
Dallo scorso 26 settembre, la manifestazione permanente per il diritto alla casa a Puerta del Sol, a Madrid, seguita allo sfratto di Maricarmen Abascal, ha scosso il governo di centro-sinistra di Pedro Sánchez. La ‘acampada’ continua nella piazza, e continua a chiedere misure urgenti per affrontare il boom del prezzo degli affitti, per frenare gli sfratti e rendere realmente applicato l’articolo 47 della Costituzione spagnolo, che riconosce il diritto di tutti i cittadini a godere di una “abitazione dignitosa e adeguata”.
L’esecutivo, spinto dalle proteste, ha risposto varando due decreti legge sulla casa, su cui i partiti di sinistra hanno raggiunto un accordo martedì scorso, che prevedono una maggiore protezione contro gli sfratti e la proroga dei contratti di affitto. Oggi, venerdì 2 ottobre, i decreti devono essere convalidati dal Congresso dei deputati.
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Ma il “no” è dietro l’angolo. Il partito catalano Junts, il cui voto è decisivo, ha annunciato che si unirà a PP e Vox (opposizione di destra) per bocciare i provvedimenti. E così sul tavolo torna la carta estrema di Sánchez: le elezioni anticipate.
Así está la acampada de la Puerta del Sol de Madrid mientras se debaten los decretos de vivienda en el Congreso https://t.co/sNwB5DDyKH pic.twitter.com/8ToGRFGcud
— Europa Press (@europapress) October 2, 2026
Il Governo dà ormai per scontata la sconfitta
Nel pomeriggio di questo venerdì 2 ottobre (ore 15), fonti dell’esecutivo hanno ammesso che i decreti decadranno in giornata, nonostante gli ultimi tentativi di convincere Junts. La ministra della Casa, Isabel Rodríguez, ha ricordato al partito catalano che nei testi è confluito “il 90% delle loro proposte”, offrendosi di trasformarli “immediatamente” in disegni di legge per introdurre precisazioni o correzioni tecniche.
Verso le urne?
La probabile bocciatura da parte di PP, Vox e Junts ha riacceso con forza il dibattito su un possibile voto anticipato. Secondo El País, Sánchez si sta prendendo del tempo per decidere e ha passato la mattinata ad ascoltare ministri e dirigenti del partito, mentre il suo entourage considera le elezioni anticipate prima della fine dell’anno probabili “al 99%”, se nulla cambia. Molti dirigenti socialisti vedrebbero nella casa un tema su cui costruire la campagna, al posto della crisi di Ceuta che ha logorato il partito nelle ultime settimane. La Moncloa, dal canto suo, nega che esista un “gabinetto di crisi” e dice di non essere “in ipotesi” di fine legislatura.
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Il primo giorno utile per il voto sarebbe domenica 29 novembre: per rispettare quella data, Sánchez dovrebbe annunciare lo scioglimento delle Camere tra lunedì e martedì. L’altra opzione, discussa da mesi, è attendere marzo.
Riferimenti dell’articolo: El País
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Lorenzo Pasqualini
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