Una settimana dal blackout che ha paralizzato Spagna e Portogallo: cosa sappiamo finora?

Quali sono state le cause del grande blackout in Spagna e Portogallo? Le ipotesi aggiornate a inizio maggio 2025.

blackout spagna

Il 28 aprile 2025, alle ore 12:33, la penisola iberica è stata colpita da un blackout senza precedenti: in soli cinque secondi, il 60% della produzione elettrica spagnola — circa 15 gigawatt — è scomparso dalla rete, lasciando al buio milioni di persone in Spagna, Portogallo e nel sud della Francia. Gli effetti più gravi si sono fatti sentire in Spagna e Portogallo, dove per molte ore milioni di persone sono rimaste senza elettricità.

Nelle grandi città ci sono stati molti problemi, vista la gran dipendenza dall’elettricità del sistema dei trasporti pubblici, come treni e metropolitane, usate ogni giorno da centinaia di migliaia di persone nelle più grandi città, da Madrid a Lisbona, da Barcellona a Valencia.

Secondo Red Eléctrica de España (REE), l’operatore della rete elettrica spagnola, l’incidente è stato innescato da una serie di eventi concatenati: una perdita improvvisa di generazione nel sud-ovest della penisola, seguita da ulteriori anomalie che hanno destabilizzato l’intero sistema. La rete francese si è disconnessa automaticamente per proteggersi, isolando così la penisola iberica e aggravando la crisi. 

Il problema è che non si conosce ancora la causa esatta. Le cause esatte dell’incidente rimangono da chiarire, ma per il governo spagnolo ci sono due ipotesi: un evento fortuito o la possibile azione di un “agente esterno”.

In tutto questo il Portogallo, l’altro paese gravemente colpito dal collasso delle reti elettriche, ha dichiarato fin dall’inizio per bocca del suo primo ministro, Luis Montenegro, che “l’origine del blackout non è stata in Portogallo”.

Cosa sappiamo una settimana dopo?

Nonostante le indagini in corso, le cause esatte del blackout restano ancora da chiarire.  Le autorità spagnole e portoghesi hanno istituito un gruppo di lavoro congiunto per identificare le cause dell’incidente e prevenire futuri eventi simili. Parallelamente, la Rete Europea dei Gestori dei Sistemi di Trasmissione di Elettricità (ENTSO-E) ha avviato un’indagine indipendente, con un comitato di esperti incaricato di presentare un rapporto preliminare entro sei mesi.

Gli articoli sul grande Blackout del 28 aprile 2025 in Spagna e Portogallo

Secondo un dirigente del settore, che ha chiesto l’anonimato ed intervistato dal giornale “eldiario.es”, la crisi sarebbe stata innescata da una sequenza di tre eventi: l’arresto improvviso di una centrale solare in Estremadura, il mancato funzionamento dei sistemi di protezione automatica gestiti da Red Eléctrica de España (REE), e la disconnessione dalla rete francese per evitare il contagio elettrico al resto d’Europa. Il risultato è stato il distacco del 60% della generazione elettrica in Spagna e il collasso del sistema.

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Il blackout ha evidenziato la vulnerabilità delle infrastrutture critiche: le reti mobili sono collassate in poco tempo, a causa della dipendenza dalla rete elettrica e della saturazione delle comunicazioni. Anche il trasporto ferroviario e il traffico urbano hanno subito gravi disagi, con semafori e treni fermi in tutta la penisola.

In questo contesto, si riaccende il dibattito sul mix energetico spagnolo. Il governo spagnolo punta sulle energie rinnovabili per la transizione ecologica, ma l’opposizione e alcuni alleati politici chiedono di riconsiderare il ruolo dell’energia nucleare, sottolineando la necessità di una maggiore stabilità del sistema elettrico. Proiprio nei mesi scorsi è stata confermata la chiusura delle centrali nucleari spagnole nei prossimi anni, come abbiamo spiegato qui su El Itagnol. 

