
Dal 2 al 5 febbraio 2026, nell’ambito del festival Letras en Sevilla, si terrà una serie di incontri intitolata “1936: La guerra che abbiamo perso tutti”, coordinata da Arturo Pérez-Reverte e Jesús Vigorra e riferita ovviamente alla sanguinosa guerra civile che sconvolse la Spagna quasi 90 anni fa. Da 11 anni, questa iniziativa riunisce persone di ogni orientamento politico per discutere di temi spesso controversi e divisivi per la società, come l’immigrazione, il femminismo e la classe politica, riporta il quotidiano El Paìs. Al di là del suo significato culturale, l’evento è diventato controverso in questa parte finale di gennaio, quando lo scrittore David Uclés, autore del bestseller “La penisola delle case vuote” (Siruela), che tratta della guerra civile spagnola, ha annunciato il suo ritiro, principalmente per due motivi.
In primo luogo, perché non voleva condividere il palco con l’ex presidente del PP José María Aznar e l’ex segretario generale di Vox, Iván Espinosa de los Monteros: “Hanno minato i valori democratici e le misure che ci plasmano come società moderna ed empatica”, ha dichiarato Uclés a El Paìs. Tra gli altri partecipanti figurano Félix Bolaños, Alejandro Amenábar, Julián Casanova, Juan Echanove, Juan Pablo Fusi, Enrique Moradiellos, Carmen Calvo… (Uclés ha anche sottolineato la mancanza di parità: 27 uomini e solo 6 donne).

In secondo luogo, perché, a suo parere, la sua presenza su quel manifesto sotto lo slogan “la guerra che abbiamo perso tutti” dava l’impressione che ne condividesse lo slogan in qualità di firmatario. Come ha spiegato Arturo Pérez-Reverte a questo giornale, il fatto che la frase appaia sul manifesto come un’affermazione e non come una domanda è dovuto a un “errore di impaginazione” in cui i punti interrogativi sono stati omessi. Ed è così che appare ovunque. Tutta la controversia è forse dovuta a un errore tipografico?
La guerra che persero tutti in Spagna? O che vinsero alcuni?
Il giornale El Paìs riporta le frasi dello scrittore che si è ritirato dall’evento, Uclés, secondo cui “la guerra non la persero tutti”. “Credo che il titolo più appropriato sarebbe stato ‘La guerra che abbiamo sofferto tutti’, come sostengo nel mio libro, dove analizzo i meccanismi interni del conflitto. Ma non tutti l’hanno persa. C’è una distinzione molto importante: la guerra è stata vinta dalle stesse persone che l’hanno provocata, e ne hanno tratto profitto per 40 anni”, ha dichiarato lo scrittore a El Paìs. Il ritiro di Uclés dal festival hanno innescato altre reazioni, come quelle del coordinatore di Sinistra Unita, Antonio Maíllo, del vicesegretario generale del Partito Socialista Andaluso, María Márquez, dello scrittore Paco Cerdá e della sociologa Zira Box.
Il dibattito sulla partecipazione a eventi
Questo episodio ha fatto emergere in Spagna, all’interno della sinistra, anche il dibattito sulla partecipazione a eventi organizzati da realtà vicine all’ultradestra o con posizioni non condivise. La grande domanda a cui le diverse personalità coinvolte hanno risposto in modo diverso è: si deve partecipare a eventi di cui non condividiamo l’impostazione, o nei quali ci sono invitati con posizioni di ultradestra, o nostalgie del fascismo? Non è forse importante partecipare proprio a quegli eventi, per far sentire una voce dissonante? O è meglio non partecipare per alzare la voce critica? Un dibattito presente anche in Italia.
Per approfondire
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El diálogo que perdimos todos
¿Solo queremos participar en encuentros ideológicamente afines y en los que todos los participantes son de nuestra misma ideología y/o profesión, o es precisamente en aquellos lugares donde se cuestionan nuestras convicciones, fundamentadas en investigación, donde es más importante que la ejerzamos?
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