
Riproponiamo un articolo del 2019 pubblicato qui su El Itagnol, ampliato e aggiornato al 2026, a seguito degli ultimi eventi e dopo l’attacco militare USA che ha portato all’arresto di Maduro, in Venezuela.
Non succede frequentemente che la situazione politica di un paese straniero abbia così tante ripercussioni ed eco sulla politica interna di uno stato. È quello che accade da ormai venticinque anni in Spagna con il Venezuela, un paese straniero su cui però si sono fatte intere campagne elettorali, su cui si sono consumati pesanti scontri fra partiti politici e su cui l‘attenzione dei giornali e delle televisioni spagnole è stata altissima. Del resto, i vincoli fra i due paesi sono sempre stati molto importanti, in primis quelli economici ma anche dal punto di vista migratorio con migliaia di venezuelani che risiedono in Spagna. Un numero che è andato aumentando sempre più, fino a toccare nel 2025 le 400mila presenze.
Tra queste persone non ci sono solo venezuelani che sono venuti a cercare in Spagna un futuro migliore e di maggior libertà, ma anche imprenditori e famiglie della alta borghesia venezuelana, che hanno portato in Spagna i loro capitali investendoli ad esempio nel settore immobiliare, e contribuendo così alla gentrificazione del centro ella capitale spagnola.
Vent’anni di Venezuela in Spagna
Fin dall’inizio della Rivoluzione Bolivariana portata avanti da Hugo Chavez, nel 1999, la presenza del Venezuela nei discorsi e nella politica spagnola è stata molto importante. Ma è dopo il 2002, anno del tentato golpe della destra venezuelana, che il Venezuela diventa tema caldissimo.
¿Por qué no te callas? Lo scontro tra Chávez e il re Juan Carlos
Fin da subito apparve chiara la posizione neanche troppo velatamente pro-golpe dei media spagnoli (che non parleranno mai di colpo di Stato contro Chávez). Il messaggio ufficiale del governo Aznar fu di estrema cautela, ma nessuno parlò mai di golpe. Sarà lo stesso Hugo Chávez ad accusare anni dopo (nel 2007) il governo Aznar di aver avuto una implicazione nel tentato golpe delle destre. In quell’occasione, durante il vertice Iberoamericano, il re di Spagna Juan Carlos I pronuncerà la famosa frase “¿Por qué no te callas?“ (‘perché non taci?’) rivolgendosi a Chavez. Una frase diventata leggendaria in Spagna e non solo.
Leggi anche: Attacco USA in Venezuela: la reazione del governo Sánchez, in una Spagna dove il Paese sudamericano è da anni al centro del dibattito politico
Podemos e le simpatie per il socialismo del XXI secolo
Negli ultimi anni il Venezuela è diventato sempre più centro di dibattito politico in Spagna a seguito della forte crescita della sinistra spagnola, in particolare del partito Podemos, nato nel 2014. Nei primi anni di vita del partito viola, nato sull’onda della protesta del 15M, il leader Pablo Iglesias parlerà spesso della Rivoluzione bolivariana e del socialismo del XXI secolo portato avanti da Chavez in Venezuela, se non come un modello certamente come una possibilità di lottare contro le storture del modello capitalista. Sono ancora gli anni in cui l’alto prezzo del petrolio permettono al chavismo di ampliare la rete di protezione pubblica alle fasce più povere, anche se già allora c’erano evidenze su un grave e ulteriore deterioramento della salute democratica del Paese.
“Podemos finanziato dal Venezuela”
L’appoggio di Podemos al chavismo fa sì che le destre spagnole usino l’argomento Venezuela a tutto campo. Nella campagna elettorale del 2015 e poi in quella del 2016, il PP e Ciudadanos utilizzarono più volte l’esempio del Venezuela per caricare contro la sinistra: “se vince Podemos, la Spagna finirà come il Venezuela”, era il messaggio. E ancora, accusarono Podemos di essersi formato con i soldi del chavismo, accusa infondata e mai confermata dai fatti.
Madrid, capitale dell’opposizione a Maduro
Madrid è diventata negli ultimi anni la capitale dove ha trovato rifugio l’opposizione a Maduro, e dove ci sono stati importanti atti anche istituzionali in appoggio ai leader dell’opposizione venezuelana. nel 2019 il leader dell’opposizione Guaidò venne ricevuto a braccia aperte a Madrid dalla presidente della regione madrilena Isabel Diaz Ayuso e dal sindaco della città, entrambi del Partito Popolare.
Le accuse a Sanchez e Zapatero tra il 2023 ed il 2025
Anche nel 2025 le destre spagnole, sia il PP che Vox, hanno usato il Venezuela per caricare contro il governo Sanchez. Il leader socialista è stato accusato dai principali partiti della destra spagnola di portare la Spagna sulla via del Venezuela (anche se queste accuse non sono state accompagnate da nessun esempio concreto sul perché e sul come la Spagna si starebbe trasformando nel regime di Maduro). Accuse della destra sono state rivolte anche all’ex premier socialista Zapatero, che negli ultimi tempi ha agito come mediatore tra Venezuela e altri soggetti internazionali. Zapatero è stato accusato dalla destra spagnola addirittura di essere un “fiancheggiatore” di Maduro.
Insomma, il Venezuela scalda la politica interna spagnola da oltre due decenni.
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