Dopo Madrid, dove la crisi abitativa ha segnato le settimane che hanno portato alle elezioni anticipate, tendopoli di protesta sono nate anche a Porto e Lisbona, in Portogallo. Si denuncia il caro-affitti, il caro-casa e il costo della vita sempre più alto.

MADRID. In Portogallo sta crescendo un movimento per la casa che ha tratto ispirazione da quello spagnolo, nato a fine settembre. A Porto, nel cuore della seconda città più grande del Portogallo, è nata pochi giorni fa la prima vera acampada portoghese per il diritto alla casa: montata sabato 10 ottobre, sgomberata lunedì, rimontata dopo un’assemblea e tornata al centro dello scontro giovedì, quando i manifestanti hanno denunciato una carica violenta della polizia.
In Portogallo, dove negli ultimi 6 anni i prezzi delle case sono aumentati dell’80%, il problema dell’accesso alla casa è grave, insieme al caro-vita, con caratteristiche simili a quelle che si vedono in Spagna, Italia, Francia e altri paesi europei. L’ondata di rincari sulla casa, accesa dal boom di alloggi turistici e dalla speculazione, ha fatto accendere questo nuovo movimento per la casa in Portogallo. Proteste per la casa con tende piantate in piazza sono intanto nate anche in Italia, in particolare a Roma, come raccontato su El Itagnol.
Da Sol a Praça D. João I
Il modello è la Puerta del Sol, la piazza madrilena già occupata per settimane dal movimento degli Indignados nel 2011 e nuovamente centro di una grande protesta in questo autunno del 2026 (le tende sono ancora lì, a centinaia, in questo 19 ottobre del 2026). Questa volta la scintilla è stata lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, portata via in barella il 23 settembre dall’appartamento in affitto del quartiere di Retiro di Madrid dove viveva da circa settant’anni. Le immagini hanno scosso la Spagna. Il 26 settembre la manifestazione convocata dal Sindicato de Inquilinas ha portato in strada 25.000 persone secondo la Delegación del Gobierno e 300.000 secondo gli organizzatori, e a fine corteo un centinaio di tende ha occupato Sol, con uno slogan che univa casa e governo: o cade la rendita immobiliare o cade l’esecutivo.
Le settimane successive hanno trasformato un caso simbolo in una crisi politica. Il Congresso ha respinto i due decreti sulla casa del governo Sánchez, e il premier ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre. CCOO e UGT hanno deciso uno sciopero generale di 24 ore in autunno sullo stesso tema, di cui non è ancora stata fissata la data. Maricarmen Abascal è morta il 7 ottobre, dopo quindici giorni di ricovero. Il Sindicato ha ritirato la propria presenza ufficiale da Sol, ma ha promesso di portare la mobilitazione «bloque a bloque», nei quartieri.
Il problema della casa non colpisce solo la Spagna: la mobilitazione in Portogallo
Nel frattempo, oltre confine, l’idea ha preso forma. Il richiamo era arrivato sui social: «Non riesci a pagare l’affitto? Monta la tua tenda». Sabato 10 ottobre, dopo un corteo di circa 1.500 persone contro l’aumento del costo della vita e della casa, una sessantina di tende sono comparse in Praça D. João I. Fra i partecipanti, la Spagna era un riferimento dichiarato: all’inizio le tende portavano uno striscione con la scritta «Façamos como em Espanha».
Mobilitazioni ci sono state anche in altre città. Lunedì 12 mattina la polizia ha rimosso le tende. Il comune ha spiegato che occupavano indebitamente lo spazio pubblico; secondo RTP i manifestanti non hanno opposto resistenza. Ma la sera stessa un’assemblea di circa duecento persone ha deciso di restare in piazza, e il 14 si è votato per rimontare le tende. Giovedì all’alba una nuova operazione di sgombero è finita in scontri: i manifestanti denunciano una carica violenta con decine di feriti e sostengono di essere stati pacifici, mentre la polizia ha confermato che la protesta era stata completamente smobilitata.
Polícia pediu retirada de acampamentos por falta de licenciamento. Em Lisboa, manifestantes formaram cordão humano em torno das tendas; no Porto, recorreram a capacetes. https://t.co/aGjJrrMtGQ
— Público (@Publico) October 19, 2026
Il governo portoghese ha fatto sapere di non voler cedere alle pressioni della piazza. L’editoriale di un quotidiano economico ha parlato di una decisione di sgombero giustificata ma di una forza usata che richiede chiarimenti. Il Bloco de Esquerda insiste invece che le persone vogliono discutere solo di diritto all’abitazione.
La nuova occupazione delle piazze portoghesi contro il caro-casa, da Lisbona a Porto
Il 18 ottobre, centinaia di giovani portoghesi hanno trascorso la notte accampati nella centrale piazza del Rossio, a Lisbona, dove hanno montato decine di tende per chiedere alloggi a prezzi accessibili e protestare contro le politiche del governo conservatore di Luís Montenegro. Secondo i manifestanti, tali politiche favoriscono gli interessi dei proprietari a scapito dei bisogni della popolazione.
Come riferito dai media locali, la protesta ha trasformato una delle piazze più emblematiche della capitale portoghese in un campeggio improvvisato, ispirandosi alle recenti mobilitazioni, guidate da giovani, in difesa del diritto alla casa, sia in Spagna sia in altre città portoghesi, come Porto.
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João Veloso, uno dei leader dell’accampamento, ha spiegato alla stampa che i giovani chiedono un tetto agli affitti, il ritiro della nuova legislazione in materia e un intervento statale più deciso per ampliare il patrimonio di edilizia pubblica. “Quello che vogliamo sono limiti massimi agli affitti e la fine della nuova legge sulle locazioni”, ha sottolineato.
Il filo europeo
Sabato 17 la protesta è uscita dalla piazza. La CGTP, la principale confederazione sindacale portoghese, ha convocato manifestazioni a Porto, Coimbra e Lisbona contro il caro vita, con accanto i movimenti per la casa. A Porto il corteo, partito da Praça da Batalha, doveva chiudersi proprio in Praça D. João I, la piazza dell’acampada. Anche il presidente della Repubblica António José Seguro ha ricordato che nessuno deve vivere senza condizioni per soddisfare i bisogni essenziali, a cominciare dalla casa. Il sindaco di Lisbona ha definito giusta la causa, avvertendo però che le proteste devono rispettare la legge.
Lo stesso giorno la Francia vedeva almeno 500 iniziative di protesta contro il caro vita e i prezzi dei carburanti, con il ritorno dei gilet gialli e una forte presenza di studenti dopo quattro settimane di mobilitazioni sulla scuola. Le cronache parlano di vetrine distrutte e biciclette bruciate a Parigi, di saccheggi a Lione e del municipio storico di Limoges avvolto dalle fiamme.
E in Italia, sempre sabato, a Milano sono state fermate cinquanta persone, con scontri anche a Torino e Bologna. In Italia ci sono state grandi manifestazioni in molte città, e a Roma si è tenuto un grosso corteo convocato dal sindacato CGIL. Sempre in Italia va avanti da giorni la protesta degli autotrasportatori, che protestano per il caro-carburanti.
La polizia portoghese carica i manifestanti per la casa a Porto: i video
Dozens reportedly injured in police crackdown on Portugal housing protest
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Police clash with housing activists in Porto as protest turns violent
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Lorenzo Pasqualini
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