Il decreto-casa non passa, la Spagna verso elezioni anticipate: cosa dicono i sondaggi?

Junts, PP e Vox affossano i due decreti sulla casa. Sánchez valuta il voto anticipato e deciderà nel fine settimana. Quasi tutti i sondaggi danno in vantaggio i popolari, tranne il CIS.

elezioni

MADRID – Il governo di Pedro Sánchez incassa una sconfitta pesante al Congresso dei Deputati. Venerdì la maggioranza della Camera, grazie al voto congiunto di Junts, Partito Popolare e Vox, ha respinto i due decreti sulla casa approvati martedì dal Consiglio dei ministri. Erano il frutto di un accordo di governo nato sull’onda delle mobilitazioni per la casa che stanno avendo epicentro nella Puerta del Sol di Madrid.

A fare la differenza è stato il no degli indipendentisti catalani (Junts), una forza politica di centro-destra che ha garantito dal 2023 il voto esterno a Sanchez, e con cui l’esecutivo aveva trattato per settimane, accogliendo gran parte delle loro richieste in cambio della convalida. Junts ha però confermato la decisione presa a tarda sera giovedì e ha votato contro entrambi i testi. Appariva difficile che il partito catalano, erede del democristiano CiU, dicesse sì a misure con una forte componente progressista, come lo stop ai fondi di investimento denominati “avvoltoio”. Del resto questo partito indipendentista, ha appoggiato in questi anni il governo di centro-sinistra di Sanchez principalmente per ottenere politiche più morbide verso la Catalogna, oltre alla legge di amnistia per i politici indipendentisti catalani che erano stati processati. Più volte aveva votato insieme a PP e Vox affossando misure di sinistra, per questo il suo voto contrario non è una sorpresa.

Lo stop porta però la legislatura più vicino che mai a una chiusura anticipata. Secondo fonti di governo citate da elDiario.es, Sánchez, deluso dall’esito del voto, sta valutando la convocazione di elezioni generali e prenderà la decisione definitiva nel fine settimana. Tra le date circolate c’è il 29 novembre. Sanchez potrebbe usare l’anticipo per giocare la carta della mobilitazione a sinistra, chiedendo un voto proprio per poter poi approvare una legge sulla casa, la stessa che non ha potuto approvare oggi. Se ci saranno elezioni anticipate si saprà solo lunedì 5 ottobre.

Ma se si votasse davvero, chi vincerebbe? Gli ultimi sondaggi indicano una direzione abbastanza chiara.

GAD3: il PP in testa di cinque punti

Nel barometro realizzato da GAD3 per ABC (1.010 interviste, 1-3 settembre) il Partito Popolare è la prima forza con il 31,1% e 133 seggi. Il PSOE si ferma al 26,1% con 105 deputati. Vox (estrema destra), terzo, sale al 19,2% con 69 seggi. Il blocco degli “altri”, all’11,4%, comprende Podemos, PNV, Esquerra Republicana e Adelante Andalucía, che otterrebbe un seggio. Con questi risultati il vantaggio della destra sulla sinistra sarebbe molto importante.

SocioMétrica: il divario si allarga

Il sondaggio più recente è quello di SocioMétrica per El Español (1.200 interviste, 24-26 settembre). Il PP raggiunge il 33,9% e 145 seggi, contro il 25,7% e i 107 del PSOE: otto punti e mezzo di distanza. Vox avrebbe 62 deputati. Insieme, PP e Vox arriverebbero a 207 seggi, 31 oltre la maggioranza assoluta di 176. Il dato è quasi identico a quello di agosto, quando GAD3 stimava 206 seggi per i due partiti (149 al PP e 57 a Vox); cambia solo la ripartizione interna. Insomma, nascerebbe un governo di destra con forte componente di estrema destra, con maggioranza assoluta.

Sigma Dos e 40dB confermano il quadro

Sigma Dos per El Mundo vede il PP al 33,1% con 143 seggi, il PSOE al 25,4% con 101 e Vox al 17,9% con 61.

Il sondaggio di 40dB per El País e Cadena SER (2.000 interviste online, 31 agosto-2 settembre, pubblicato il 7 settembre) assegna ai popolari il 32,4% contro il 27,6% dei socialisti. Vox è al 17,8%, Sumar al 5,7% e Podemos al 2,8%.

L’unica voce fuori dal coro: il CIS

Il barometro di settembre del Centro de Investigaciones Sociológicas (4.042 interviste, 1-4 settembre) rovescia il quadro: PSOE al 31%, PP al 25,5%, Vox al 16,6%, con un vantaggio socialista di 5,5 punti. Va però notato che il PSOE perde due punti rispetto al CIS di luglio. A sinistra Sumar arretra di quattro decimi al 5,7%, mentre Podemos guadagna 1,2 punti e arriva al 3,7%. Il sondaggio non misura ancora l’effetto dell’annuncio di Irene Montero di volersi candidare alle prossime politiche. I sondaggi del CIS vengono spesso criticati per il forte scostamento dal trend fotografato dagli altri istituti demoscopici.

Il quadro in sintesi

Gli istituti privati convergono: il PP è davanti con un margine di 5-8 punti sul PSOE, e la somma di PP e Vox supera con ampio margine la maggioranza assoluta. Il blocco di destra vincerebbe quindi con grosso margine. Come indicato da El País, la svolta a destra è potente e molto più evidente rispetto al 2023. Alle elezioni del novembre 2019, il blocco di destra (PP, Vox e Cs) e il blocco di sinistra (PSOE, Podemos e Más País) erano a pari merito al 43%. Nel 2023, la destra ha vinto con il 45% contro il 44%. E ora? Secondo il quotidiano madrileno, la media dei sondaggi indica che PP, Vox e Se Acabó la Fiesta (SALF, l’0altro partito di estrema destra emerso negli ultimi mesi) si aggirano intorno al 52%, lasciando PSOE, Sumar e Podemos al 36%. Un vantaggio di 16 o 17 punti percentuali è senza precedenti per la destra.

Per Sánchez, dunque, l’eventuale voto anticipato partirebbe molto in salita, con la sfida aperta soprattutto sulla capacità della sinistra di mobilitare il proprio elettorato e sul peso dei partiti minori.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid a El Itagnol
Giornalista italiano a Madrid, caporedattore di Meteored Italia e autore-fondatore del sito di informazione "El Itagnol - Notizie dalla Spagna e dall'Italia".
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