avvisi di allerta rossa nell’area di Valencia. L’allerta rossa è un avviso di massima gravità, che contempla la possibilità di perdite di vite umane. Nonostante fossero attive allerte rosse e arancioni nelle aree colpite dalla DANA, non erano però state prese misure particolari, come chiusura delle scuole, salvo casi puntuali dovuti alla decisione di singoli.

L’allerta meteo rossa e la mala gestione da parte del governo regionale di Mazón

Un aspetto che ha generato molte critiche è stata la gestione da parte del governo regionale valenciano guidato da Carlos Mazón, del Partito Popolare (destra spagnola). Il governo regionale sottovalutò infatti in modo evidente gli avvisi meteo, e decise di non inviare nessun avviso alla popolazione. L’allerta meteo viene diramata dall’agenzia meteorologica, ma spetta alle amministrazioni locali prendere tutta una serie di misure di prevenzione. Tra queste, l’attivazione del sistema EU-alert, che in Spagna si chiama Es-alert (in Italia è IT-alert) e che consiste nell’invio di messaggi sul telefono di tutte le persone che si trovano in una certa area geografica a rischio.

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https://depositphotos.com/

Il governo regionale decise, nella giornata del 29 ottobre, di non inviare il messaggio e addirittura di mandare un messaggio tranquillizzante alla popolazione (“sta smettendo di piovere”).  Solo in serata, quando le persone stavano iniziando a morire nelle proprie auto o nei garage, colpite dalla piena, il governo regionale ha disperatamente mandato il messaggio, ma era ormai tardi. L’allerta rossa era stata diramata 12 ore prima. 

Nei giorni successivi sono emersi altri dettagli della gestione dell’emergenza da parte del governo regionale, che hanno generato molta rabbia nella popolazione e che hanno portato decine di migliaia di valenziani in piazza in una grande manifestazione tenutasi il 9 novembre. Il governo regionale di Mazón però, ha escluso le dimissioni. 

I fatti principali nei giorni successivi: migliaia di angeli del fango e dure contestazioni al Re e a Pedro Sánchez

Nei giorni successivi, nel mezzo di una enorme commozione per la catastrofe (in Spagna sono stati convocati tre giorni di lutto nazionale), si è resa evidente la mobilitazione di migliaia di volontari, che hanno aiutato a spalare fango dalle strade e acqua dalle zone inondate, e dato supporto alle popolazioni più colpite.

Oltre all’aiuto degli angeli del fango c’è stata una enorme mobilitazione di militari civili, attraverso la UME, le unità militari di emergenza spagnole, che sono un ramo delle Forze Armate di Spagna destinate all’uso in situazioni di calamità naturale. A seguito dell’alluvione di Valencia c’è stato il più importante dispiegamento di soldati in tempi di pace in Spagna.

Anche su questo tema sono emerse lentezze da parte del governo regionale di Mazón, che avrebbe dovuto richiedere il loro invio con maggior celerità, ma che ha atteso fino a due giorni rallentando l’invio dei soccorsi. In Spagna spetta alle comunità autonome la richiesta dell’invio dei soccorsi. 

Le contestazioni al Re ed al premier Pedro Sanchez

Un altro momento che ha marcato il dopo-catastrofe sono state le proteste contro il re Felipe VI e la regina Letizia a Paiporta (Valencia), il 3 novembre. I Reali si sono recati nella zona più colpita per portare solidarietà alle popolazioni colpite, ma sono stati ricevuti con dure contestazioni e lancio di fango. Contestazioni anche verso il premier Pedro Sanchez e verso il governatore regionale Mazón. Le proteste hanno messo in luce la disperazione della popolazione, che si è sentita abbandonata sia prima – nella giornata del 29 ottobre quando non è stata avvertita del pericolo imminente – sia dopo, quando ci sono state lentezze e intoppi nella macchina dei soccorsi. Nel giorno della visita delle autorità, ancora diverse persone senza vita dovevano essere recuperate dai canali inondati.

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La manifestazione del 9 novembre per chiedere le dimissioni del governo regionale Mazón

Almeno centomila valenziani sono scesi in piazza il 9 novembre in una grande manifestazione che ha chiesto le dimissioni del governo Mazón per la gestione dell’emergenza. Il governo regionale di Mazón però, appoggiato dal Partito Popolare nazionale di Feijoo, ha escluso le dimissioni. 

Il numero di vittime: bilancio ancora parziale un mese dopo

Il bilancio ufficiale dell’alluvione di un mese fa, non solo a Valencia ma anche nelle altre località colpite, è di 230vittime. Ci sono però ancora 4 persone disperse.   

I dati pluviometrici del 29 ottobre

L’AEMET (l’agenzia meteorologica statale spagnola) della Comunità Valenciana ha confermato ad inizio novembre gli impressionanti dati sulle precipitazioni registrate lo scorso 29 ottobre. Presso l’osservatorio Turís – Mas de Calabarra, si sono accumulati 771,8 mm (o l/m²) in circa 14 ore, molto vicino al record ufficiale della Spagna, che continuano ad essere gli 817 mm caduti nel comune valenciano di Oliva il 3 novembre 1987. Si tratta di quantitativi che non cadono in queste aree neanche in un anno, e che sono venuti giù nel giro di poche ore.

Questi sono gli spaventosi dati pluviometrici registrati il 29 ottobre 2024 vicino Valencia, in Spagna

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Un altro aspetto emerso a seguito della catastrofe è stata la mancanza in Spagna di una allerta di tipo idrologico. Il 29 ottobre erano infatti attive le allerte di tipo meteo, che avvisano in quali aree pioverà con maggior violenza ed intensità.

La situazione oggi, 29 novembre 2024

Il 29 novembre del 2024, un mese dopo la DANA, i media spagnoli tornano a concentrarsi sulla catastrofe di Valencia e di Albacete, dedicando all’evento prime pagine e speciali. Di seguito, gli impressionanti dati che rendono l’idea di quanto ancora i danni siano enormi: ancora 1500 garage sommersi,  350mile persone interessate da danni in 75 comuni, 135mila tra negozi e case danneggiate, di cui 2500 sono irrecuperabili, 129 mila automobili distrutte dalla piena che hanno creato dei grossi tappi e che andranno rimosse, 530 km quadrati di territorio interessato.  Ancora difficile da stimare, ma l’impatto economico potrebbe avere effetti sul PIL nazionale spagnolo. Il governo Sanchez intanto, ha approvato tre pacchetti di aiuti per un totale di 16 miliardi di euro. 

I cittadini sono però esasperati e stanchi dopo un mese, visto che l’area colpita è ancora lontana da un ritorno alla normalità, e la paura è ora di venire abbandonati. Tra le preoccupazioni però, anche le conseguenze sulla salute: i sistemi fognari intasati e le aree inondate piene di fango e inquinanti preoccupano per le possibili ricadute sulla salute della popolazione.

A livello ambientale invece, il disastro è stato già confermato nei giorni scorsi: particolarmente colpita l’area dell’Albufera.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid a El Itagnol
Giornalista italiano a Madrid, caporedattore di Meteored Italia e autore-fondatore del sito di informazione "El Itagnol - Notizie dalla Spagna e dall'Italia".
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