
L’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha partecipato il 10 febbraio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid all’evento commemorativo del Giorno del Ricordo, la commemorazione civile nazionale italiana che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. L’evento ha visto la presenza del senatore Roberto Menia, oggi nelle fila del partito di estrema destra Fratelli d’Italia, primo firmatario della legge 30 marzo 2004 n.92 che ha istituito la giornata del 10 febbraio. Presenti anche la Direttrice dell’Istituto, Elena Fontanella, del Comites e del Fogolâr Furlan di Madrid, punto di riferimento per i friulani all’estero.
Nel suo intervento di saluto, l’Ambasciatore ha rimarcato come “il Giorno del Ricordo sia un momento di riflessione collettiva di grande valore civile e storico, nato dalla necessità di restituire voce e dignità ad una delle pagine più tragiche della storia del Novecento europeo, lasciata a lungo ai margini della memoria pubblica”. “Migliaia di persone – si legge nel comunicato stampa dell’ambasciata – furono vittime delle foibe e di un esodo forzato che ha spezzato legami, comunità ed identità e per questo il ricordo di tale tragedia non deve essere solamente un esercizio formale, ma un impegno vivo e condiviso verso i valori e la storia su cui si fondano le nostre democrazie”.
La memoria delle foibe
Dopo aver ricordato come “solo negli ultimi decenni, grazie a studi storici e coraggiosi approfondimenti giornalistici, la memoria delle foibe sia stata affrontata con maggiore profondità”, l’Ambasciatore ha aggiunto che, sebbene la ferita resti ancora oggi aperta, “l’allargamento dell’Unione Europea del 2004 ha consentito a Italia, Croazia e Slovenia di inserirsi in un comune spazio di dialogo, appartenenza e riconciliazione, permettendo anche agli esuli, come cittadini europei, di ristabilire un contatto diretto con le loro terre di origine”.
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L’evento del 10 febbraio a Madrid è proseguito con una intervista condotta dal Vice Direttore del quotidiano “Il Giornale”, Francesco Maria Del Vigo, al senatore Menia, autore del volume “10 febbraio – Dalle foibe all’esodo” e primo firmatario della legge 30 marzo 2004 n.92 che ha istituito la giornata del 10 febbraio, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
Una giornata che, fin dalla sua promulgazione, non ha mai smesso di suscitare polemica, soprattutto per il modo in cui il ricordo delle foibe è stato fatto da parte della destra italiana, con una strumentalizzazione molto spiccata di quello che è stato un terribile episodio della storia recente di quest’area geografica europea.
La proiezione del film “Red Land – Rosso Istria”, molto criticato da storici e associazioni di memoria storica
Alla fine dell’evento, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid è stato proiettato il film “Red Land – Rosso Istria” di Maximiliano Hernando Bruno, incentrato sulla figura di Norma Cossetto e sulla tragedia delle foibe.
La pellicola è da anni però al centro di un acceso dibattito. Diversi storici hanno mosso critiche al film, ritenendo che affronti il contesto storico in maniera sbrigativa e presenti incongruenze che porterebbero a una visione distorta dei fatti. In particolare, viene contestata la pressoché totale assenza di riferimenti al fascismo di confine e alle politiche di snazionalizzazione attuate dal regime di Mussolini nei territori giuliano-dalmati prima dei tragici eventi del ’43-’45. Secondo alcuni critici, questa narrazione rischierebbe di alimentare le strumentalizzazioni che dell’eccidio delle foibe ha fatto parte dell’estrema destra post-fascista italiana.
La mancanza di qualsiasi riferimento ai crimini commessi dal fascismo nell’area per molti anni
Tra le critiche mosse alla pellicola vi è la totale assenza di riferimenti ai crimini commessi dal fascismo nell’area per molti anni. Secondo diversi storici, l’esodo istriano viene presentato come conseguenza esclusiva delle foibe, mentre in realtà fu un fenomeno complesso alimentato da motivazioni politiche, culturali, economiche e sociali.
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Il film non affronta inoltre la realtà delle identità miste che hanno caratterizzato per secoli l’Istria e tutte le aree di confine, dove si sono incrociate almeno tre grandi culture, né la convivenza storica di queste popolazioni. Tra le critiche più dure figura anche la rappresentazione dei nazisti, dipinti come salvatori.
Sul fronte opposto, i sostenitori del film ne difendono il valore testimoniale, sostenendo che abbia “rotto il silenzio” su una vicenda a lungo rimossa dalla memoria pubblica italiana e poco conosciuta. La complessità della vicenda storica — reale e innegabile — rischia però di restare sullo sfondo in una narrazione caratterizzata da semplificazioni ed errori.
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TRENTO. Sarebbe possibile comprendere le uccisioni e le violenze sugli italiani dell’autunno 1943 e della primavera-estate 1945, e così il lungo esodo degli istriano-dalmati verso l’Italia nel secondo dopoguerra, senza considerare il contesto in cui avvennero? Si possono astrarre dei fatti dalla storia?
La storia intorno alle foibe
Il Giorno del ricordo, il 10 febbraio, è stato istituito al fine di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.
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La storia va raccontata, e va raccontata tutta, “senza edulcorare le responsabilità che il nostro paese ha avuto nell’aggressione alle popolazioni che abitavano la penisola balcanica o nelle guerre coloniali […] Restituire alla verità storica e alla memoria pubblica le pagine più oscure del nostro passato è un dovere a cui non vogliamo sottrarci”.
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