La Spagna sta chiudendo le sue centrali nucleari: la prima chiuderà nel 2027

Una settimana dopo, molte domande restano senza risposta. Una delle ipotesi più diffuse sull’origine del blackout del 28 aprile è la mancanza di “inerzia” nel sistema elettrico, dovuta all’eccessiva dipendenza da fonti rinnovabili. L’inerzia, ossia la capacità del sistema di assorbire oscillazioni di frequenza, è garantita dalle tecnologie sincrone come turbine idroelettriche, a gas, a carbone o nucleari.

Le rinnovabili, invece, producono corrente continua e necessitano di inverter per immettere energia in rete a 50 Hz. Una possibile soluzione, ancora poco diffusa, è la tecnologia grid forming, che permetterebbe a impianti eolici e fotovoltaici (e alle batterie) di stabilizzare autonomamente la rete.

Secondo l’ingegnere Joaquín Coronado, però, intervistato da eldiario.es, il problema non è tanto l’assenza di inerzia, ma la gestione inefficace da parte di Red Eléctrica (REE), che non avrebbe attivato in tempo utile le risorse disponibili. Anche Jorge Sanz, ex responsabile della politica energetica, ha indicato REE come responsabile per un mix sbilanciato, con troppe rinnovabili e poca capacità di bilanciamento (idro, gas, nucleare).

Le domande sul blackout inquinate dallo scontro politico

Il governo spagnolo di Pedro Sanchez, travolto da questa nuova situazione emergenziale, ha affermato che “è rischioso trarre conclusioni attribuendo la colpa a una tecnologia, a un impianto o a una circostanza specifica” e riconosce che “diverse cose” non hanno funzionato come avrebbero dovuto. REE ha escluso un attacco informatico alle sue strutture, un’ipotesi che il governo non ha ancora escluso.

Data la confusione sulle cause del blackout, la battaglia ideologica sulle energie rinnovabili e nucleari si è però intensificata, in un Paese nel quale il governo attuale di centro-sinistra ha speso molto sulla Transizione Energetica, sul potenziamento delle rinnovabili, sulla decarbonizzazione e sull’addio al nucleare, mentre la destra punta sul rilancio del nucleare ed è critica con la rapida decarbonizzazione.

Mercoledì scorso il Partito Popolare (PP) ha rinnovato la sua richiesta di un allungamento della vita delle centrali nucleari in fase di spegnimento.

Tutta la destra spagnola sta caricando contro il governo accusandolo direttamente del blackout, anche se allo stato attuale non ci sono prove precise del perché si sia generato il collasso.

“La Spagna è nel caos”, ha proclamato ieri una delle principali leader del PP, Isabel Díaz Ayuso, che ha caricato nuovamente contro l’esecutivo di sinistra accusandolo sia del grave blackout del 28 aprile sia della paralisi dei treni avvenuta ieri, 29 aprie, tra Madrid e Siviglia, a causa – secondo fonti governatyive – di un massiccio furto di cavi di rame ferroviari.

La curiosità: come si dice blackout in Spagna?

In Spagna, il termine più comune per “blackout” è apagón. È una parola ampiamente usata nei media e nei documenti ufficiali per indicare un’interruzione improvvisa e su larga scala della fornitura elettrica. Ad esempio, l’evento del 28 aprile è stato descritto come un apagón inédito.

E in Portogallo?

In Portogallo, il termine più usato per “blackout” è apagão. È il corrispettivo diretto dello spagnolo apagón, e deriva anch’esso dal verbo apagar (spegnere). Anche nella stampa e nei comunicati ufficiali portoghesi, apagão è il termine standard per indicare un’interruzione generale dell’energia elettrica.

In entrambi i paesi si usa un termine molto simile, ma con una sfumatura leggermente più colloquiale rispetto all’inglese blackout, che comunque può comparire in ambiti tecnici o internazionali.

In Italia, invece, il termine più usato è proprio l’inglese blackout, ormai completamente integrato nel lessico giornalistico, tecnico e quotidiano. In contesti più formali o tecnici si può trovare anche interruzione di corrente o interruzione dell’energia elettrica, ma “blackout” resta la forma più immediata e riconoscibile specie per situazioni di grande impatto come quella del 28 aprile.

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