Elezioni del 29 novembre, la sinistra alternativa spagnola prova a ricompattarsi nel “Frente Amplio”: un ‘campo largo’ per battere la destra

Elezioni del 29 novembre in Spagna, la sinistra alternativa al PSOE cerca di fare fronte comune con il Frente Amplio. Il nuovo nome arriva dopo il cartello Unidas Podemos (2016) e Sumar (2023), ma le divisioni sono ancora tante. E la popolarità è scesa.

Frente Amplio sinistra Spagna
Il Fronte Ampio (FA) è un progetto di coalizione elettorale della sinistra spagnola promosso dalle formazioni Movimento Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns, con l’obiettivo di presentarsi congiuntamente alle elezioni generali del prossimo 29 novembre 2026.

La sinistra spagnola alla sinistra del PSOE prova a ricomporre le divisioni degli ultimi anni in vista delle elezioni generali del 29 novembre. Il nuovo progetto al quale stanno lavorando Movimiento Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns si chiama Frente Amplio, che tradotto in italiano è “Fronte grande” o “ampio”, e che ricorda un po’ il “campo largo” di cui si parla da mesi in Italia.

Ci sono però delle grosse differenze. In Italia il campo largo è la coalizione di centro-sinistra che va dalla sinistra di AVS fino al centro di Renzi (Italia Viva), mentre in Spagna l’obiettivo è unire i frammenti della sinistra progressista, ecologista e alternativa che si posiziona alla sinistra del Partito Socialista, (quindi quell’area politica che in Italia è rappresentata da AVS e Potere al Popolo) provando a recuperare parte del consenso perso dopo la rottura del 2023.

La sinistra alternativa spagnola

La nascita del Frente Amplio arriva infatti dopo una stagione di divisioni che aveva segnato profondamente lo spazio politico a sinistra del PSOE. Alle elezioni del luglio 2023 Sumar e Podemos si presentarono insieme, ma il rapporto tra le due formazioni era già fortemente deteriorato. Dopo il voto, Podemos lasciò il gruppo parlamentare di Sumar e passò al gruppo misto, rendendo definitiva la separazione politica tra i due partiti.

Ora, con le elezioni anticipate fissate per il 29 novembre, la necessità di evitare una nuova frammentazione torna al centro del dibattito. Il sistema elettorale spagnolo, basato su circoscrizioni provinciali e sul metodo d’Hondt, rende infatti particolarmente difficile per forze politiche vicine presentarsi separatamente, soprattutto nelle province dove vengono assegnati pochi seggi.

Nasce il Frente Amplio

Il nuovo progetto prende forma attorno a quattro organizzazioni: Movimiento Sumar, Izquierda Unida, Más Madrid e Comuns. La scelta del nome Frente Amplio guarda anche ad alcune esperienze latinoamericane di coalizione della sinistra, in particolare a Uruguay e Cile.

L’idea è superare il modello di Sumar costruito attorno a una leadership personale. Yolanda Díaz, che aveva guidato Sumar alle elezioni del 2023, ha annunciato che non sarà candidata alle prossime elezioni. Il nuovo progetto punta quindi verso una struttura più collegiale e territoriale. Ma ancora non c’è un leader stabilito.

La presentazione ufficiale del Frente Amplio è prevista per il 17 ottobre, quando dovrebbero essere illustrati anche il programma e la leadership della candidatura. La coalizione, però, è ancora in fase di definizione.

Tra i possibili leader la ex sindaca di Barcellona, Ada Colau

Tra i nomi che sono circolati nelle ultime settimane ci sono quello di Mónica García, ministra della Sanità e leader di Más Madrid, quello di Ernest Urtasun, ministro della Cultura e figura di riferimento di Sumar, e quello dell’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. Quest’ultima ha lasciato intendere di essere disponibile a tornare alla politica nazionale se si riuscirà a costruire un fronte realmente ampio.

Più che una leadership unica, prende però forza l’ipotesi di una candidatura “corale”, con un peso maggiore delle organizzazioni territoriali. Más Madrid chiede, ad esempio, di guidare la lista nella circoscrizione di Madrid, mentre in Catalogna il ruolo principale spetterebbe ai Comuns.

Il nodo Podemos

La principale incognita riguarda Podemos. Il partito guidato da Ione Belarra non fa parte, per ora, del Frente Amplio, ma sia all’interno della nuova coalizione sia in Podemos esistono settori favorevoli a una candidatura unitaria.

La distanza riguarda soprattutto il metodo con cui scegliere il candidato. Podemos propone primarie aperte per permettere agli elettori dell’area progressista di scegliere la candidatura comune. Il Frente Amplio preferisce invece un accordo tra le organizzazioni, evitando una nuova competizione interna.

“È meglio accordarsi che competere tra noi”: questa è la linea sostenuta da Movimiento Sumar. Anche il leader di Izquierda Unida, Antonio Maíllo, ha detto che il Frente Amplio dovrebbe includere Podemos, ma attraverso un negoziato tra le forze politiche e non necessariamente attraverso primarie.

Podemos, invece, continua a considerare le primarie come la soluzione per superare quello che Ione Belarra ha definito il “bucle” nel quale la sinistra si trova da anni. Il partito ha annunciato le proprie primarie per il 14 e 15 ottobre, mentre il tempo per costruire una candidatura comune è ormai molto limitato.

Una sinistra che cerca di recuperare voti

La posta in gioco non riguarda soltanto la distribuzione dei seggi, ma la capacità della sinistra alternativa di recuperare un elettorato che dal 2023 ha mostrato segnali di forte disaffezione.

I dati analizzati da El País sulla base dei barometri del CIS mostrano che Sumar e Podemos hanno perso consensi rispetto alle elezioni del 2023, soprattutto tra i giovani. Nello stesso segmento elettorale è invece cresciuto Vox, che ha aumentato significativamente il proprio sostegno tra gli elettori più giovani.

Il problema è quindi più ampio della semplice unità elettorale. Il Frente Amplio deve cercare di ricostruire uno spazio politico che negli ultimi anni ha perso parte della propria forza, mentre il PSOE cerca a sua volta di recuperare voti e il PP e Vox competono per la maggioranza a destra.

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La nuova coalizione punta soprattutto su alcuni temi che hanno caratterizzato l’azione delle forze della sinistra alternativa nel governo di Pedro Sánchez: casa, salari, servizi pubblici e condizioni di vita.

La sinistra alternativa spagnola, al governo dal 2020

La sinistra spagnola che si piazza a sinistra del PSOE ha vissuto dieci anni molto interessanti. Nel 2014 Podemos scosse il panorama politico, anche sull’onda delle mobilitazioni del 2011, e portò il campo della sinistra alternativa a oltre il 20%, trascinando con sé in questa crescita di voti anche la storica formazione di Izquierda Unida. Nacque Unidas Podemos, un cartello che ospitava varie formazioni della sinistra e che arrivò a un ottimo risultato alle elezioni del 2016. Dal 2020 ha fatto parte del secondo governo Sanchez, portando quindi a un risultato storico. Dal ritorno della democrazia, infatti, la sinistra progressista spagnola non era mai entrata in un governo. Il Psoe aveva sempre “monopolizzato” il potere politoco nazionale fino ad allora.

Dal 2023 la sinistra ha fatto parte del governo Sanchez III, quello che sta terminando la sua traiettoria proprio questi giorni, sotto il nome di Sumar. Da Sumar, il nuovo cartello che ha sostituito Unidas Podemos, è però uscita Podemos, e la sinistra si è quindi frammentata. Bisognerà vedere se si riunirà per le elezioni del 29 novembre 2026.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid a El Itagnol
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