I milioni di pellet di plastica caduti in mare a largo della Galizia hanno raggiunto numerose aree marine protette

È arrivata la conferma: secondo uno studio, milioni di pellet di plastica caduti in mare a largo della Galizia  lo scorso dicembre hanno raggiunto numerose aree marine spagnole protette.

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Una spiaggia nella regione spagnola della Galizia. Foto: https://depositphotos.com/

Questo articolo è stato scritto da Roberta Cavaglià, giornalista e autrice di Ibérica, la newsletter che ogni settimana ti porta in Spagna e in Portogallo, senza bisogno di prendere l’aereo. Se vuoi saperne di più, iscriviti qui

Lo scorso 8 dicembre, un container con al suo interno venticinque tonnellate di pellet, piccole sfere utilizzate per produrre oggetti e materiali in plastica, è caduto dalla nave mercantile Tocanao, a ottanta chilometri dalla costa Nord del PortogalloNegli ultimi mesi, i pellet hanno iniziato ad apparire prima sulle coste della Galizia, e poi su quelle delle altre regioni del nord della Spagna, come le Asturie e la Cantabria.

Nonostante le numerose segnalazioni da parte dei cittadini e delle associazioni ambientaliste locali, la reazione delle autorità è arrivata in ritardo e in ordine sparso, sia da parte del Governo che dalla Regione.

I pellet di plastica caduti dal Toconao hanno raggiunto numerose aree marine protette spagnole

A quattro mesi di distanza dal disastro, la Xunta della Galizia ha disattivato il piano di intervento contro l’inquinamento marino. Secondo un modello di circolazione delle correnti marine sviluppato dall’ONG Oceana insieme alle università di Cadice e di Newcastle, tuttavia, i pellet caduti dal Toconao hanno raggiunto numerose aree marine protette spagnole, arrivando a occupare un territorio superiore a quello del Portogallo. 

“Il modello è altamente affidabile perché abbiamo potuto introdurre dati di ottima qualità, come quelli dell’Agenzia Spaziale Europea”, spiega Jorge Blanco, responsabile dell’analisi dei sistemi informativi geografici di Oceana. Il calcolo viene effettuato utilizzando un supercomputer che “contiene una sorta di mare in miniatura che riproduce le sue caratteristiche reali: correnti, mareggiate, venti, tutto ciò che influisce sulla dispersione dei materiali”. 

Blanco spiega che nell’area in cui si è verificato lo sversamento “ci sono correnti chiamate correnti parassite che, a seconda che siano convergenti o divergenti, riuniscono i pellet o aiutano a disperderli”. A causa dell’orografia dell’area, all’inizio una corrente convergente ha impedito ai pellet di diffondersi molto: in seguito, tuttavia, è entrata in gioco una corrente divergente, che invece ha causato una grande espansione dei pellet a largo.

I pellet hanno raggiunto il canyon di Avilés ed il Banco de Galicia

Secondo i calcoli di Oceana, il carico perduto si trova già in zone molto lontane dalla costa come il canyon di Avilés. Questa enorme depressione sottomarina non ha solo una grande importanza a livello ambientale, ma è fondamentale anche per il settore della pesca poiché la sua  alta produttività biologica è responsabile dell’esistenza di numerosi banchi di specie di interesse commerciale come naselli, rane pescatrici, scampi e sgombri, tra le altre. 

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Una panoramica di una spiaggia in Galizia. Sono molto le spiagge e le zone costiere galiziane ad esser state raggiunte dai pellet di plastica. Foto: https://depositphotos.com/

Non solo: secondo lo studio di Oceana, i rifiuti del Toconao si sono spinti ben oltre il canyon di Avilés, arrivando a inquinare perfino il Banco de Galicia. Situato a 220 chilometri dalla costa occidentale dell’omonima regione, il Banco de Galicia è un’altra area ad alta produttività marina. È qui, in particolare, che il fitoplancton trasforma il materiale minerale in materiale organico, dando inizio a una catena che termina con la nascita di pesci e altri animali. 

“In futuro, i pellet del Toconao continueranno a muoversi seguendo le correnti marine. Potremmo monitorarli per i prossimi 50 anni o più, perché la plastica continuerà a circolare nell’oceano e finirà per depositarsi in qualche luogo”,  afferma Blanco. 

Nel frattempo, tuttavia, la pressione del governo regionale per sminuire l’impatto del disastro del Toconao continua a mettere a dura prova le associazioni ambientaliste locali, le prime a dare l’allarme lo scorso dicembre. 

“Alcuni comuni sono arrivati a negare che sulle loro spiagge siano mai arrivati dei pellets, forse per motivi turistici”, afferma Brasilia Costa Meiga, volontaria dell’associazione Ecoloxistas en acción Galiza. “Il Partido Popular è tornato a vincere persino dopo il disastro del Prestige di dodici anni fa, quindi ci aspettavamo che quest’altra catastrofe ecologica non influenzasse l’esito delle elezioni dello scorso febbraio”, aggiunge Belén Rodríguez, segretaria dell’Asociación para la Defensa Ecológica de Galicia. 

Nessuna delle due, tuttavia, si aspettava che il governo regionale  avrebbe disattivato il piano di intervento contro l’inquinamento marino così presto, ovvero lo scorso 1 marzo, a soli dieci giorni dalle elezioni. “

“Hanno motivato la loro scelta dicendo che la presenza dei pellet sulle coste non era più ‘significativa’, ma non hanno mai spiegato i criteri scientifici che hanno portato a questa decisione. Noi volontari continuiamo a vedere pellet ammassarsi sulle spiagge, anche se siamo sempre in meno a ripulirle, dato che il problema sembra essere passato in secondo piano e i fondi continuano a mancare”, conclude Rodríguez. 

Questo articolo è stato scritto da Roberta Cavaglià, giornalista e autrice di Ibérica, la newsletter che ogni settimana ti porta in Spagna e in Portogallo, senza bisogno di prendere l’aereo. Se vuoi saperne di più, iscriviti qui

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Giornalista freelance, scrive soprattutto di Europa del Sud (politica, società e ambiente), migrazioni e diritti umani per testate italiane e internazionali. Dal 2023 scrive Ibérica, la newsletter che ogni settimana ti porta in Spagna e in Portogallo, senza bisogno di prendere l'aereo.

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