Sono passati novant’anni dal golpe militare del luglio 1936, e la Spagna ricorda uno degli eventi più drammatici della sua storia contemporanea. Tra il 17 e il 18 luglio 1936 una parte dell’esercito, guidata da un gruppo di generali tra cui Francisco Franco, si sollevò contro il governo costituzionale della Seconda Repubblica nel tentativo di prendere il controllo dello Stato. Il colpo di Stato non riuscì a conquistare rapidamente l’intero Paese e si trasformò in una guerra civile destinata a durare quasi tre anni.
Il conflitto, conclusosi nel 1939 con la vittoria delle forze nazionaliste guidate da Franco, provocò centinaia di migliaia di vittime, un vasto esodo di profughi e l’instaurazione della dittatura franchista, che sarebbe durata fino alla morte di Franco nel 1975. Gli storici sottolineano inoltre come la guerra civile spagnola rappresentò un banco di prova per le potenze europee alla vigilia della Seconda guerra mondiale: la Germania nazista e l’Italia fascista sostennero militarmente i ribelli, mentre l’Unione Sovietica appoggiò la Repubblica.
A distanza di novant’anni, il dibattito sulle cause del golpe e sull’eredità della guerra civile resta vivo nella società spagnola. La ricerca storica degli ultimi decenni, favorita anche dall’apertura degli archivi, ha contribuito a rivedere molte interpretazioni consolidate durante il franchismo, mentre il tema della memoria storica continua a essere al centro del confronto pubblico e politico.
A partire dagli anni Duemila, e in particolare con i governi socialisti di José Luis Rodríguez Zapatero e Pedro Sánchez, la Spagna ha approvato diverse leggi sulla memoria storica e democratica, volte a riconoscere le vittime repubblicane della guerra civile (finora del tutto dimenticate) e della dittatura franchista, favorire l’apertura delle fosse comuni, rimuovere simboli del regime e promuovere la ricerca storica. Tra gli episodi simbolo di questo sforzo c’è stata anche l’esumazione della salma di Franco dalla Valle dei Caduti, un enorme mausoleo a pochi chilometri da Madrid dove il dittatore spagnolo riposava in uno spazio predominante.
Queste iniziative sono state criticate dal Partito Popolare e successivamente da Vox. La destra spagnola, con toni diversi, accusa la sinistra di voler “riaprire vecchie ferite” e utilizzare il passato a fini politici. La sinistra difende però che in Spagna non è mai stato nessun sforzo per cancellare i simboli del franchismo (solo i governi socialisti hanno rimosso insegne, nomi di gerarchi della dittatura dalle strade, statue) e che non c’è mai stato un generale riconoscimento verso i repubblicani, che lottarono per la difesa della Repubblica democratica.
Nonostante i progressi degli ultimi anni, numerosi storici e associazioni per la memoria evidenziano che in Spagna mancano ancora grandi luoghi nazionali dedicati alle vittime della repressione franchista e che migliaia di persone risultano tuttora sepolte in fosse comuni non ancora identificate.
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