“Al alba”, la canzone dedicata agli ultimi fucilati del franchismo: 50 anni dopo

Mezzo secolo fa, il 27 settembre 1975, cinque oppositori della dittatura franchista venivano fucilati in Spagna, convertendosi negli “ultimi fucilati del franchismo”. La canzone “Al alba”, di Luis Eduardo Aute, pubblicata quell’anno, diventò un inno simbolico di rivendicazione e protesta cantato da coloro che volevano il cambiamento nei tempi turbolenti della fine della dittatura franchista e in particolare venne collegata proprio alle ultime esecuzioni del regime franchista avvenute nel settembre di 50 anni fa.

aute cantautore spagnolo al alba

Era l’alba del 27 settembre 1975 quando, in diverse città spagnole, il regime di Francisco Franco fece giustiziare cinque giovani militanti appartenenti a organizzazioni antifranchiste: José Humberto Baena, José Luis Sánchez Bravo, Ramón García Sanz, Juan Paredes Manot (Txiki) e Ángel Otaegi. Furono le ultime condanne a morte della dittatura, poche settimane prima della morte del Caudillo e a pochi mesi dall’inizio della transizione democratica. Le esecuzioni provocarono indignazione internazionale, proteste nelle capitali europee e la rottura di rapporti diplomatici con Madrid. In Italia ci furono le maggiori proteste, con enormi manifestazioni di piazza contro il franchismo.

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In quel clima cupo nacque “Al alba”, un brano scritto dal noto cantautore spagnolo Luis Eduardo Aute e interpretato da Rosa León. La canzone, pubblicata nel 1975, non cita direttamente i fucilati: la censura di fine regime era ancora ben attiva. Ma il riferimento è evidente. Il testo è un dialogo con la morte, con versi come “si te dijera amor mío que temo a la madrugada”, carichi di una malinconia straziante. Per questo “Al alba” è stata letta fin dall’inizio come una lettera d’addio dedicata ai condannati, alle loro ultime ore di vita e alla brutalità della repressione.

Negli anni della Transizione, il brano divenne un simbolo della memoria democratica. Cantata nelle piazze, nelle università e negli atti di commemorazione, “Al alba” riuscì a rompere il silenzio calato su quegli ultimi crimini del franchismo. La sua forza stava nella semplicità: nessuna retorica, solo l’intimità di un dolore personale trasformato in dolore collettivo.

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A cinquant’anni di distanza, la canzone continua a essere eseguita e ricordata. Ogni anno, il 27 settembre, associazioni e familiari delle vittime organizzano omaggi nelle città dove avvennero i processi e le esecuzioni, da Madrid a Barcellona. In una Spagna che ancora discute di memoria storica, il brano di Aute rimane un atto di resistenza poetica e un promemoria di ciò che accadde “all’alba” di quel 1975.

Per le nuove generazioni, che non hanno vissuto la dittatura, “Al alba” è anche un invito a guardare la storia negli occhi, senza rimozioni.

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El Itagnol è un giornale italo-spagnolo ed italo-iberico di attualità e cultura. Testata online bilingue in italiano e spagnolo. Autore del sito: Lorenzo Pasqualini, giornalista a Madrid.
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