Terremoto in Venezuela, l’aiuto umanitario di Italia e Spagna e il legame speciale con milioni di venezuelani e italo-discendenti

vigili del fuoco venezuela
La Guaira, 30 giugno 2026 – Squadre USAR dei vigili del fuoco impegnate in attività di ricerca e recupero persone disperse.

Dopo il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, Italia e Spagna sono tra i Paesi europei che hanno attivato rapidamente gli aiuti umanitari. Una risposta che affonda le radici non solo nella solidarietà internazionale, ma anche nei profondi legami storici e umani costruiti in oltre un secolo di migrazioni.

Quando un terremoto di forte intensità colpisce un Paese, la risposta della comunità internazionale si misura spesso nella rapidità con cui arrivano soccorsi e aiuti umanitari. È quanto sta accadendo in Venezuela, dove nelle ore successive al sisma numerosi Stati hanno mobilitato risorse per sostenere le popolazioni colpite. I vicini paesi sud e centro americani si sono subito affrettati a inviare soccorsi.

Tra i Paesi europei che hanno risposto più rapidamente al devastante terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela ci sono l’Italia e la Spagna. Entrambe hanno inviato squadre di soccorso, personale specializzato e aiuti umanitari. A rendere il Venezuela un Paese particolarmente vicino a Roma e Madrid sono i profondi legami costruiti in oltre settant’anni di migrazioni e la presenza di una vasta comunità di cittadini italiani, spagnoli e dei loro discendenti.

L’aiuto italiano al Venezuela

L’Italia, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e l’Aeronautica Militare, ha organizzato l’invio di squadre di ricerca e soccorso, personale sanitario e materiali destinati alle aree più colpite, coordinando al tempo stesso l’assistenza consolare per i cittadini italiani presenti nel Paese.

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L’Italia ha messo in campo una delle più articolate missioni di soccorso europee. Gli interventi, coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile in raccordo con il Ministero degli Affari Esteri, vedono impegnati oltre cento esperti italiani tra personale della Protezione Civile, Unità di Crisi della Farnesina, Vigili del Fuoco con squadre specialistiche USAR (Urban Search and Rescue) e TAST (Technical Advanced Support Team), oltre a personale medico-sanitario proveniente da cinque Regioni. Due voli dell’Aeronautica Militare, effettuati il 26 e il 27 giugno, a due giorni dal sisma, hanno trasportato soccorritori e materiali di prima necessità. Circa un centinaio i soccorritori e specialisti inviati, tra Vigili del Fuoco e sanitari.

 Il secondo volo ha inoltre trasferito in Venezuela il team europeo di coordinamento del Meccanismo Unionale di Protezione Civile, supportato proprio dagli specialisti italiani. Sul fronte umanitario, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto un primo pacchetto di aiuti destinato a sostenere l’assistenza sanitaria, la distribuzione di acqua e beni di prima necessità e la realizzazione di ripari temporanei.

L’aiuto spagnolo

Anche la Spagna ha schierato uno dei contingenti più numerosi inviati dall’Europa. Madrid ha dispiegato complessivamente 117 soccorritori: un primo gruppo formato da 54 militari dell’Unidad Militar de Emergencias (UME) e un secondo contingente composto da 63 vigili del fuoco e specialisti provenienti da diverse Comunità autonome, impegnati nelle operazioni di ricerca, soccorso e assistenza alla popolazione.

Aiuti importanti sono arrivati anche da altri paesi dell’UE, come la Francia.

Il legame tra Venezuela, Italia e Spagna

L’emergenza ha colpito direttamente anche le comunità italiana e spagnola presenti nel Paese. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Farnesina, risultano deceduti 11 cittadini italiani, mentre quattro sono rimasti feriti, 40 risultano ancora dispersi e 29 sono stati rintracciati. Il Ministero degli Esteri spagnolo ha invece confermato la morte di 29 cittadini spagnoli nel doppio terremoto che ha devastato il Venezuela settentrionale.

Questi dati parlano però solo parzialmente di una realtà più complessa, come spesso accade quando ci troviamo di fronte a persone emigrate dal proprio paese di nascita e stabilitesi in paesi diversi. Siamo infatti di fronte a moltissimi venezuelani emigrati da Italia o Spagna nei decenni scorsi, comunità venezuelane con un profondo attaccamento ancora ai paesi di provenienze dei nonni o dei bisnonni.

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Tra gli anni Cinquanta e Settanta il Venezuela fu una delle principali destinazioni dell’emigrazione italiana del dopoguerra. Oltre 250.000 italiani si trasferirono nel Paese sudamericano, contribuendo allo sviluppo dell’industria, del commercio e dell’edilizia. Ancora oggi il Venezuela ospita una delle più importanti collettività italiane dell’America Latina e, secondo le stime degli studiosi dell’emigrazione, oltre un milione di venezuelani ha almeno un ascendente italiano.

Molti di questi discendenti hanno ottenuto nel tempo la cittadinanza italiana iure sanguinis e mantengono un forte legame con il nostro Paese. Lo stesso ministro Antonio Tajani, nei giorni successivi al terremoto, ha ricordato che in Venezuela vivono circa 120.000 persone con doppio passaporto italiano e venezuelano, oltre a una comunità italiana iscritta all’AIRE tra le più numerose del Sud America. È proprio la presenza di questa vasta comunità di italo-venezuelani a spiegare l’intensa attività della rete diplomatica e consolare italiana fin dalle prime ore dell’emergenza.

Spagnoli in Venezuela e venezuelani in Spagna

Anche la Spagna condivide un rapporto speciale con il Venezuela. Nel corso del Novecento centinaia di migliaia di spagnoli emigrarono nel Paese sudamericano, dando origine a una vasta comunità di discendenti. Negli ultimi anni, complice la gravissima crisi economica e politica venezuelana, il flusso migratorio si è invertito e la Spagna è diventata la principale destinazione europea per i cittadini venezuelani. Oggi nel Paese iberico risiede una delle più numerose comunità venezuelane al mondo, composta da centinaia di migliaia di persone, molte delle quali hanno acquisito anche la cittadinanza spagnola.

Anche l’Italia rappresenta un importante punto di riferimento per la diaspora venezuelana, sebbene con numeri inferiori. Molti cittadini arrivati negli ultimi anni possiedono infatti il passaporto italiano grazie ai propri antenati emigrati nel secondo dopoguerra. Tra gli anni Cinquanta e Settanta il Venezuela fu infatti una delle principali destinazioni dell’emigrazione italiana: decine di migliaia di famiglie lasciarono regioni come Veneto, Sicilia, Campania, Abruzzo e Calabria per cercare nuove opportunità in un Paese che allora viveva una fase di forte crescita economica alimentata dall’industria petrolifera.

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