
Il 12 dicembre si ricorda in Italia l’anniversario della strage di Piazza Fontana, che si verificò il 12 dicembre del 1969, a Milano. Fu un attentato terroristico che causò la morte di 17 persone e il ferimento di oltre 80. L’esplosione avvenne all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana, ed è indicato come l’atto di inizio della strategia della tensione, cioè una serie preordinata di atti terroristici, avvenuti per tutti gli anni ’70 e anche inizio ’80, che avrebbe dovuto creare in Italia uno stato di tensione e una paura diffusa nella popolazione, fino a giustificare (o far richiedere dalla popolazione) svolte di tipo autoritario.
La strategia della tensione in Italia
La strategia della tensione, che alcuni storici fanno in realtà iniziare con la strage di Portella della Ginestra (1947), venne attuata da una parte delle forze più reazionarie della società italiana. Gli attentati terroristici vennero messi in atto da gruppi neofascisti, con l’aiuto però e l’organizzazione da parte anche di settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato.
Milano, #12dicembre 1969, ore 16.37: una bomba esplode all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura a #PiazzaFontana. La deflagrazione uccide 17 persone e ne ferisce altre 88.
Altri tre ordigni esplodono nello stesso giorno a Roma, facendo complessivamente 17 feriti. pic.twitter.com/igUNbnhIhP— raicultura (@RaiCultura) December 12, 2024
L’attentato del 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana fu attribuito inizialmente a gruppi di estrema sinistra. Tuttavia, le indagini rivelarono che l’attentato fu opera di gruppi di estrema destra. Dare la colpa ai gruppi di sinistra, che vivevano dal 1968 una stagione d’oro di mobilitazioni che stava cambiando il Paese, con l’intreccio delle proteste studentesche con quelle operaie, aveva come obiettivo destabilizzare l’Italia e avviare una “strategia della tensione”, incentivando risposte autoritarie contro quelle proteste.
Quella del 1969 fu solo la prima di una lunga serie di stragi compiute nelle stazioni ferroviarie, sui treni o nelle piazze, e che avrebbe lasciato centinaia di vittime. Segna anche l’inizio di una svolta violenta nella contestazione di sinistra, con la nascita dei primi gruppi armati di estrema sinistra.
In Spagna c’è stata la strategia della tensione?
Per quanto riguarda la Spagna, la storia è del tutto diversa. Mentre l’Italia viveva le grandi lotte degli anni ’60, infatti, con l’apice tra il 1968 ed il 1977, proteste che avvenivano in un Paese democratico, la Spagna era ancora sotto la dittatura di Franco. In Spagna, quindi la strategia della tensione non era necessaria all’estrema destra o ad apparati dello Stato, perché il paese era già sotto un regime.
Dopo la morte di Franco però (1975), il paese attraversò un periodo di transizione politica molto delicata, noto come la “Transición” (Transizione). Questo periodo non fu segnato da una strategia della tensione come in Italia, ma vi furono momenti di forte instabilità. La Spagna affrontò diversi attacchi terroristici da parte di gruppi di estrema destra, che temevano il cambiamento con il passaggio alla democrazie. In Spagna questa strategia della tensione, messa in atto da gruppi di ultradestra che avevano un forte appoggio proprio nei gruppi neofascisti italiani, venne percepita come un ultimo colpo di coda del franchismo.
Leggi anche. Spagna, 23F: 42 anni fa il tentativo di golpe ripiombava il paese nell’incubo di una dittatura
Un episodio significativo fu il tentativo di colpo di stato del 1981 (il “tentativo di golpe di Tejero” del “23F”), ma non si trattò di una strategia della tensione coordinata come quella italiana, anche se il periodo fu caratterizzato da conflitti e violenze politiche che minacciarono la transizione democratica. Da segnalare anche la “matanza de Atocha” del 1977, quando diversi avocati giuslavoristi vennero assassinati a Madrid da un gruppo armato di neofascisti.
In sintesi, mentre in Italia la “strategia della tensione” fu una fase chiara e organizzata, volta a impedire un passaggio democratico verso posizioni più di sinistra e con numerosi tentativi di destabilizzare lo Stato, in Spagna, pur essendo il periodo successivo alla morte di Franco caratterizzato da violenze e instabilità, non ci fu una strategia simile o paragonabile a quella italiana.
Per approfondire
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