
Una nuova grande manifestazione si è tenuta sabato 30 novembre a Valencia, a un mese esatto dalla disastrosa alluvione, per manifestare contro l’attuale governo regionale guidato da Mazón, per il modo con cui ha gestito l’emergenza sia nelle ore precedenti il disastro, sia nei giorni a seguire. Un’altra grande protesta c’era stata il 9 novembre, con oltre centomila partecipanti.
Quasi 100.000 persone hanno partecipato alla manifestazione indetta con lo slogan “Mazón dimettiti”,. Il corteo è partito dopo le 18 da Plaza del Ayuntamiento ed è arrivato fino a Plaza de la Virgen, secondo i dati forniti dalla delegata del Governo nella Comunità Valenciana. Secondo le autorità la manifestazione ha visto in piazza quasi 100.000 persone, quindi è stata massiccia e molto partecipata.
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Manifestazione contro il governo valenziano di Mazón: “gestione disastrosa e negligenze”
La manifestazione, dietro lo slogan “Ni olvido ni perdón” (né oblio, né perdono) ha portato in piazza un sentimento di rabbia molto diffuso tra i valenziani, e che va al di là dei posizionamenti politici. Dalle ricostruzioni fatte nei giorni dopo l’alluvione, una catastrofe che a Valencia ha lasciato almeno 222 morti, l’attuale esecutivo regionale guidato dal governatore Mazón ha infatti compiuto una serie di gravi errori sia nel prima che nel dopo il disastro, ai quali si sono aggiunte negligenze e responsabilità evidenti.
L’accusa: errori e negligenze del governo regionale nella gestione dell’emergenza
Nella giornata del 29 ottobre, quando era stata attivata un’allerta rossa meteo per forti piogge, il governo di Mazón – un esecutivo regionale formato dal Partito popolare, destra, che fino a qualche mese fa contava anche sulla presenza dell’estrema destra di Vox al suo interno – decise di non lanciare nessun avviso alla popolazione. Vennero ignorati anche gli avvisi dei responsabili del bacino idrografico, che avvisavano di piene pericolose.
Il governo regionale avrebbe potuto attivare il messaggio di allarme ES-alert, che arriva sui cellulari avvisando di una situazione di pericolo imminente, e che è competenza delle Autonomie regionali in Spagna, ma questo messaggio venne lanciato con 13 ore di ritardo, quando ormai il disastro era già in corso. Inoltre, è emerso che il presidente Mazón aveva trascorso il pomeriggio dell’alluvione in un ristorante. Lo stesso presidente affermò quel pomeriggio che “aveva smesso di piovere”, mandando un messaggio tranquillizzante alla popolazione.
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Nelle ore successive all’alluvione ci sono stati altri gravi errori (o negligenze) da parte del governo regionale, come la decisione di non attivare il meccanismo per la richiesta immediata di soldati, per l’invio dell’Esercito nelle aree colpite. In Spagna infatti, per la forte autonomia che hanno le regioni, devono essere queste ultime a richiedere l’invio di soccorsi da parte del governo centrale.
Questo rinvio ha causato ritardi nei soccorsi, con i militari delle Unità di Emergenza (UME) che sono arrivati con molte ore di ritardo, in una situazione catastrofica con migliaia di persone intrappolate dall’acqua alta. Ci sono state poi critiche anche per la decisione del governo regionale, nei mesi precedenti la catastrofe, di sopprimere proprio l’unità regionale di militari destinati alle catastrofi.
La seconda grande manifestazione in un mese a Valencia, ma Mazón non si dimette
La manifestazione del 30 novembre è la seconda dopo la DANA del 29 ottobre scorso. La prima manifestazione che riempì il centro di Valencia si tenne il 9 novembre per chiedere le dimissioni di Mazón e chiedere “giustizia”.
Le foto e i video della protesta
Multitudinaria manifestación en Valencia contra la gestión política de la #DANA pic.twitter.com/9izSBHsC5A
— ESdiario CV (@ESdiarioCV) November 30, 2024
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