Spagna, al voto per la quarta volta in quattro anni: elezioni anticipate il 10 novembre

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elezioni Spagna 2015 – Madrid

MADRID. Sembrava lo scenario più improbabile, ma alla fine è diventato realtà: la Spagna torna alle urne il 10 novembre prossimo (salvo colpi di scena dell’ultima ora, ormai “quasi” impossibili), per le elezioni politiche. È la quarta volta in meno di quattro anni. Una situazione inedita in Europa.

La notizia della ormai certa ripetizione elettorale è arrivata ieri sera, al termine di una giornata decisiva nella quale si erano concluse le consultazioni con il re di Spagna, Felipe VI.

Lo speciale del Itagnol sulle elezioni in Spagna del 2019

Il re, che in Spagna ha meno margini di manovra in questi casi rispetto a quanto avviene in Italia con il presidente della Repubblica, ha certificato l’assenza di un accordo fra partiti politici e non ha incaricato nessuno per una nuova votazione di fiducia. Questo porta irrimediabilmente il paese a una ripetizione elettorale.

Le ultime elezioni: il 28 aprile 2019

La Spagna era andata alle urne il 28 aprile scorso. Come raccontato qui, in un clima di timore per l’ascesa della destra estrema del partito Vox, c’era stata una straordinaria mobilitazione dell’elettorato progressista. Il Partito Socialista (PSOE), guidato dal presidente del governo uscente Pedro Sanchez, aveva ottenuto il 28,6%, seguito dal conservatore Partido Popular (PP) con 16,7%, Ciudadanos con il 15,8% e Unidas Podemos (coalizione di sinistra) con il 14,3%. L’estrema destra di Vox si era attestata al 10,2%, un dato storico se pensiamo che fino al giorno primo non aveva rappresentanza politica in Parlamento, ma meno importante di quanto previsto dai sondaggi.

I risultati delle elezioni politiche del 28 aprile 2019 in Spagna

Il problema è che con questi risultati, per il sistema elettorale spagnolo, nessuna forza politica era in grado di governare da sola. Erano necessarie alleanze. In questi quattro mesi, l’unica opzione veramente rimasta sul tavolo è stata quella di un governo progressista: i socialisti volevano governare da soli, appoggiati da Unidas Podemos, mentre Unidas Podemos voleva formare un governo di coalizione PSOE-UP.

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Socialisti e sinistra, settimane di litigi

Su questo disaccordo i due partiti si sono arroccati per mesi, in un continuo litigio precipitato sempre più in basso. I socialisti non hanno mai mostrato disponibilità a un governo insieme alla formazione di sinistra. A fine luglio i socialisti avevano deciso di offrire a Podemos alcuni ministeri senza portafoglio, di scarso peso, ma l’offerta venne ritenuta tardiva e insufficiente da UP. In effetti, venne formulata a poche ore dalla votazione di fiducia del 25 luglio.

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Dopo luglio, i socialisti sono tornati sui propri passi ed hanno deciso di chiudere completamente la porta a un governo insieme alla sinistra, rifiutando (senza nessun segno di cedimento) l’idea di governare insieme alla sinistra. Dal canto loro, da UP hanno sempre rifiutato di cedere, appoggiando da fuori un governo monocolore socialista,  ed hanno continuato a chiedere di entrare nel governo.

Cosa accadrà il 10 novembre?

Si è assistito per settimane al litigio fra i due leader del campo progressista, Pablo Iglesias e Pedro Sanchez, fino all’esito più inatteso e surreale: la ripetizione del voto. I socialisti sembrano piuttosto tranquilli, perché i sondaggi li danno in vantaggio nei sondaggi con un consenso maggiore di aprile.

L’incognita dell’astensione

Ma i sondaggisti avvertono: i sondaggi potrebbero non fotografare lo scontento dell’elettorato di sinistra, che dopo quest’esito potrebbe decidere di astenersi in massa. A quel punto, la vittoria delle destre sarebbe una sconfitta storica che brucerebbe come non mai e sancirebbe lo storico fallimento di una intera classe politica progressista.

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