Tenerife, inaugurata la mostra personale dell’artista contemporaneo italiano Giampaolo Atzeni

L’isola (2008) – Giampaolo Atzeni.

Venerdì 1° settembre, alle ore 18, nel Castillo de San Felipe di Puerto de la Cruz è stata inaugurata, alla presenza del Sindaco del Puerto Exm. D. Marco González Mesa, la mostra personale dell’artista contemporaneo italiano Giampaolo Atzeni, curata dal Dr. Álvaro Ruiz Rodríguez, Professore di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di La Laguna, Tenerife (Isole Canarie). La mostra resterà aperta fino al 31 di settembre.

Venticinque tele, quattordici opere su carta e due sculture con tecniche miste e una predilezione per gli acrilici, che rappresentano un ponte ideale tra l’arte contemporanea italiana e quella dell’isola che ospita la mostra e che l’artista ha scelto come meta ideale per trascorre molto del suo tempo. Una testimonianza diretta della sua coerente e consolidata carriera, ma anche del suo profondo affetto per l’isola di Tenerife e per Puerto de la Cruz, con i loro splendidi paesaggi naturali, le loro architetture, l’empatia dei loro abitanti: una vetrina sul mondo che supera le frontiere geopolitiche e che solo l’arte è in grado di offrire.

Un collegamento naturale, quello tra l’Italia e Tenerife, che ha le sue radici nella storia, nella bellezza, nell’ospitalità, nel gusto e nel piacere e che ha dato vita ad una comunità sempre più diffusa e integrata. Riferimenti ben presenti nelle opere di Atzeni: la calma del Mar Mediterraneo, ma anche l’impetuosità dell’Oceano, la lava dell’Etna, ma anche quella del Teide, l’asprezza della terra di Sardegna, dove egli è nato, e la generosità di quella delle Canarie, la bellezza delle isole e delle donne che le abitano. Il suo lavoro è complesso, ma allo stesso tempo fresco, contemporaneo e popolare. Il tratto è sicuro e diretto, carico di simboli non estranei ai due territori che nel mese di settembre si incontrano nella magnifica cornice del Castillo de San Felipe, a Puerto de la Cruz.

Così scrive Álvaro Ruiz Rodríguez, curatore della mostra: “Ritengo che Giampaolo Atzeni sarebbe d’accordo sul fatto che ciò che fa di un oggetto un’opera d’arte è che funzioni come tale. E questa funzionalità è determinata da due condizioni importanti alle quali seguono altre altrettanto fondamentali: in primo luogo, l’intenzione dell’artista, che avvia il processo fin dalla generazione dell’idea, e, in secondo luogo, che questo oggetto, opera o gesto artistico, si inserisca – fin dalla sua concettualizzazione – nel contesto globale della storia dell’arte. Un oggetto è determinato, in questo caso, a fungere da opera d’arte nella misura in cui le sue relazioni concettuali dialogano con se stesso, mettendosi in relazione con altre proposte artistiche sulla base di una riflessione sulla propria natura. A mio avviso e, nel caso del nostro artista nel contesto contemporaneo, l’opera d’arte è tale nella misura in cui ha la capacità di dialogare non solo con se stessa e con la propria storia, ma anche con il proprio tempo, diverso, frammentato e convulso”.

L’artista Giampaolo Atzeni

“Giampaolo Atzeni – aggiunge Álvaro Ruiz Rodríguez – ha abbandonato l’astrattismo negli anni ‘90 per addentrarsi e approfondire nell’ironia, la satira, il simbolismo, l’architettura, le isole, la banana, il viaggio, l’Orient Express, l’Occidente e l’Oriente, il mare, la fauna, le tette di Sant’Agata (dolce siciliano), eros, le donne, le parti di un tutto, la geografia e l’orografia, la pubblicità e la moda, la fotografia, in oggetti estrapolati dal contesto e dalla prospettiva e che quindi sembrano nuovi frammenti di questa società moderna, della cultura moderna. Sono quindi spazi fantastici, surreali, apparentemente incongrui, perché le pratiche concettuali che utilizza li rendono più difficili da comprendere. E questo è logico in un artista che coltiva il concetto di Pop art piuttosto che enfatizzare l’arte in sé, ma anche gli atteggia- menti che portano ad essa”.

“Questa esposizione a El Castillo a Puerto de La Cruz è una mostra senza alcun limite, senza i limiti dell’illimitatezza del tempo, nel quale l’artista stabilisce un incontro tra realtà pubblica e privata partendo da una profonda padronanza del disegno. Indubbiamente Hard edge, con i suoi contorni netti, dipinge come l’architetto che è: un tavolo, una superficie pulita, che è il modo migliore per pianificare disegni e colori con dimensioni esatte e ottimizzarne le performance. Nulla è casuale nel suo lavoro. La sua firma, il pesce rosso del grande Henri Matisse, in omaggio a tutta la Storia dell’Arte sempre presente nelle sue opere e la spina staccata: l’onirico, il surreale, il metafisico, sempre senza limiti.

Perciò sostengo che il problema sta nel cercare di catturare un mondo in equilibrio tra l’implacabile intelletto e le emozioni. La realtà mondana, personale e impersonale, razionale, e il mondo delle emozioni, il mondo interiore dell’artista, sensibile ed empatico. E il fatto è che il capriccio nelle arti ha sempre avuto qualcosa di sovversivo”.

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