Dopo una settimana di blocchi contro il caro carburante, lunedì 19 ottobre la mobilitazione di camionisti e agricoltori paralizza le autostrade della Campania e svuota i banchi dei supermercati. Domani l’incontro con il ministro Salvini.

Non si ferma la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia. Cominciata a inizio mese in Puglia e in Calabria, e da giorni estesa a Sicilia, Basilicata e Campania, la mobilitazione contro il rincaro del carburante coinvolge ormai sei regioni del Sud e, lunedì 19 ottobre, ha toccato uno dei suoi punti più alti: nella notte e al mattino i camion hanno bloccato gli accessi dell’A1 Milano-Napoli a Caserta Sud e Caianello, e il collegamento con l’A30 Caserta-Salerno è stato chiuso temporaneamente, con code di diversi chilometri tra Napoli e Caserta.
Dalle autostrade ai porti
In mattinata la protesta è arrivata anche al porto commerciale di Napoli, dove alcuni mezzi sono stati parcheggiati in modo da ostruire il varco principale. In Puglia un centinaio di camionisti è partito da Altamura alla volta di Bari, per un presidio sotto la sede della Regione e per chiedere un incontro al presidente Antonio Decaro. In Calabria, dove i fermi sono proclamati dal 16 al 20 ottobre, gli autotrasportatori della Fedralog e gli agricoltori dei movimenti spontanei presidiano una quindicina di aree lungo le principali strade, e domenica pomeriggio è stato bloccato lo svincolo dell’A2 a Falerna. In Sicilia il fermo dei mezzi nei piazzali, senza blocchi stradali, vale fino a mezzanotte di martedì.
Sciopero autotrasportatori, le immagini dalla Calabria dei camion fermi in strada
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La mobilitazione ha preso corpo da due lati. Da una parte i camionisti, con comitati spontanei e federazioni regionali. Dall’altra gli agricoltori e gli olivicoltori, con i trattori ai caselli, soprattutto in Puglia. A Taranto, per alcuni giorni, il blocco dei lavoratori dell’ex Ilva davanti alla raffineria Eni ha fermato le autocisterne, aggravando i problemi di rifornimento di carburante in Basilicata e Calabria; quel blocco è stato rimosso il 16 ottobre, ma le proteste di camionisti e agricoltori sono andate avanti per tutto il fine settimana.
Scaffali vuoti e distributori a secco
Gli effetti si vedono. In diverse località del Sud sono comparsi distributori senza carburante, e nei supermercati si svuotano soprattutto i reparti dei prodotti freschi, con ritardi nelle consegne di ortofrutta e disagi segnalati anche in alcuni punti vendita del Centro-Nord. A Matera la polizia ha dovuto regolare il traffico vicino alle stazioni di servizio. Alcuni corrieri hanno iniziato a frenare le spedizioni da e verso il Sud.
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Le organizzazioni dei trasportatori denunciano costi del gasolio ormai insostenibili per molte imprese e chiedono interventi urgenti sull’energia e sostegni al settore, lamentando anche i ritardi di alcune misure di compensazione già previste. Le sigle nazionali dell’autotrasporto, dal canto loro, hanno reagito all’intensificarsi dei blocchi: nella notte tra il 12 e il 13 ottobre alcuni conducenti che non aderivano alla protesta sarebbero stati costretti a fermarsi nelle aree di servizio.
Il confronto con il governo
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha anticipato a martedì 20 ottobre l’incontro con le rappresentanze degli autotrasportatori, convocando anche le sigle autonome di Calabria, Sicilia e Puglia; in precedenza la data prevista era il 27. Secondo quanto riferito, il ministro ha annunciato la possibilità di sbloccare risorse e stanziare nuovi fondi. La Fedralog ha però fatto sapere che il fermo proseguirà fino alla scadenza stabilita, e la prosecuzione dei blocchi dipenderà dall’esito del confronto. Prima dell’incontro, gli autotrasportatori calabresi avevano minacciato di salire a Roma con i tir se non fossero arrivate risposte concrete entro il 20.
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Sul piano politico, l’opposizione di centro-sinistra ha scelto di stare dalla parte dei camionisti: Giuseppe Conte ha incontrato un presidio a Maddaloni, parlando di una situazione ormai insostenibile.
Una protesta che guarda oltre il gasolio
Il carburante è la miccia, ma alcune letture vedono il passaggio da una protesta di categoria a una protesta sociale. Lo stesso filo corre in Francia, dove sabato 17 ottobre i cortei contro il caro vita e i prezzi dei carburanti hanno visto tornare i gilet gialli, e in Spagna e in Portogallo, dove ad agitare le piazze è soprattutto la casa.
Nel fine settimana, inoltre, in Italia sono tornare le proteste studentesche – alcune sfociate anche in episodi di violenza – e c’è stato un grande corteo sindacale a Roma con 100.000 persone e nel quale il segretario della CGIL ha convocato uno sciopero generale per il 20 novembre. La sensazione è che si sta scaldando l’autunno europeo ed italiano, con una serie di mobilitazioni per il caro-vita, il caro-casa, e di denuncia per un progressivo impoverimento del sistema pubblico, dalla scuola fino alla sanità passando per altri campi.
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