20 novembre, l’anomalia spagnola a 43 anni dalla morte del dittatore Franco

Il dittatore spagnolo Francisco Franco

Il 20 novembre del 1975 il dittatore spagnolo Francisco Franco moriva nel suo letto, e si concludeva il lungo regime franchista iniziato nel 1939. La Spagna diventava cosi l’unico paese dell’Europa occidentale a liberarsi del fascismo in modo “soft”, senza rivoluzioni o rivolte partigiane.

Questo avrebbe avuto enormi risvolti sul futuro democratico del paese: sarebbe mancata una vera resa dei conti con il passato, la toponomastica delle strade avrebbe conservato i nomi dei gerarchi fascisti fino a 40 anni dopo, e nel paese manca ancora oggi un riconoscimento al bando repubblicano, uscito sconfitto nella guerra civile. Mancano monumenti antifascisti, e le poche lapidi o monumenti commemorativi sono frutto di iniziative di associazioni per la memoria storica.

Il 20 novembre più agitato della storia di Spagna

A distanza di 43 anni dal 1975, la Spagna vive quest’anno l’anniversario del 20 novembre più agitato. La recente iniziativa del governo Sanchez, che ha portato alla decisione di esumare i resti del dittatore dal grande mausoleo del Valle de los Caìdos, ha tenuto banco come tema di dibattito negli ultimi mesi e resta un tema spinoso dopo la proposta della famiglia Franco di spostare i resti nella cattedrale di Madrid.

Non solo: è ancora completamente aperta la questione delle vittime repubblicane della dittatura e della guerra civile, la presenza di decine di fosse comuni mai aperte (in Spagna ci sono molti più desaparecidos che in Argentina, stime parlano di oltre 140.000 persone assassinate e mai riconosciute) mentre recentemente anche il Parlamento Europeo si è pronunciato sull’esistenza in Spagna della Fondazione Francisco Franco, che ogni anno organizza numerosi eventi in onore dell’ex dittatore, partecipa a ricorsi contro la legge di memoria storica e venne addirittura finanziata con soldi pubblici dall’ex premier Aznar. Un’anomalia in piena regola in una democrazia occidentale del XXI secolo.

I resti di Franco nella cattedrale di Madrid? 

I resti di Franco, una patata bollente per il governo Sanchez

“Benito Mussolini è morto appeso per mano dei partigiani – scrive oggi eldiario.es in un articolo intitolato ‘l’anomalia della Spagna con il fascismo‘ – Adolf Hitler si suicidò in un bunker prima che potessero prenderlo le truppe sovietiche. Ma Franciso Franco è morto nel letto e venne sepolto in un mausoleo costruito da manodopera repubblicana e schiava. E la sua ombra arriva fino ad oggi, 43 anni dopo la morte, con una nuova cerimonia nel valle de los Caìdos”.

La anomalia de España con el fascismo (eldiario.es)

Tornando all’esumazione di Franco dal valle de los Caìdos, il grande santuario costruito col sudore di migliaia di prigionieri politici, il governo Sanchez non sta avendo vita facile nella sua scelta di rimuovere i resti. Dopo la votazione che approvava per l’esumazione, a settembre, la famiglia Franco ha chiesto che i resti vengano spostati nella cripta della cattedrale dell’Almudena, nel centro di Madrid.

Una provocazione, potrebbe sembrare, ma il rischio che questa beffa alla democrazia spagnola si compia è reale. La Chiesa infatti non si è opposta a ricevere i resti (in fondo, anche Franco era un cristiano, nella posizione della Chiesa spagnola, ed il Vaticano non si è messo di traverso), e la famiglia Franco possiede uno spazio nella cripta della Chiesa. L’ultima arma rimasta al governo Sanchez, che nel frattempo barcolla e potrebbe cadere prima del previsto, è quella di approvare una riforma della ley de Memoria Historica che impedisca il trasloco.

Nel frattempo, le promesse di questa estate di Pedro Sanchez, “rimuoveremo i resti di Franco dal Valle de los Caìdos entro fine luglio“, suonano ormai come un’ottimistica sparata di inizio mandato. E sono in tanti a credere che lo scheletro resterà ancora a lungo nell’armadio, perpetuando la grande anomalia spagnola.

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