Pompei, una scoperta archeologica inattesa getta luce sulla storia della Spagna

Pompei, una scoperta inattesa ha gettato luce sulla storia della Spagna. Una tomba racconta della rete di potere ai tempi dell’imperatore Augusto.

pompei

Una brillante carriera militare, poi il buen retiro a Pompei, nella cittadina campana, famosa per la bellezza del paesaggio e le vedute sul golfo di Napoli, che attirava anche personaggi come Cicerone e Agrippa. È quanto emerge dall’iscrizione su una tomba trovata durante i lavori per la realizzazione di un’intercapedine, funzionale a risanare dall’umidità gli ambienti sotterranei dell’edificio di San Paolino, nuova sede della biblioteca del Parco archeologico di Pompei.

Il rinvenimento è stato reso noto il 16 luglio sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, la rivista in rete che informa “in tempo reale” sulle nuove scoperte e ricerche in corso nel sito archeologico, e la notizia è stata diffusa dal sito del Parco Archeologico di Pompei.  Hanno contribuito alla lettura e interpretazione dell’iscrizione Maria Chiara Scappaticcio, professore ordinario di lingua e letteratura latina all’Università Federico II di Napoli, e Alberto Dalla Rosa, professore ordinario di Storia Romana all’Université Bordeaux Montaigne.

Lo scavo per la realizzazione dell’intercapedine aveva appena toccato le due estremità della tomba, a forma di semicerchio e riconducibile a una tipologia ben nota a Pompei: si tratta delle cosiddette tombe “a schola”, che consistono in una panchina emiciclica, in tufo, decorata alle estremità con zampe di leone. Da lì la decisione dei responsabili del Parco di ampliare lo scavo e di musealizzare, nei pressi della nuova biblioteca, un monumento funerario peculiare, che può essere datato al regno dell’imperatore Augusto (27 a.C. – 14 d.C.).

L’iscrizione

L’iscrizione sullo schienale della panchina ha rilevato chi fosse il defunto, riservando più di una sorpresa agli addetti ai lavori: N(umerio) AGRESTINO N(umerii) F(ilio) EQUITIO PULCHRO TRIB(uno) MIL(itum) PRAEF(ecto) AUTRYGON(um) PRAEF(ecto) FABR(um) II D(uum) V(iro) I(ure) D(icundo) ITER(um) LOCUS. L’iscrizione continua in lettere più piccole posizionate al di sotto, al centro dello schienale: SEPULTURAE DATUS D(ecreto) D(ecurionum).

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“A Numerius Agrestinus, figlio di Numerius, Equitius Pulcher, tribuno militare, prefetto degli Autrygoni, prefetto del genio militare, Duumvir per la giurisdizione (ovvero detentore della magistratura più alta nella città di Pompei) per due volte, il luogo della sepoltura (fu) dato su decreto del consiglio della città”.

Un primo dato sorprendente consiste nel fatto che lo stesso personaggio è noto da un’altra iscrizione funeraria della necropoli di Porta Nocera, dove sua moglie, Veia Barchilla, aveva realizzato un monumento a forma cilindrica per sé stessa e per il marito. Solo successivamente il consiglio dei decurioni avrebbe poi decretato di onorare Numerio Agrestino con un monumento su suolo pubblico.

Un secondo elemento nuovo consiste nella carica di “praefectus Autrygonum”. Gli Autrygoni o Autorigoni erano un popolo delle regioni settentrionali della penisola iberica, dove Augusto tra il 29 e il 19 a.C. fu impegnato nelle “guerre cantabriche”, con l’obiettivo di completare l’occupazione della Spagna, Hispania in latino. Si tratta di una carica finora non attestata che aiuta, a livello storico, a comprendere meglio l’organizzazione del potere romano in una fase di transizione verso il modello imperiale.

“La scoperta della tomba di Numerius Agrestinus rappresenta un ulteriore, importante risultato di un progetto connesso alla ristrutturazione degli edifici demaniali nell’area di San Paolino, che già nel 2017, nell’ambito del Grande progetto Pompei, sotto la mia direzione, ha permesso di portare in luce straordinari rinvenimenti”, ha osservato il direttore generale Musei, Massimo Osanna. “Questo ritrovamento, così come quello, risalente ad alcuni anni fa, nella stessa area, della tomba monumentale di Nigidius Alleius Maius, con un’iscrizione funeraria che si sviluppa per 4 metri, la più lunga mai scoperta in città, contribuisce a gettare nuova luce sulla storia e sulla società dell’antica Pompei. Si tratta di scoperte che rappresentano occasioni di conoscenza, ma anche di valorizzazione di uno straordinario patrimonio archeologico, fondamentale per preservare la memoria del passato e per trasmetterla alle generazioni future”.

“Vediamo emergere qui la rete del potere che collegava le élite dell’impero, ai cui membri chiedeva l’impegno nelle aree di conflitto, con la promessa di ricompense economiche ma soprattutto di prestigio sociale nella comunità di residenza”, ha spiegato il direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Aver ricoperto ben due volte la magistratura più alta di Pompei, il duumvirato, ed essere stato onorato con un monumento funerario su suolo pubblico, sono espressioni di riconoscimento e lealtà verso qualcuno che si era letteralmente battuto in prima linea per la causa dell’impero. La scoperta inattesa di questo monumento è l’ennesimo esempio di come a Pompei la tutela, la ricerca e la valorizzazione siano strettamente intrecciate tra di loro”.

La notizia sulla stampa spagnola

El hallazgo de Pompeya que arroja luz a la historia de España

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