Alluvione in Spagna, l’intervista al presidente del Collegio dei Geologi spagnoli

Nei giorni scorsi la Spagna è stata investita da temporali molto violenti, seguiti da diffuse inondazioni. Particolarmente colpite le regioni sud orientali. Ci sono state sei vittime e migliaia di sfollati. I servizi di previsione meteo avevano allertato da giorni sui rischi, con allerte meteo di massimo livello. Anche il sistema di Protezione Civile ha funzionato bene e con efficienza.

Come già in passato però, è emerso con evidenza il problema delle costruzioni edificate in zone soggette a inondazione. Le inondazioni sono il rischio geologico con maggior capacità distruttiva in Spagna, davanti ai terremoti, alle eruzioni vulcaniche ed alle frane. Questo anche perché per troppo tempo si è costruito in zone a rischio, senza tenere in conto le aree soggette a inondazioni.

Abbiamo intervistato Manuel Regueiro, direttore dell’ICOG, l’Ilustre Colegio Oficial de Geologos (il Collegio dei Geologi di Spagna), per sapere come viene affrontato il rischio inondazioni.

L’intervista a Manuel Regueiro, presidente dell’ICOG

Ci sono leggi in materia di rischio idrogeologico e inondazioni, in Spagna?

In Spagna sono presenti mappe di pericolosità di inondazione che riguardano tutto il paese. Il problema è che i municipi, i comuni, in molti casi non inseriscono queste mappe di rischio nei piani urbanistici generali. In Spagna la percentuale di comuni che ha incluso le mappe di rischio inondazioni nei piani urbanistici è piccola. Ogni comune ha come principale obiettivo crescere, espandersi, costruire. Si crea un conflitto sull’uso del suolo.

Il governo della nazione, lo Stato, ti dice che ci sono zone dove non puoi costruire, ma i comuni vogliono costruire. Ci sono stati casi eclatanti proprio in questi giorni, nelle zone di Murcia e Alicante alluvionate, che sono state costruite sopra pianure alluvionali. Nel corso dei secoli, fin dall’epoca romana, queste aree alluvionali sono state riempite di sedimenti e oggi sono terreni strappati al mare. Sono pianure molto fertili, sì, ma se costruisci su una piana alluvionale, prima o poi si inonderà.

Se le costruzioni sono già presenti, cosa si può fare?

Ci sono abitati e centri ormai consolidati, che non si possono spostare, in quel caso si possono costruire misure di contenimento, invasi per dissipare le piene, invasi di laminazione, regolare gli alvei. La misura migliore però, è non costruire nelle zone soggette a inondazione.

Parlavamo di leggi, già esiste una legislazione adeguata?

La ley de suelo (Real Decreto Legislativo 2/2008), impedisce di costruire se non è stata redatta una mappa di rischio ed obbliga i comuni ad inserire le mappe di pericolosità idrogeologica nei piani urbanistici. C’è la direttiva europea sulle alluvioni. Poi c’è una legge che applica questa direttiva, il Real Decreto 638/2016. Paradossalmente, alcuni comuni che sono stati colpiti nei giorni scorsi dall’alluvione, avevano fatto ricorso contro questa legge. Volevano costruire nelle zone a rischio inondazione, ed ora…sono state inondate.

Qual è la percentuale di comuni che hanno inserito le mappe nei proprio piani urbanistici?

L’Ilustre Colegio Oficial de Geologos ha fatto uno studio sui centri spagnoli con più di 25.000 abitanti dove è presente un rischio alluvione. Solo il 2% aveva le mappe di rischio. Non dico che siano applicate, dico che almeno, quel 2% le ha. Per fare un esempio: Olite, in Navarra, è stata colpita recentemente da diverse inondazioni, ma ancora non ha a disposizione mappe di rischio. Non c’è  volontà politica da parte dei Comuni di applicare la legge. I sindaci durano 4 anni, e guardano soltanto alla crescita del comune, all’espansione. La politica invece dovrebbe essere globale, nazionale.

Cosa chiede il Collegio dei Geologi di Spagna.

Abbiamo chiesto due cose. Uno, che i comuni siano consapevoli del fatto che devono includere le mappe di rischio nei piani generali urbanistici. Due, visto che non lo fanno, che si crei a livello nazionale un osservatorio controllato dal Ministerio de Fomento. Un ente supervisore che controlli e verifichi, e che abbia competenza per impedire ai comuni senza mappe, di costruire nuovi edifici in zone a rischio inondazione. Poi, aggiungo un terzo punto, dovrebbero esserci geologi nei comuni, nelle amministrazioni. Nei posti dove ci sono rischi geologici.

Qual è il ruolo delle Confederazioni Idrografiche?

Sono loro che hanno disegnato ed elaborato le mappe di pericolosità, la cartografia delle aree soggette a inondazioni.

Quanto accaduto nei giorni scorsi, con alluvioni e un problema di edifici situati in aree soggette a inondazione, ricorda la situazione italiana. 

Sì, anche se in Italia ci sono più frane, c’è un maggior pericolosità legata alle frane. In Italia la legislazione è piuttosto migliore che qui in Spagna. Inoltre in Italia ci sono uffici locali di controllo geologico. Altra cosa è che chiaro, quando non ci sono soldi, non si facciano le cose.

Lei conosce la situazione italiana.

Si, facciamo parte della Federazione Europea Geologi, e ci incontriamo con i colleghi del Servizio Geologico italiano, facciamo riunioni. Da un punto di vista europeo, già si è reagito: esiste la Direttiva Alluvioni, che dice quello che c’è da fare. L’Europa ha agito, ora i governi nazionali devono agire anche. Nel caso della Spagna, per esempio, obbligando i comuni a inserire le mappe di inondazione nei piani urbanistici.

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Lorenzo Pasqualini

Madrid a El Itagnol
Giornalista, ho collaborato negli anni con giornali e periodici italiani e spagnoli. Sono caporedattore de ilmeteo.net, portale italiano del gruppo Meteored. Fondatore e caporedattore de El Itagnol. Vivo in Spagna da anni, sempre a cavallo fra Roma e Madrid. Laurea magistrale in Geologia Applicata all'Ingegneria.