
Ci sono numeri che, semplicemente, raccontano una storia diversa da quella che il governo italiano Giorgio Meloni vuole far passare in questo mese di agosto 2026. E i numeri sulla crisi di Ceuta ne sono l’esempio perfetto.
Lo scontro diplomatico Italia-Spagna innescato da Giorgia Meloni
Dopo l’ingresso di decine di migliaia di persone dal Marocco nell’exclave spagnola di Ceuta a fine luglio, il governo Meloni ha reintrodotto i controlli di frontiera con la Spagna dal 1° agosto, giustificandoli con la “persistente pressione migratoria irregolare” che interesserebbe l’Italia. Madrid ha risposto per le rime: prima con un ultimatum, poi — scaduto senza esito il termine del 9 agosto — con contromisure speculari sui viaggiatori in arrivo dall’Italia (che ora si trovano a dover affrontare controlli negli aeroporti in pieno agosto).
Sul piano della comunicazione, Palazzo Chigi ha scelto la linea dura: nessun “ultimatum dall’estero” verrà accettato quando si parla di “sicurezza nazionale”. Un pacchetto di parole efficace, se non fosse che i dati raccontano tutt’altro.
Cosa dicono davvero i numeri sull’immigrazione: nell’Italia di Meloni molti più immigrati irregolari della Spagna di Sanchez
Guardando il quinquennio 2021-2025, gli arrivi irregolari registrati in Italia sono stati complessivamente 463.172, contro i 230.761 della Spagna: praticamente il doppio. Anche guardando i dati più aggiornati diffusi dallo stesso governo spagnolo — che citano le cifre Frontex sul periodo 2021-2026 — il divario resta netto: 478.600 ingressi irregolari attraverso l’Italia contro 234.760 attraverso la Spagna, ben più della rotta balcanica (340.600) e di quella greca (259.800).
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E sul fronte dei rimpatri, il confronto è impietoso in senso opposto: l’Italia ne ha effettuati appena 16.300 in cinque anni, contro i 25.895 della Spagna — che pure ha gestito meno arrivi. In altre parole: l’Italia riceve il doppio delle persone e ne rimanda indietro meno della metà, in proporzione, rispetto a Madrid.
Difficile, con questi numeri sul tavolo, sostenere che sia la Spagna a scaricare pressione migratoria sull’Italia, e non il contrario. Difficile anche credere alle parole di un governo Meloni, nato nel 2022 con il cavallo di battaglia della lotta all’immigrazione irregolare, che vuole trovare alle elezioni del 2027 una conferma da parte dell’elettorato italiano e continuare a governare altri 5 anni.
Una crisi vera, usata in modo propagandistico dall’estrema destra europea
Nessuno mette in dubbio la gravità di quanto accaduto a Ceuta: oltre 50mila persone arrivate in pochi giorni, più di 80 morti accertati (probabilmente sottostimati), un esercito mobilitato per contenere la situazione. È una tragedia umanitaria che avrebbe meritato solidarietà europea, non un contenzioso bilaterale.
Invece Meloni ha scelto di trasformare l’emergenza in un’occasione politica: sospensione di fatto di Schengen con la Spagna, e — pochi giorni dopo — la promozione di una lettera firmata da 22 paesi che attribuisce la crisi alle politiche più permissive di Madrid, in particolare alla regolarizzazione di quasi un milione di persone senza permesso di soggiorno varata dal governo Sánchez. Un impianto retorico costruito attorno al cosiddetto “pull factor”: l’idea che sia la generosità spagnola ad attirare i migranti, non le rotte del Mediterraneo o le crisi nei paesi di partenza.
È un’operazione di framing, pura propaganda basata su dati e informazioni fornite in maniera confusa per creare un effetto sull’opinione pubblica che funziona bene sui social e nei titoli dei giornali, ma che i numeri sui flussi smentiscono clamorosamente. Se il problema fosse davvero chi “attira” più migranti, il Paese sotto accusa dovrebbe essere quello con il numero di arrivi più alto — e quel Paese, dati alla mano, è l’Italia.
L’assurdo agosto 2026 per chi viaggia tra Italia e Spagna: “schiavi della propaganda di Giorgia Meloni”
Chiudere (parzialmente) le frontiere con la Spagna non risolve nulla sul piano operativo: i controlli a campione annunciati non fermano un flusso che passa in larghissima parte da altre rotte. Quello che ottengono, con certezza, è un effetto mediatico: spostare l’attenzione pubblica dai numeri strutturalmente più alti dell’Italia verso una crisi di cui la Spagna, semmai, è vittima quanto attore.
Si consuma anche un’altra guerra, tutta politica: quella per le elezioni del 2027, che vedranno sia Italia che Spagna eleggere un nuovo Parlamento e quindi un nuovo governo. La Spagna, governata dalla sinistra da ormai 8 anni, potrebbe virare a destra, l’Italia di Meloni potrebbe voltare pagina. Bisogna leggere anche in questa chiave questo assurdo scontro agostano.
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