La morte di Francesco Guccini vista dalla Spagna, con l’addio del giornale italo-spagnolo “El Itagnol”: dalla collaborazione con Joan Manuel Serrat fino alle canzoni, tra cui spicca Don Chisciotte, e l’amicizia con il suo chitarrista argentino.

Il cantautore italiano Francesco Guccini se n’è andato il 6 agosto 2026 nella sua casa di Pavana, nel comune di Sambuca Pistoiese, all’età di 86 anni. Con lui scompare uno dei padri della canzone d’autore italiana, una voce che per oltre mezzo secolo ha attraversato osterie, montagne appenniniche e generazioni intere di ascoltatori. Tra i suoi affezionatissimi fan troviamo infatti persone di ogni età, dai suoi coetanei e dalla generazione che ha vissuto la stagione di mobilitazioni del ’68, fino a chi oggi ha 40, 30 o 20 anni.
La famiglia ha dato la notizia con parole semplici: si è spento circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari. Per sua volontà, le esequie si sono svolte in forma strettamente privata, mentre a settembre è prevista una cerimonia commemorativa pubblica per chi ha voluto salutarlo. A Bologna, la città che lo ha adottato e nella quale ha vissuto molti anni, è stato proclamato il lutto cittadino.
Un cantastorie tra la via Emilia e il West
Nato a Modena nel 1940 e trapiantato a Bologna, Guccini ha scritto e cantato brani entrati nella colonna sonora di milioni di italiani. La locomotiva, Auschwitz, L’avvelenata o Canzone per un’amica, solo per citarne alcune. Ha saputo essere insieme cantastorie popolare e intellettuale rigoroso, tanto da dedicarsi anche a lessicografia, dialettologia ed etimologia nei suoi anni da scrittore.
Il filo che lega Guccini alla Spagna ed al mondo di lingua spagnola
Qui su “El Itagnol” non abbiamo resistito e siamo andati subito a scavare in eventuali fili o legami di Guccini con la Spagna e con il mondo ispanofono. Ne abbiamo trovati tanti. Tra i tanti fili che intrecciano la sua opera, uno meno noto ma particolarmente significativo lo lega proprio alla cultura spagnola — quella Spagna a cui il titolo di questo omaggio, un po’ scherzosamente, rende merito.
Il legame più evidente è letterario: Don Chisciotte, brano dell’album Stagioni del 2000, ispirato al capolavoro di Cervantes, in cui Guccini trasforma l’eroe spagnolo in una metafora della propria ostinazione visionaria e del proprio anacronismo consapevole.
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Ma il rapporto più profondo e concreto con la Spagna passa da un nome solo: Joan Manuel Serrat, uno dei più grandi cantautori spagnoli. Guccini raccontò come tutto nacque grazie a Sergio Secondiano Sacchi, organizzatore del Club Tenco, che in Spagna aveva fatto tradurre diverse sue canzoni in catalano e lo invitò a cantarle di persona insieme ai musicisti locali.
Fu in quel contesto che conobbe Serrat, e da quell’incontro nacque La ziatta, la sua versione — non in italiano ma in dialetto modenese, per rispettare la musicalità dell’originale catalano — di La tieta, uno dei brani più amati del cantautore di Barcellona, pubblicata nell’album Ritratti del 2004. I due tornarono a duettare dal vivo in Catalogna nel 2016, nell’ambito di un progetto che raccoglieva traduzioni internazionali delle canzoni di Guccini in tutto il mondo.
Un legame simile, anche se con un altro angolo della cultura di lingua spagnola, è quello con il cileno Víctor Jara: nel 2006 Guccini tradusse Te recuerdo Amanda del cantautore cileno ucciso dalla dittatura di Pinochet, in Ti ricordo Amanda, portando in italiano una delle testimonianze musicali più struggenti della repressione sudamericana degli anni Settanta.
Per decenni, dal palco, lo ha accompagnato poi Juan Carlos “Flaco” Biondini, chitarrista argentino che ha impresso al suono di Guccini un timbro ispanico riconoscibile, diventando molto più di un semplice turnista: un compagno di strada.
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Ascolta “Don Chisciotte” e “La Ziatta” di Francesco Guccini
Lorenzo Pasqualini
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