Fine settimana caldo a Madrid: manifestazione della destra per Ceuta, la sinistra in piazza per crisi abitativa e scuola pubblica

Puerta del Sol Madrid acampada settembre 2026
Un fermo immagine del telegiornale della RTVE informa, nel pomeriggio di domenica 27 settembre 2026, dell’inizio di una acampada nella Puerta del Sol contro la crisi abitativa.

MADRID – Nel fine settimana Madrid è stata attraversata da mobilitazioni di segno opposto: sabato 26 la destra è scesa in strada contro la gestione della crisi migratoria a Ceuta e per chiedere la caduta del governo, mentre sabato sera e domenica le realtà della sinistra e organizzazioni dal basso hanno riempito Puerta del Sol con le proteste per il diritto alla casa e per la scuola pubblica. Come spesso accade, anche la partecipazione è oggetto di una battaglia di cifre tra autorità e organizzatori, ma è stato comunque un week-end di mobilitazioni.

Sabato mattina: la “Marcia per la dignità” contro il governo

La giornata di sabato è iniziata con la seconda “Marcia per la dignità”, convocata dalla Sociedad Civil Española e sostenuta da Partito Popolare e Vox, le due principali forze politiche della destra spagnola. I manifestanti chiedevano di cambiare rotta sulla gestione della crisi migratoria a Ceuta, giudicata una “invasione”, chiedendo “la difesa delle frontiere” e le dimissioni del premier Pedro Sánchez, considerato “un traditore della patria” per la sua gestione dell’emergenza. Lo ricordiamo, a fine luglio c’è stato l’ingresso in massa di circa 70mila immigrati irregolari presso la città spagnola di Ceuta, situata in Africa. I manifestanti hanno chiesto elezioni anticipate.

Secondo la Delegazione del governo a Madrid hanno partecipato circa 20.000 persone, mentre gli organizzatori parlano di 180.000. Il corteo è partito alle 10 da Plaza de Cibeles, ha attraversato il centro passando per la Gran Vía e si è concluso intorno alle 14 all’Arco de Triunfo, nella zona della Moncloa. Un imponente dispositivo di polizia ha impedito a un gruppo di manifestanti di proseguire verso il Palazzo della Moncloa, sede del governo e residenza del premier.

Sabato sera: “Ni una Maricarmen más”

Nel pomeriggio la piazza è cambiata. Alle 18.30 è partita da Puerta del Sol la manifestazione contro gli sfratti e la crisi abitativa, promossa dal Sindicato de Inquilinas e scatenata dal caso di Maricarmen Abascal, l’anziana di 87 anni sfrattata mercoledì dalla casa in cui viveva da 70 anni vicino al Retiro. Il corteo si è concluso davanti al Congresso dei Deputati. Anche qui la forbice tra le stime è enorme: circa 25.000 persone secondo la Delegazione del governo, 300.000 secondo gli organizzatori.

Al termine della marcia è nato l’accampamento a Puerta del Sol, che ha richiamato alla memoria il 15M di quindici anni fa e che i manifestanti intendono mantenere almeno fino al Consiglio dei ministri di martedì, chiamato ad approvare il decreto sulla casa.

Domenica 27 settembre: la manifestazione per la scuola pubblica confluisce a Sol

Domenica è toccato alla scuola. Circa 20.000 persone, secondo la Delegazione del governo, hanno sfilato per difendere l’istruzione pubblica madrilena, a due settimane dallo sciopero a oltranza dei docenti convocato dal 14 ottobre. La marcia, indetta dal Comitato di sciopero unitario dell’istruzione pubblica di Madrid con lo slogan “Salvemos la pública”, ha riunito insegnanti, studenti, famiglie, sindacati e piattaforme del settore. È partita da Atocha a mezzogiorno ed è arrivata a Puerta del Sol, sede del governo regionale, dove si è unita all’accampamento per il diritto alla casa. Tra i gilet arancioni del Sindicato de Inquilinas sono comparse così le magliette verdi del mondo della scuola, che denunciano tagli e difficoltà, in una regione dove la percentuale di scuole private paritarie è molto elevato.

Dal palco i portavoce hanno ribadito le richieste: il recupero di un massimo di 17 ore di lezione settimanali nella scuola secondaria e nella formazione professionale e di 22 nella primaria, con il computo che includa le ore di tutoraggio, la direzione di dipartimento e i coordinamenti, oltre a una riduzione del numero di alunni per classe.

Aida Sanmillán, segretaria generale della Federazione Istruzione di CCOO Madrid, ha denunciato una perdita di potere d’acquisto del 21,9% per i docenti madrileni dal 2010, chiedendo un aumento di 600 euro per un “salario dignitoso” e per allinearsi alle altre regioni. Chema Pinto, portavoce di UGT, ha puntato il dito contro la segregazione scolastica, la più alta della Spagna secondo il sindacato, rivendicando una scuola che garantisca pari opportunità. Carlos Ochoa, del Sindicato de Estudiantes, ha invitato le famiglie lavoratrici a unirsi allo sciopero, definendolo non solo una battaglia dei giovani o della comunità educativa, ma la difesa di una conquista sociale dell’intera classe lavoratrice.

La protesta del mondo dell’educazione coinvolge anche gli asili nido pubblici di Madrid, che si trovano in sciopero a oltranza da aprile, e che vivono anche questa settimana di fine settembre una nuova fase di mobilitazioni.

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