
Il 13 giugno 1946, alle ore 16, dieci giorni dopo il referendum nel quale gli italiani scelsero la Repubblica dicendo “no” alla Monarchia, Umberto II di Savoia salì su un aereo a Ciampino e lasciò l’Italia per sempre. Prima di partire aveva emanato un proclama polemico, trasmesso dall’ANSA quella sera stessa alle 22.30, in cui accusava il governo di aver compiuto un atto “rivoluzionario” trasferendo i poteri al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi prima ancora della proclamazione ufficiale dei risultati del referendum.
Ma dove stava andando esattamente il re? Quella sera i giornali italiani non lo sapevano con certezza. Il Giornale d’Italia, in prima pagina, come si può vedere nella foto qui sopra, scrisse che suo il volo era diretto verso Madrid. Era un errore. L’aereo fece scalo a Barcellona, dove Umberto pernottò, prima di proseguire verso il Portogallo.
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La confusione non era del tutto casuale. La Spagna franchista sembrava una destinazione naturale per un re in fuga — un paese conservatore, cattolico, governato da un regime autoritario che aveva beneficiato del sostegno dell’Italia fascista. Umberto scelse invece il Portogallo, dove si stabilì prima a Colares e poi a Cascais, sulla costa atlantica.
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Il motivo della scelta è politicamente significativo: la Spagna fu scartata proprio perché Franco era salito al potere anche grazie all’appoggio dell’Italia mussoliniana — un’eredità scomoda per chi voleva presentarsi come vittima e non come complice del fascismo.
Umberto pensava si trattasse di un allontanamento temporaneo, convinto di poter tornare dopo qualche tempo per contribuire alla “pacificazione e ricostruzione” dell’Italia. Non immaginava che quell’esilio sarebbe durato fino alla sua morte. La Costituzione del 1947 lo sancì definitivamente con un articolo che vietava agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
Morì a Cascais nel 1983, dopo 37 anni di esilio, senza mai rivedere l’Italia. Aveva lasciato dietro di sé una frase che dice tutto sulla sua visione del mondo e sulla sua sconfitta: “La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia è un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.”
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