Spagna, la situazione coronavirus il 23 luglio 2020

COVID-19 SPAGNA

ROMA. La situazione coronavirus in Spagna, in particolare in alcune comunità autonome, continua a preoccupare. I nuovi contagi in 24 ore registrati oggi, e resi noti nel pomeriggio, sono 971. Sono 241 più di ieri. Già il 19 luglio, quando su El Itagnol avevamo pubblicato l’ultimo bollettino, preoccupava l’aumento di nuovi casi: quel giorno erano 628 in 24 ore. Quella di oggi è la peggior cifra dalla fine dello stato di allarme, finito dopo 98 giorni lo scorso 21 giugno.

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Attualmente in Spagna sono attivi 281 focolai. Molti sono piccoli, la maggior parte sono stati delimitati e circoscritti immediatamente, ma ce ne sono alcuni, come quelli della Catalogna e dell’Aragona, che hanno portato a situazioni più difficili. A Barcellona, una settimana fa, è stato raccomandato alla popolazione di non uscire di casa e sono state imposte restrizioni ai bar ed ai ristoranti, oltre ad esser stati nuovamente chiusi teatri e cinema.

Nuovi casi: soprattutto in Catalogna e Aragona

La situazione varia molto da regione a regione. Il maggior aumento di casi si concentra nell’Aragona (415 nuovi positivi), in Catalogna (182), Madrid (102). Seguono la Navarra con 66 ed i Paesi Baschi con 61 nuovi casi.

Con questi nuovi dati il numero totale di persone risultate positive in Spagna dall’inizio della pandemia è di 270.166, dei quali la metà si concentra a Madrid -73.767- ed in Catalogna -71.814.

Il totale di vittime in Spagna con Covid-19 sale a 28.429 persone. Ci sono stati 7 decessi negli ultimi 7 giorni.

Ma sono ben dieci le regioni in cui la curva dei nuovi contagi mostra una chiara risalita: i grafici pubblicati oggi su diversi giornali spagnoli sono chiari. Il virus sta circolando di nuovo con forza. Ci sono più contagi e nuovi ricoveri.

Catalogna e Aragona: “siamo in un momento critico”

L’attenzione è concentrata soprattutto su Aragona e Catalogna. Oggi il governo della Catalogna ha parlato di “situazione critica”. “Siamo in un momento critico”, è stata la dichiarazione del governo autonomo, che ha chiesto nuovamente alla popolazione di non uscire di casa (una raccomandazione, perché non ci sono limitazioni alla libertà di movimento). Preoccupa la situazione a Barcellona.

Ma anche in Aragona c’è forte preoccupazione. A Saragozza si starebbe andando verso la trasmissione comunitaria, e vengono realizzati molti test in queste ore. Alcune aree dell’Aragona tornano alla fase 2, quindi a un livello di restrizioni che c’era a giugno in Spagna.

La preoccupazione

Sui giornali spagnoli la preoccupazione per questa situazione si capisce subito dai titoli. “I contagi si triplicano in poco più di due settimane”, scriveva El paìs solo due giorni fa,  ed oggi si parla di “repunte con fuerza”.

Negli ultimi giorni proprio di fronte a questo aumento di casi quasi tutte le comunità autonome spagnole hanno inserito l’obbligo di uso della mascherina anche in luoghi all’aperto, negli spazi pubblici, anche se si può mantenere la distanza di sicurezza. Soltanto la regione di Madrid ha per il momento scartato questa misura.

Ed oggi la Galizia ha informato che chiederà ai viaggiatori in ingresso nella regione provenienti da zone a rischio, di lasciare i propri dati (una misura che la Spagna già richiede a chi entra nel paese dall’estero).

Alcune zone tornano alle restrizioni

Ci sono alcune zone della Spagna che tornano alle restrizioni. Murcia ha  imposto restrizioni a Totana, che riportano quest’area a una situazione simile a quella che si viveva a inizio maggio, nella fase 1. La località murciana vive un focolaio legato a un bar, nel quale ci sono stati ben 55 contagi.

Sembra controllato il focolaio della zona de El Segrià, ma intanto le notizie parlano di un peggioramento della situazione a Barcellona.

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