Sul riconoscimento dello Stato di Palestina l’Europa rimane divisa. Nel maggio del 2024, la Spagna guidata da Pedro Sánchez ha compiuto un passo che molti hanno definito storico, seguendo la stessa strada intrapresa da Irlanda e Norvegia. Madrid ha ufficializzato il riconoscimento della Palestina come Stato, nei confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale. Un anno dopo, la posizione italiana resta invece ferma: la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadiscono il “no” a un riconoscimento unilaterale, considerato “controproducente”. A cambiare molto nella posizione dei due Paesi è certamente l’orientamento politico dei due governi, di segno opposto: a sinistra quello spagnolo, a destra quello italiano.
La scelta di Madrid
Il 28 maggio 2024 il governo Sánchez ha approvato in Consiglio dei Ministri il riconoscimento formale. La Spagna ha definito i contorni dello Stato palestinese: Cisgiordania e Striscia di Gaza collegate da un corridoio, Gerusalemme Est come capitale e l’Autorità Nazionale Palestinese come legittimo rappresentante.
“Non è un passo contro nessuno, tanto meno contro Israele”, aveva spiegato Sánchez, sottolineando la volontà di promuovere la pace e di allinearsi con oltre 140 Paesi che già da tempo riconoscono la Palestina.
Leggi anche. 28 maggio 2024, La Spagna ha riconosciuto oggi lo Stato della Palestina: in Europa solo Irlanda e Norvegia hanno fatto lo stesso
Roma frena
Dal lato italiano il quadro è molto diverso. Pur confermando il sostegno alla “soluzione dei due Stati”, la premier Meloni si è smarcata nettamente da questa scelta. “Un riconoscimento unilaterale rischia di far credere che il conflitto sia risolto, quando non lo è”, ha dichiarato, mettendo in guardia dal pericolo di ridurre la pressione diplomatica su entrambe le parti.
Il ministro Tajani ha ribadito che per l’Italia il riconoscimento dovrebbe arrivare solo “nel quadro di un processo negoziato”, possibilmente accompagnato da garanzie anche per Israele.
Una spaccatura in Europa
La decisione spagnola aveva suscitato reazioni contrastanti. Da un lato le critiche del governo israeliano, dall’altro gli applausi di gran parte del mondo arabo e di settori della diplomazia internazionale. In Europa, però, le posizioni non sono uniformi: se Spagna, Irlanda e Norvegia hanno scelto la strada del riconoscimento, altri governi – tra cui l’Italia – preferiscono attendere, mantenendo un approccio prudente.
La questione resta aperta anche a Bruxelles, dove si discute su un possibile riconoscimento coordinato a livello europeo.
E adesso?
Il confronto rimane acceso. Per Sánchez il riconoscimento è stato un “atto di giustizia” e un modo per ridare centralità alla diplomazia. Per Meloni, invece, si tratta di una mossa “prematura”, che non aiuterebbe a raggiungere un accordo reale sul terreno.
Il dibattito continuerà a dividere governi e opinioni pubbliche, mentre il conflitto israelo-palestinese resta lontano da una soluzione.
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